13 Reasons Why: sicuri sia un capolavoro?

Il 31 marzo 2017, Netflix ha rilasciato una nuova serie TV, 13 Reasons Why. Pubblicizzata ormai da qualche mese, la storia è tratta dal romanzo del 2007 13 di  Jay Asher. La produzione è affidata a Selena Gomez e Steve Golin (già produttore esecutivo di True Detective e Mr Robot) e il cast conta volti nuovi e volti un po’ più conosciuti.

13 Reasons Why è una serie profonda che tratta un argomento delicato e attuale: il bullismo. Il bullismo in tutte le sue forme, letali e pungenti, che porta un’adolescente a togliersi la vita. Hannah Baker è una comunissima studentessa delle superiori, quando la sua vita inizia a prendere una piega non troppo gradevole. Piano piano, giorno dopo giorno, la sua delusione nei confronti della società che la circonda cresce a dismisura fino a portarla a compiere una tragica azione. Prima di morire, però, Hannah decide di incidere tredici nastri riguardanti i tredici motivi che l’hanno spinta a togliersi la vita.

L’espediente della persona morta che, pur non essendoci più, ha ancora potere sui vivi non mi era nuova, data la triste esperienza con Pretty Little Liars e devo dire che per i primi episodi avevo paura che i due show potessero essere simili. Fortunatamente, da un lato, in 13 Reasons Why non si parla di scherzi e di adolescenti che si nascondono da persone che si firmano con una vocale. No. 13 Reasons Why è più profonda di PLL, più tagliente, in qualche modo più vera.

Gli attori sono tutti più o meno bravi, espressivi al punto giusto ma, a mio parere, non eccezionali, anche se i personaggi da loro interpretati erano, il più delle volte, così stereotipati che anche un bravo attore non avrebbe potuto farci molto. Menzione a parte per l’interprete di Hannah, che mi è piaciuta molto e la cui interpretazione nel momento in cui decide di togliersi la vita mi ha toccata profondamente.

[Seguono spoilers]

La storia narrata dalla voce di Hannah parte dal momento in cui si trasferisce nella nuova città e inizia a conoscere i nuovi compagni di scuola. Come tutte le serie tv americane ci insegnano, a scuola tutti si conoscono e soprattutto tutti sanno tutto di tutti. Tralasciando, dunque, il classico cliché del liceo americano, vorrei spiegarvi perché, secondo me, in questa serie ho visto sia qualcosa di estremamente toccante sia qualcosa di estremamente irritante.

Stando ai racconti di Hannah, una serie di persone e di azioni avrebbero causato la sua depressione e da qui la descrizione di alcuni eventi tragici che l’hanno segnata a vita. Tra questi eventi, tuttavia, ce ne sono due che mi hanno fatto storcere la bocca e che ho visto come completamente fuori luogo.

La serie tocca tematiche delicate come la diffusione di immagini private senza autorizzazione (Tyler ma anche Justin e Bryce), l’attribuzione di appellativi offensivi ad una persona per un qualsiasi motivo, la paura di essere se stessi (Courtney), la tristissima omertà cui ogni giorno ci troviamo ad assistere (Bryce e Justin), la pretesa che una ragazza sia un oggetto di cui poter felicemente e facilmente abusare (Bryce e Marcus), la fastidiosa presa di posizione di chi ti chiede se “te la sei andata a cercare” (Mr Porter).

Hannah ha sofferto per tutti questi fattori. Ha sofferto per essere stata usata dal ragazzo che le piaceva, ha sofferto per essere stata abbandonata dai suoi amici. Ha sofferto perché il fatto che Justin fosse così sottomesso da Bryce ha fatto sì che quella foto iniziasse a circolare. Una foto scattata su uno scivolo, una foto che non significava nulla, e che ha portato non solo Hannah ad avere la nomea di troia ma ha in qualche modo dato il diritto al resto della comunità maschile di maltrattarla e deriderla, rendendo la sua vita scolastica (e non) un inferno. Dalla nomea di poco di buono, alla rottura con i suoi migliori amici, Hannah stringe amicizia con Courtney, una ragazza che scopre di essere omosessuale pur non volendo ammetterlo a se stessa. Ed è proprio la paura di ammettere i propri sentimenti, che porta Courtney ad inveire su Hannah pur di metterla in cattiva luce e rimuovere i riflettori dalla sua vita, dopo la foto scattata e diffusa senza autorizzazione da parte di Tyler, come se essere omosessuale fosse un crimine da cui doversi nascondere. Ormai sull’orlo del baratro, Hannah assiste allo stupro di Jessica, in quel momento priva di sensi, da parte di Bryce, lo stesso Bryce che pochi giorni dopo stuprerà Hannah, la quale si recherà dallo psicologo della scuola, le chiederà se non avesse, in qualche modo, inviato messaggi sbagliati a Bryce, sott’intendendo (e neanche troppo) che la colpa dello stupro potrebbe essere stata di Hannah.

In questa serie, dunque, ogni episodio è legato ad uno dei tredici nastri ed ogni nastro ha come protagonista una persona. Clay Jensen, un ragazzo dolce e impacciato, è collegato all’undicesima traccia ed è proprio l’undicesimo a ricevere i nastri: come Hannah aveva voluto, infatti, i nastri erano stati passati da persona a persona seguendo un preciso criterio.

