36 ore a New York

36 ore a New York

Nell’era in cui viaggiare è alla portata di tutti, qualche follia va fatta.

Approfittando della scusa del non sapere cosa regalarci per Natale, abbiamo controllato un po’ i voli diretti dal nostro aeroporto più vicino e abbiamo scoperto che Bergen e New York non sono poi così lontane.

Una delle cose belle del viaggiare verso Ovest è che il tempo torna indietro.
Siamo partiti alle 17 circa dalla Norvegia e siamo atterrati alle 19 e 30 all’aeroporto di Newburg a un’oretta da Time Square.
Essendo Newburg un aeroporto secondario, con pochi mezzi di connessione con la città, Norwegian offre un servizio bus in coincidenza con i voli con fermata unica a Time Square.
La connessione Roma-New York arriva direttamente all’aeroporto JFK.

Dopo un check-in veloce, affamati – Norwegian offre la possibilità