13 Reasons Why racconta dunque di come sia semplice, per una ragazza, vedersi additare come poco di buono grazie solamente alle battute di qualche adolescente che si vuole vantare con gli amici. Ci spiega come mai una lista insignificante di aggettivi attribuiti a ragazze (la bocca più bella, il sedere più bello) possa portare questo stereotipo della poco di buono a crescere a tal punto da dare, silenziosamente, il diritto ad altre persone di testare per sentirsi più grandi. 13 Reasons Why ci racconta che l’amicizia dovrebbe passare sopra a tutto, ma spesso si ferma alle convinzioni superficiali che ci vengono imposte da chi cerca di soggiogarci, da chi, magari, per averci aiutato una volta pretende un tipo di fedeltà che vada oltre la libertà personale. Ci racconta che provare a nascondere noi stessi a discapito di qualcuno non è mai una soluzione: non si può gettare fango su una persona perché vedere gli altri ridere di lei piuttosto che di noi ci fa stare meglio. Questa serie, nelle sue immagini a volte cruente, ci mostra come talvolta il confine tra l’amicizia e la sottomissione sia così labile da non essere percepito e che esiste gente che si arroga il diritto di abusare di qualcuno per puro piacere. Ma la cosa peggiore, ancora peggiore dello stupro che Hannah subisce nel dodicesimo nastro, è la negligenza da parte di chi dovrebbe aiutarci. La negligenza di chi ti chiede se fossi ubriaca, se fossi drogata, ti chiede se hai rifiutato, se hai provato a farlo smettere. È una realtà che fa schifo, una realtà che fa male. Una realtà fatta di stalker veri, non di quelli che vediamo sui social network. Perché, parliamoci chiaro, visitare un profilo Facebook o Instagram non è stalking, ma appostarsi fuori le case di qualcuno con la macchina fotografica lo è, ed è grave.

La cosa ancor più grave è sapere che questo tipo di persone esista davvero. E sono tutti bulli. Esiste il bullo che copre i crimini dell’amico perché gli deve qualcosa, esiste il bullo che abusa di te, esiste il bullo che invade la tua privacy appostandosi fuori dalla tua finestra a fare fotografie, esiste il bullo che mette in giro voci su di te per farsi grande agli occhi dell’altro, esiste il bullo che crede che tutto gli sia dovuto per non si sa quale strana motivazione.

Tuttavia, al di là di ciò, una cosa mi ha lasciata perplessa. Se riesco a collocare personaggi come Bryce, Justin, Courtney, Jessica, Marcus, Tyler, Ryan, Mr Porter, Sheri e Alex, e a condannarli, chi più chi meno, per le loro azioni, ci sono dei personaggi il cui ruolo mi è sembrato molto meno da bullo e più da tipico adolescente.

In ordine: Zach e Clay.

Zach mi ha solo fatto tenerezza. Ricordiamo che si parla di adolescenti, e Zach è il tipico adolescente. Zach ha cercato di tirare Hannah su di morale dopo lo sconvolgente episodio di Marcus, è stato lì con lei al tavolo, e per di più l’ha riempita di disegnini carini in segreto per tirarla su di morale. A Zach, Hannah piaceva veramente. Ma mettetevi nei suoi panni: una volta rifiutati in malo modo, continuereste ad essere tutti gentili e amorevoli oppure iniziereste a fregarvene? Ricordiamoci che Zach (come Clay, di cui parlerò fra poco) non aveva idea di cosa stesse succedendo nella mente di Hannah. Sì, la ragazza ha avuto tutte le sue ragioni per allontanarlo, essendo ormai impaurita quasi dall’intero genere maschile, ma incolpare Zach tanto quando Bryce o Justin è eccessivo.

Così come ritengo sia completamente eccessivo incolpare anche Clay. Clay non ha letteralmente fatto nulla, tant’è che il dialogo con Tony in cui gli chiede, ricevendo conferma, se fosse stato lui ad uccidere Hannah mi ha dato veramente fastidio. Tralasciando il fatto che questa scena non ha fatto altro che alimentare lo stereotipo secondo cui se una donna ti dice “vattene” devi rimanere e viceversa, Hannah ha deciso  di allontanare Clay. È stata lei a dirgli di andarsene, e nel nastro lo incolpa di essere andato via, come se avesse dovuto leggere tra le righe qualcosa che nessuno leggerebbe, o meglio, nessuno sano di mente. Perché poi ci lamentiamo se una persona resta, quando le chiediamo di andare via. Ma in questo caso facciamo ricadere la colpa di un suicidio su un ragazzo che assolutamente non c’entrava nulla? Questo a mio parere ha fatto passare un messaggio del tutto sbagliato. E se fino a quel momento avevo adorato Tony, la sua frase “abbiamo tutti ucciso Hannah Baker” mi ha fatto calare anche il suo personaggio.

Se è vero che non si sa mai chi si ha davanti, e che quindi è nostro dovere essere sempre gentili con tutti, è anche vero che non ci si può incolpare anche della più piccola cosa. Non ci si può incolpare del fatto che un saluto detto in modo diverso possa aver causato il suicidio di una persona. Purtroppo, a mio parere, con alcuni di questi personaggi c’è stata un po’ di confusione e questo è bastato per abbassare notevolmente il livello della serie.

Clay, così come Zach, sono stati una piccola boccata d’aria nella vita di Hannah. Ora, di certo non si può dire con semplicità che lei avrebbe dovuto semplicemente parlarne con qualcuno, perché la mente umana è un meccanismo così complesso che non si può mai dire come reagirà, ma far passare il messaggio che Hannah stessa, consapevole di aver allontanato lei stessa i due ragazzi, li incolpi del suo suicidio è sbagliato. Ad Hannah mancavano i bigliettini di Zach, e forse credere che lui avesse buttato la sua lettera l’aveva intristita, ma di certo anche questo non può essere completamente imputabile al ragazzo. Ad Hannah piaceva Clay, che con lei era sempre stato dolce e carino, eppure lo ha allontanato. Comprensibilmente, forse dopo aver ricevuto determinati apprezzamenti ed essere con il morale sottoterra, anche io lo avrei allontanato, ma non avrei detto che fosse colpa sua.

Ecco che improvvisamente, giunta all’undicesimo episodio, questa serie mi ha un po’ delusa. Mi ha delusa perché non trovo giusto colpevolizzare qualcuno che praticamente non fa nulla e non sa nulla di ciò che sta succedendo. Né Zach né Clay hanno abusato di Hannah, nessuno di loro ha invaso la sua privacy, nessuno di loro ha fatto circolare voci pesanti su di lei, nessuno di loro l’ha mai chiamata troia. Okay, ci si potrebbe soffermare sull’espressione sconvolta di Clay nel primo episodio alla vista della foto sullo scivolo, ma lui stesso spiega (anche se non a lei) che era sconvolto perché era geloso, non perché fosse in qualche modo scandalizzato.

Il finale della stagione, poi, mi ha lasciata interdetta. Non capiamo se sarà mai stata fatta giustizia su nessuno, non capiamo perché, se i nastri devono essere passati a tutti, Clay decide di saltare Bryce e consegnarli allo psicologo. Non capiamo l’effettivo perché della decisione di Alex, che sebbene si sentisse in colpa (ed era praticamente l’unico ad essersi veramente pentito di ciò che aveva fatto) sembrava aver accettato le conseguenze che ne sarebbero potute derivare a livello legale. Sappiamo solo che si è sparato, non sappiamo se è sopravvissuto o meno. Non sappiamo se Bryce abbia pagato per quello che ha fatto né se alla fine Jessica abbia detto la verità a suo padre, anche se ci fanno intuire che sia così, insieme al coming-out di Courtney.

Alla fine di tutto, dopo aver divorato questa serie in due giorni, penso che alcune cose sarebbero potute uscir fuori meglio se solo ci avesse lavorato meglio, ma in fin dei conti la realtà che ci è stata raccontata è stata quella di una persona terribilmente sfortunata. L’unico problema è che questa persona potrebbe essere chiunque e fintanto che esisterà questo comportamento omertoso di ragazzi che si coprono e non si aiutano, non si sarà fatto nessun passo avanti.

Spero allora che sebbene il finale lasci un po’ storcere la bocca, questo prodotto possa essere uno spunto di riflessione per tante persone. Per quelli a cui piace additare una ragazza per la propria vita privata, per quelli del “te la sei cercata”, vi pare che Hannah o Jessica se la siano cercata? Per quelli che non vogliono prendersi le proprie responsabilità, credete che se Sheri avesse chiamato il 911 Jeff sarebbe morto? Per quelli che si sentono in diritto di fare ciò che vogliono alle persone, chi credete abbia dato il diritto a Marcus o Bryce di allungare le mani su Hannah?

Spunti di riflessione a parte, non mi sento tuttavia di catalogare questa serie come capolavoro né di arrogarmi il diritto di dire che siamo tutti colpevoli. Non lo siamo. Non siamo colpevoli se una persona che conosciamo a malapena si toglie la vita. Non siamo colpevoli se non diamo aiuto a qualcuno che lo rifiuta palesemente. Hannah Baker, che per molti potrebbe rappresentare la tipica adolescente sembra essere una persona che amplifica tutte le emozioni e si fa carico di problemi non suoi, inserendoli poi tra i motivi del suo suicidio. Siamo tutti d’accordo sul fatto che il fatto di aver subito uno stupro sia un trauma e che di certo non si può pretendere da una vittima una reazione pronta e lucida, tuttavia credo che il messaggio che debba passare agli spettatori sia un altro: parlate. Parlate con le vostre famiglie. Parlate con le vostre famiglie o con una qualsiasi altra persona (possibilmente adulta) se qualcuno si apposta a farvi delle fotografie fuori casa; ditelo a qualcuno, se una persona si permette di far circolare voci su di voi. Andate dai vostri genitori, dal Preside, da un professore, e diteglielo che quel compagno di classe ha preso la vostra poesia e l’ha pubblicata senza il vostro consenso. Tenersi tutto dentro fa male, ed ecco cosa è successo ad Hannah Baker. Restare zitti e impassibili, specie davanti alle richieste di aiuto, è quello che ci rende colpevoli. Non fare qualcosa di proposito, ci rende colpevoli. Non aiutare un amico che ce lo chiede, non parlare quando serve, questo ci rende colpevoli. Ma semplicemente non sapere non può renderci colpevoli. E credo che questa serie fosse partita con l’idea di spiegare cosa abbia portato Hannah al suicidio ma sia finita con il banalizzare alcuni aspetti della vita di questa ragazza, mettendo uno stupro e il comportamento di un ragazzo rifiutato praticamente quasi sullo stesso piano.

A livello tecnico, infine, sebbene abbia gradito l’espediente antologico che porta ogni episodio ad incentrarsi su un singolo personaggio, la durata degli episodi di circa 50 minuti risulta pesante: è più il tempo in cui Clay si piange addosso che quello in cui effettivamente scopriamo cosa sia successo. E, se da un lato questo ha permesso ai personaggi di avere una caratterizzazione un po’ più approfondita, dall’altro risulta controproducente in quanto un’eccessiva lunghezza non ben gestita porta solo a noia.

Piccola chicca: Dylan Minnette (l’attore che interpreta Clay Jensen) è comparso in Lost nei panni del figlio di Jack Shephard (Matthew Fox) nell’ultima stagione della serie. Anche Marc Pellegrino (che in questa serie interpreta il padre di Alex Standall) ha avuto un ruolo di rilievo in Lost, nei panni di Jacob (e non è questo il luogo in cui spiegare chi fosse Jacob). In una scena in cui Clay prende in mano il giornalino scolastico Lost and Found e si vede il suo volto vicino alla scritta Lost.

26 commenti

  • Ziotano ha detto:

    Non sono d’accordo. Quantomeno per clay.
    Innanzitutto a dispetto di quanto Tony dice inizialmente, hannah conferma che clay non è realmente in quella lista,e che lei stessa definisce diverso da tutti gli altri, ma doveva esserci per il suo ruolo centrale nella storia. E comunque si puo’ essere responsabili per qualcosa semplicemente non riuscendo ad intervenire ed ad aiutare una persona. Anche se non vuole essere aiutata.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Purtroppo non sono molto d’accordo. Si può essere responsabili per qualcosa non riuscendo ad intervenire, sì, ma se non si sa che bisogna intervenire perché non si sa che una persona abbia bisogno d’aiuto, no.

      Clay non sapeva cosa stava attraversando Hannah, ed in questo caso specifico l’unica persona che si può incolpare è lei per non aver parlato. E, chiaramente, mi riferisco solo ed esclusivamente all’episodio di Clay e non a tutti gli altri. Lui avrebbe potuto essere un’ancora di salvezza, ma non sapeva nulla e probabilmente il fatto che lo fa stare peggio è che lei non gli abbia parlato e che scopra tutto tramite le cassette.

      Detto ciò, questa serie tocca temi di notevole importanza, e sono sicura che il libro in qualche modo sia molto più completo. Personalmente non mi ha fatto impazzire, e non perché non creda che una persona fragile possa sentirsi distrutta anche dalla più piccola delle cose, ma perché secondo me avrebbero dovuto accentuare il messaggio per cui bisogna parlare e non tenersi le cose dentro (di nuovo, essendoci un libro che – ahimè – non ho letto, sicuramente qualcosa sarà andato perso nella trasposizione, come accade ogni volta).

  • Ivana ha detto:

    Concordo assolutamente con tutto ciò che hai detto! Hai fatto un’analisi lucida e sei stata una delle poche persone a mettere in luce questo punto oscuro: Zach e Clay dovranno sentirsi in colpa per la morte di una ragazza a vita pur non avendo fatto niente. Io l’ho trovata una cosa orribile e, come anche tu hai detto, mi ha fatto calare di molto la serie. Ho qualche perplessità anche su Jessica e Shari. La prima, oltre ad aver litigato con Hannah (per un motivo abbastanza legittimo?), si è “solo” allontanata da lei, ma è una cosa che accade sempre nella vita – le amicizie vanno, vengono, si perdono, si cancellano – quindi che colpa ha, precisamente? La seconda ha commesso un errore terribile, è vero, ma c’entra con la morte di Jeff e non con quella di Hannah. Hannah ha trasformato la morte di Jeff in qualcosa che le riguardava. E, sì, certo, si può rimanere sconvolti per un avvenimento del genere, è perfettamente comprensibile… ma perché Shari deve sentirsi in colpa non solo della morte del ragazzo, ma anche della tua?
    Tanti boh, concettualmente parlando.
    La serie ha indubbiamente molti punti di forza, ma anche molti punti deboli, tra cui il finale e l’esasperante lentezza di alcune puntate.
    Anyway, ottimo articolo!

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Grazie per il commento, sono contenta che tu abbia apprezzato la recensione. Ovviamente il mio è un parere personale, e mi piace parlarne con altre persone che hanno visioni uguali o diverse dalle mie, perché magari, alle volte, alcuni dettagli di una determinata serie li si scopre solo parlandone (un po’ come un libro).

  • Damiano ha detto:

    Due piccole precisazioni alla tua disamina.
    Primo non è Zach a riempire Hannah di disegni carini ma è Clay e lo si intuisce sia dal gioco di sguardi che hanno Hannah e Clay nel momento in cui lei estrae il disegno, sia dal fatto che in un altro episodio se non ricordo male si vedeva Clay scarabocchiare lo stesso tipo di coniglietti su un quaderno.
    Secondo,Hannah secondo me non incolpa Clay anzi. Nella cassetta gli dice esplicitamente: “Il tuo nome non appartiene a questa lista ma dovevi esserci perchè io potessi raccontare la mia storia,per poter spiegare perchè ho fatto quel che ho fatto” e poi dice anche “io non mi meritavo di stare con uno come te ti avrei rovinato,non eri tu ero io”.
    In pratica lo solleva da ogni colpa nonostante se ne sia andato quando lei gli ha detto di farlo.
    Quello che ho trovato stano anche io però è il perchè Tony abbia detto a Clay che era colpa sua la morte di Hannah quando Clay glie l’ha chiesto.
    Detto ciò io ho trovato la serie bellissima,a cominciare dalla regia,la colonna sonora perfetta i messaggi che lancia e il modo in cui ti cattura emotivamente. Sin dalle prime puntate ero dispiaciuto di sapere che Hannah alla fine si sarebbe suicidata come se io stesso l’avessi conosciuta.
    Nonostante un paio di questioni rimaste aperte sul finale (probabilmente per lasciarsi aperta una porta per un’eventuale seconda stagione) io spero che la serie finisca qui perchè per me è giusto così.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Per quanto riguarda il primo punto, non sei la prima persona ad avermelo fatto notare. Ad una prima visione a me era sembrato fosse Zach ad inviarle i bigliettini perché, proprio dopo averlo rifiutato, lei non ne trova più. Probabilmente dovrò rivedere l’episodio per chiarirmi le idee, certo è che anche in quel caso non riuscirei ad incolpare Zach.
      Per quanto riguarda Clay e la sua colpevolezza, sebbene Hannah gli dica che non fosse colpa sua, la cosa che mi ha lasciato infastidita tanto da dire che, appunto, il messaggio che passa non è chiaro, sono proprio le parole di Tony (come hai detto anche tu). Alla fine, nonostante la volontà di Hannah che non voleva colpevolizzarlo, anche Clay si è sentito colpevole e secondo me non è giusto (che poi lui si sia sentito in un mood tipo “avrei potuto aiutarla se solo avessi saputo” è totalmente normale e realistico, ma, da parte di Tony, a fine serie, fargli “pesare” il fatto di essere colpevole non mi è piaciuto per niente).
      Concordo assolutamente con te sul fatto che secondo me si dovrebbe chiudere qui, perché non avrebbe senso continuarla.

      Comunque sia, vedrò l’episodio di nuovo non appena avrò tempo e cercherò di chiarirmi le idee 🙂

  • Marwa ha detto:

    Ciao, anzitutto complimenti per l’ottimo articolo, ma non mi trovo d’accordo su tutto.
    Per quanto riguarda il punto Zach: a quanto ho capito io non era lui a lasciare i coniglietti per Hannah, ma Clay. (Deduzione derivata dal fatto che si era visto Clay in una scena a lavoro disegnarne uno). Al contrario Zach li rubava e hannah è anche riuscita a smascherarlo: da qui la lettera che poi gli ha scritto per fargli capire quanto ne avesse bisogno.
    Per quanto riguarda Clay, non mi pare sia stato incolpato di nulla. Hannah dice espressamente che lui non è uno dei motivi di quella lista. Clay era diverso, era migliore di tutti, migliore di lei. Poteva rendere migliore la sua vita, poteva salvarla.. è questo che lui si rimprovera e che a posteriori porta anche Tony a confermare che Clay è in qualche modo “colpevole”.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Innanzitutto grazie per aver letto la mia recensione e per avere commentato.
      Per quanto riguarda la questione Zach, probabilmente dovrò fare un rewatch. Non sei la prima persona a farmi notare di aver frainteso la storia dei bigliettini. Devo ammettere, però, che se anche dovesse essere così, non mi sembrerebbe una buona motivazione per incolpare Zach, nonostante il suo personaggio possa essere visto sotto una luce diversa.
      Per quanto concerne Clay, la mia perplessità nasce non dalle parole di Hannah, ma dal contesto generale, da Tony (“we all killed Hannah Baker”) e dalle conclusioni finali (Clay che si dice “una ragazza si è tolta la vita perché io non sono riuscito ad amarla”). Hannah si è tolta la vita perché aveva un carattere fragile, perché ha vissuto cose orribili, ma non perché Clay non è riuscito ad amarla. Se anche lui fosse stato più coraggioso, non credo avrebbe fatto molta differenza. La differenza, per la vita di Hannah, l’hanno fatta gli ultimi due episodi. Innanzitutto Bryce, ma poi lo psicologo le ha praticamente dato il colpo di grazia lavandosene le mani in quel modo. Purtroppo Clay non avrebbe potuto fare molto, e non mi pare giusto che debba sentirsi colpevole. E parlo solo di colpevolezza, perché è normale che si senta triste e che pensi che se avesse saputo prima cosa Hannah stesse provando, avrebbe potuto fare qualcosa, ma la verità è che effettivamente Clay non sapeva Hannah COSA avesse per la testa. Ovviamente, questo è quello che questa serie ha lasciato a me dopo una prima visione, magari facendo un rewatch potrei apprezzare cose che a primo impatto mi sono sfuggite. Comunque sia, mi fa piacere sentire pensieri anche diversi dal mio, quindi grazie di nuovo per essere passata di qui! Spero che continuerai a seguirmi 🙂

  • Sara ha detto:

    Ciao! Siamo d’accordo sul fatto che non sia un capolavoro ma credo che alcuni aspetti della serie dovresti analizzarli più approfonditamente. Zach ad esempio meritava tanto quanto Alex o Justin di essere messo in quelle cassette. Alex è stato praticamente costretto a fare una lista con altri ragazzi delle ragazze più fighe (o quel che è), Justin si è vantato con i suoi amici di avere fatto con una ragazza che gli piaceva seriamente qualcosa che effettivamente non avevano fatto… così Zach ha strappato ad Hannah dei raggi di luce che la salvavano momentaneamente dalla sua solitudine è “depressione”. Nota che non è Zach ha fare quei disegnino e ha darglieli, è Clay. Come si vede chiaramente nella scena in cui sono al cinema la sera di San Valentino e Clay sta disegnano un coniglietto su un foglio. Quindi Zach non era proprio uno stinco di santo, dolce e comprensivo cmnq rispetto a molti altri, ma cmnq egoista, e circo nei confronti di Hannah.
    E anche Clay, nonostante tutto, ha fatto un terribile errore, lo stesso più volte durante la serie. Non prendeva mai la parte di hannah. Ogni volta che le succede qualcosa la regia ci tiene a mostrarci come Clay sia sconvolto e allarmato ma zitto e impassibile. Clay è un fifone. Quando Alex viene preso a botte, lui non si fa avanti. Come non si fa avanti tutte le volte che Hannah ha bisogno di essere difesa, di avere un conforto. Bryce, Marcus, Tyler, Courtney, Jessica… loro forse hanno fatto i danni peggiori, ma a mio parere quello che la serie vuole veramente trasmettere non è il fare attenzione agli stronzi. Vuole dimostrarti che la differenza la fanno gli amici, quelli che o ci sono e ti salvano la vita o non ci sono e lasciano che la merda di questo mondo ti logori fino alla morte.
    A parte questo condivido abbastanza su tutto. Bell’articolo.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Mi dispiace, ma è proprio questo quello che io non condivido: i comportamenti di Zach e di Clay sono comportamenti che ogni adolescente avrebbe. La “vigliaccheria” di Clay è semplicemente il non pensare di doversi mettere in mezzo a situazioni che lo riguardano. Zach si è comportato da ragazzo che è stato rifiutato, TUTTI gli adolescenti (ma anche i più grandi) si comporterebbero così, di certo non penserebbero che così facendo la persona in questione potrebbe deprimersi. Perché di questo passo, allora, è facilissimo colpevolizzare anche chi, una mattina, ti saluta a mezza bocca anziché col sorriso e tu ci rimani male. È proprio questo quello che a parer mio è sbagliato, far pensare al mondo intero che la colpa del suicidio di una persona ricada SOLO su cose del genere e non sul fatto che non abbia ricevuto aiuto da chi avrebbe dovuto darglielo. Quello che, secondo me, avrebbe dovuto essere più chiaro, doveva essere un messaggio del tipo: “se vi succedono cose così (e parlo di quelle meno gravi ovviamente), non vi buttate giù ma anzi PARLATENE”. Hannah non ne parla mai con nessuno. Nessuno sapeva, CHIARAMENTE, cosa stesse passando Hannah, quindi tranne i colpevoli diretti di azioni ai danni di Hannah (Justin, Alex, Bryce, per esempio) NON sapevano che la ragazza stava soffrendo a questo punto! Questo è quello su cui ho voluto porre l’accento nella mia recensione. Non che sia GIUSTO rubare momenti di felicità a qualcuno (la storia di Zach, come ho già avuto occasione di dire, devo averla fraintesa, ma comunque riguarderò l’episodio), ma non è neanche giusto dire che allora per ogni comportamento di una persona, questa debba essere responsabile di un suicidio. E, bada bene, non sto in alcun modo dicendo che il fatto che anche cose piccole abbiano influenzato Hannah significhi che si sia uccisa per nulla, semplicemente tutto ciò dovrebbe mostrare come, in situazioni simili, bisogni assolutamente chiedere aiuto a qualcuno (che deve essere obbligato a darlo), perché tenendo tutto dentro si finisce per stare sempre peggio.

      Per farla breve, se anche Hannah si fosse uccisa solo per un brutto voto, una discussione e un rifiuto amoroso, non sarebbe comunque lei da incolpare, ma neanche le altre persone coinvolte. Semplicemente, bisognerebbe far passare l’insegnamento che parlare è utile e che può portare molti più benefici di quanto si creda, piuttosto che tenersi tutto dentro. Perché purtroppo, se vedo un’amica giù di morale e le chiedo cosa abbia e lei mi risponde “nulla”, potrei semplicemente finirla con le domande per paura di essere invadente. Se poi lei dovesse avere problemi grandi di cui non mi ha parlato, problemi che l’avrei anche potuta aiutare a risolvere, e si toglie la vita senza che io ne sapessi nulla, dovrei essere colpevole per aver pensato a tutelare prima di tutto la sua privacy non obbligandola a dirmi tutto? Forse a questa domanda non c’è una risposta univoca, ma mi sento comunque che nella serie siano stati chiamati colpevoli alcuni personaggi con troppa leggerezza.

      Detto ciò, probabilmente concederò a questa serie un rewatch in futuro per potermi chiarire le idee su alcuni punti.

  • Andrea ha detto:

    Giusto per la precisione: Clay è nei nastri, ma non va considerato nella lista.
    E’ la stessa Hannah a dire che di fatto lui è presente solo in funzione del racconto, ma non è, di fatto, un colpevole.
    La sua unica “colpa” è quella di essersene andato e non aver insistito la sera in cui lei l’ha scacciato. Ma è una colpa tra molte virgolette.
    Quando Tony risponde “Si” alla domanda di Clay “Ho ucciso io Hannah Baker” è perchè lui è stato quello che è andato più vicino a salvarla, e, involontariamente, con la sua assenza ha dato il via alla spirale di eventi che ha definitivamente portato Hannah nel baratro.
    Per quanto riguarda Zach, lui è colpevole di un atto di cattiveria. Non era lui a disegnare i coniglietti per lei (era sempre Clay) ma dopo essere stato rifiutato, Zach per vendetta va a svuotare, ogni giorno, il “sacchetto dei complimenti” di Hannah lasciandola costantemente sola e a mani vuote (per questo gli tende una “trappola” con una lettera che Zach poi conserverà nel portafogli e mostrerà a Clay). Tutto questo in un momento già difficile per Hannah che sentiva particolare bisogno di trovare qualcosa di positivo e lo aveva in parte trovato in quei disegni anonimi. La colpa di Zach è avergli negato la possibilità di trovarli.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Per il fatto che Clay sia nei nastri ma non vada considerato nella lista, sono d’accordo. Il problema è che alla fine della serie ne esce colpevolizzato, e non da Hannah, ma dalla situazione generale. E questo non è giusto. Come non è giusto che Zach, pur colpevole di un “atto di cattiveria” venga reso responsabile, perché la sua è una reazione all’essere stato respinto. E non ho mai visto un ragazzo, per di più adolescente, che viene respinto e non se la prende nemmeno un po’. Chiamarla cattiveria mi sembra eccessivo, semplicemente nella sua testa potrebbe aver pensato “voglio farle vedere come ci si sente” NON sapendo cosa lei sentisse in realtà.
      Ciò a riprova del fatto che questa serie non da il messaggio, a chi si trova nella situazione di Hannah, che sia importante e fondamentale dover parlare. Perché con questi due personaggi si è finito per incolparli quando loro si sono comportanti solamente conseguentemente alle azioni di Hannah, non sapendo cosa passasse per la mente della ragazza.

  • Giulia ha detto:

    Finalmente qualcuno che la pensa come me! Ovunque leggo di gente che elogia questa serie da cui mi aspettavo molto di più e invece mi ha lasciata con l’amaro in bocca. Approvo ogni parola che hai scritto, brava!!

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Grazie mille per il commento e per avermi letta! Mi fa piacere che qualcuno la pensi come me. Purtroppo spesso leggo di persone che esaltano questa serie perché sembrerebbe quasi che dire che non è un capolavoro equivarrebbe a sottovalutare il bullismo. Semplicemente ha delle cose che non mi convincono, da qui a dire che il bullismo è una stupidaggine c’è un abisso.
      Spero continuerai a seguirmi 🙂

  • Silvia ha detto:

    Ciao. Tutti abbiamo punti di vista differente, quindi non mi soffermo sul “sono d’accordo su questo” “sono in disaccordo su questo”. Volevo solo puntualizzare che Clay decide di saltare Bryce, perché effettivamente la 13esima persona era proprio lo psicologo Porter. Era lui il 13esimo motivo. Non bryce.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Si sì il 13 era lo psicologo, ma la dodicesima cassetta era indirizzata a Bryce, ecco perché mi è sorto il dubbio! Ho anche pensato che forse la lista scritta da Hannah non rispecchiasse effettivamente l’ordine dei protagonisti delle cassette, ma non ho letto il libro quindi non so. Però il dodicesimo episodio è dedicato a Bryce mentre il tredicesimo allo psicologo.

  • Chiara ha detto:

    Allora. Inizio col dire che condivido il commento su Zach. Anche io penso che sia stato esagerato metterlo nella lista. Ma su Clay sinceramente no. A parte che, da quel che ho capito, Hannah lo dice nella sua cassetta che lui non è una delle regioni per cui si uccide, nonostante lo abbia messo nella lista, ma gli vuole “solo” spiegare il perché della sua reazione e il perché lo ha allontanato quella sera. Certo, ammette la sua delusione nel suo essersene andato, ma lo ammette non incolpandolo, semplicemente esprime il fatto che avrebbe voluto che rimanesse. Tutto qua. E non ci vedo niente di male in questo. A me sinceramente Clay fa incazzare. Perché è vero che non ha fatto niente, ma porca miseria, non ha fatto DAVVERO niente. Lui rimane a guardare così, senza fare NIENTE. E, tralasciamo il fatto che si dice “innamorato” di lei, in primis è un suo amico, e dovrebbe fare qualcosa. E con qualcosa non intendo difenderla davanti agli altri, perché probabilmente ai tempi in cui Hannah era ancora viva, non aveva ancora maturato il carattere forte che ha mostrato dopo. Ma almeno consolarla, cercare di capirla e far vedere che era là per lei e che non gliene importava niente delle voci nella scuola. Io questo mi aspetto da un mio amico, se mi succedessero cose terribili come ad Hannah e il fatto che non abbia fatto NIENTE per me è da incolpare. Ovviamente non ai livelli degli altri, ma è comunque da incolpare.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Innanzitutto grazie per aver letto ed esserti fermata a commentare! Il motivo per cui io non ritengo sia giusto incolpare Clay è solo che al tempo in cui i fatti sono accaduti, lui non aveva idea del quadro generale della situazione di Hannah. Non sapeva COSA stesse succedendo. Sì, ha visto la scuola ridere di lei e forse non le ha esplicitamente detto di essere dalla sua parte, ma comunque con lei è sempre stato carino. Fondamentalmente era il suo modo di essere. Credo che se avesse saputo che Hannah fosse passata in TUTTE quelle cose, forse l’avrebbe consolata. Ma comunque, ad ogni modo, non credo che dovrebbe uscirne così colpevole, perché noi a posteriori e dall’esterno vediamo subito il quadro completo, ma lui gran parte delle cose le ha scoperte solo ascoltando le cassette. Detto ciò, non giustifico chi per scelta o per vigliaccheria non agisce, ma mi sento di farlo se, analizzando la storia, vedo che un personaggio non ha effettivamente mai avuto cattive intenzioni.

      Ad ogni modo, come già detto, prima o poi probabilmente farò un rewatch e vedrò se riuscirò a percepire altro 🙂

  • Chiara ha detto:

    Anche io ho trovato nebuloso il messaggio lasciato da questa serie.

    Francamente sono molti gli adolescenti che si tengono tutto dentro, ma secondo me dovevo far capire meglio che ci sono cose che è bene dire, se non ai genitori almeno agli amici o ai professori. Dovevano far capire ai ragazzi che è normale volersi tenere tutto dentro, ma che in alcuni casi è sbagliato.
    Alle volte basta spiegare il tuo disagio ad un amico per riuscire ad acquistare più fiducia in se stessi, altre volte ti basta sapere che c’è almeno una persona che crede in te e che è pronta a prendere le tue parti. Però devi parlare, devi sforzarti di comunicare agli altri il tuo stato emotivo. L’adolescenza è quel periodo in cui non capisci te stesso, figuriamoci se i tuoi coetanei (alle prese con i propri demoni) possono capire al volto i tuoi problemi. Se si parla probabilmente si scoprirà che alla fine abbiamo tutti le stesse paure e gli stessi dubbi

    Il problema è che Hannah non è la sola ad avere dei problemi ed alcuni dei suoi “amici” avevano i propri da affrontare.
    Il messaggio che spero sia passato è che non si risolvono i propri problemi a discapito degli altri.

    Un altro messaggio che spero sia passato è che quello che per me è una cazzata, non è detto che lo sia per un’altra persona. Ognuno di noi ha una sensibilità diversa e se sei veramente amico di una persona devi rispettare questa differenza.

    Alcune accuse secondo me servono solo per spiegare il contesto in cui tutto è avvenuto, per mostrare lo stato mentale in cui si trovava Hannah e che l’ha portata a non credere più negli amici perché non l’hanno saputa aiutare ed a non vedere la possibilità di uno spiragli di luce.

    La cosa più mi inorridisce è che tutto il mondo è paese, che ovunque le vittime sono vittime due volte perché “se la sono andata a cercare”, e quel che è peggio è che queste critiche non ti arrivano dal ragazzino in piena crisi ormonale (comunque non giustificabile), ma da una persona il cui lavoro è ascoltare i ragazzi, capirli, aiutarli, … da immagino uno psicologo che dovrebbe sapere che quando ti violentano non hai certo la forza e la lucidità per fare tante cose.
    Spero che agli adulti, ed a chi di dovere, sia arrivato il messaggio che la vittima è vittima, la vittima non se la va a cercare e che se anche fai la civettuola con un ragazzo per attirare la sua attenzione, questo non vuole dire che lui ha il permesso di violentarla.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Sono perfettamente d’accordo con te su questo. Nulla giustifica l’aggressione (fisica, verbale, psicologica) su una persona “così perché se l’è andata a cercare”. Nessuno dei protagonisti si è andato a cercare quello che è accaduto, ma purtroppo si sono ritrovati davanti a situazioni che non erano in grado di gestire. Hannah vive degli avvenimenti anche “sciocchi” se vogliamo (un tuo amico pubblica una tua poesia senza il tuo consenso? Prendilo di petto e denuncialo!) ma, appunto, non aveva gli strumenti per superarli. È questo ciò che non mi è piaciuto: non mostrare che alla fine c’è sempre un modo per aggiustare le cose e la soluzione non è uccidersi.

      Ovviamente non parlo dello stupro, cosa che a parer mio è stata buttata lì e messa quasi al pari degli altri avvenimenti, quando avrebbero dovuto dedicare molta più attenzione ad una cosa del genere e trattarla in modo migliore.

  • Marina ha detto:

    Buonasera, premetto che sono d’accordo su tutto, tranne che sul fatto che Zach abbia mandato i coniglietti a Hanna. Chi mandava i coniglietti era infatti Clay, e questo lo si può vedere quando Clay mentre lavora al cinema disegna coniglietti su un foglio , con lo stesso stile di quelli mandati ad Anna. Ciò che faceva Zach era quindi TOGLIERE tutti i complimenti dal sacchetto di Hanna, anche quelli degli altri, e non semplicemente evitare di farglieli. Questo quindi è molto più grave che evitare semplicemente di starle dietro ignorandola, ma significa toglierle qualcosa di suo, che ci sarebbe stato senza la mano malvagia di Zach. A mio parere però, Zach era stato rifiutato dopo essere stato gentile con lei e questo lo aveva fatto arrabbiare, e non sapendo come se la passava hanna non pensava di farle così tanto male come invece le faceva. Quindi non credo proprio che Zach abbia ucciso Hanna tanto quanto lo hanno fatto Bryce o Justin..

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! La questione dei coniglietti mi è già stata fatta notare, prometto che appena avrò tempo riguarderò l’episodio! Detto ciò, come dici tu, pur “togliendole” qualcosa di cui Hannah probabilmente aveva bisogno, Zach ha esattamente l’atteggiamento che avrebbe almeno il 70% degli adolescenti davanti ad un rifiuto, quindi incolparlo anche solo in parte del suicidio di Hannah, come hai detto anche tu, (quando lui NON sapeva cosa lei stesse effettivamente passando) non è giusto.

  • Sonia ha detto:

    Ciao! mi è piaciuta molto la tua recensione e volevo aggiungere un altro paio di spunti di riflessione che secondo me qui non vengono considerati: in primis la cassetta viene data allo psicologo e viene di conseguenza saltato il dodicesimo perchè Clay considera Bryce un deficiente che probabilmente distruggerebbe le cassette senza completare “il ciclo” cosa che probabilmente farà di sicuro anche il signor Porter, dato che rischia di finire dritto dritto in galera o perdere seduta stante il posto di lavoro se venisse fuori la totale incompetenza che ha dimostrato di avere nei confronti di una ragazza che dice di aver subito uno stupro. Ed è sinceramente quest’ultima parte che mi ha turbato di più e che ho trovato irrealistica e solo funzionale alla storia: se questa serie vuole effettivamente far riflettere su certi temi quali il bullismo, lo stupro e la depressione adolescenziale, l’inserire nel contesto narrativo uno psicologo che fa esattamente l’opposto di quello per cui è pagato per fare mi è sembrato eccessivamente irreale. Ok sta ragazza è stata davvero sfortunata: nel giro di un solo anno ha subito tanti atti di bullismo che nessuno vivrebbe in un arco di tempo così ristretto, manco in quegli infernali high schools americani. Ma perfino far si che l’unica figura adulta e responsabile si comporti a livello dei coetanei di Hanna con un “ma sei sicura che hai fatto sesso contro la tua volontà?” mi è sembrato ai limiti del ridicolo. Detto questo nel complesso è una serie piacevole ma ovviamente non è un capolavoro e sinceramente pur avendo superato da un pezzo l’adolescenza non nascondo di come certe scene quali lo stupro in primis, e il suicidio mi abbiano sinceramente turbato. Spero aiuti i più giovani a riflettere sulla tematica del bullismo più che sul suicidio in sè che credo in questa serie sia stato trattato forse con più superficialità rispetto a tutto il resto. Che sia una vendetta della protagonista verso i suoi aguzzini mi è parso più che evidente, del resto siamo vittime e carnefici e Hanna non era comunque così diversa dai suoi coetanei.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Ciao! Innanzitutto ti ringrazio per averla letta! La tua riflessione mi è piaciuta molto: se è vero che la serie deve far riflettere sul bullismo, perché rendere anche lo psicologo parte dei carnefici? Sono perfettamente d’accordo. Avrebbero dovuto mostrare una via di uscita, una persona che è lì per aiutare ed effettivamente aiuta, senza nascondere la testa sotto la sabbia e senza svolgere il proprio ruolo. Le scene dello stupro e del suicidio hanno turbato molto anche me, probabilmente perché nonostante la trama non sia a mio parere perfetta, gli attori sono stati molto bravi e convincenti (l’attrice che interpreta Hannah mi è piaciuta molto). Per la superficialità, di nuovo, sono d’accordo con te: anche Hannah il più delle volte risulta essere fastidiosa e antipatica con i suoi coetanei, e ciò non può essere semplicemente giustificato con uno “stava soffrendo”, perché, allora, cosa ne poteva sapere lei che anche una qualsiasi delle persone che lei tratta male non stesse soffrendo? Ciò ovviamente non vuol dire che abbia fatto bene a suicidarsi, semplicemente era una ragazza fragile che avrebbe dovuto cercare aiuto, in un mondo però in cui nessuno sembrava disposto a darglielo (ma anche lei non era disposta a cercarlo).

  • Mau ha detto:

    Hannah è una pigna in culo. I suoi “amici” saranno anche degli stronzetti egoisti, ma lei è pesante come un macigno.

    • Giulia Di Felice ha detto:

      Hannah è pesante, su questo non ci piove, ma detto ciò, nulla può giustificare il suo suicidio. Non è giusto che una ragazza di quindici anni si tolga la vita, anche se si comporta male, anche se è pesante. Tutti dovrebbero ricevere l’aiuto di cui hanno bisogno, ma questa serie non riesce, secondo me, a far passare questo messaggio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *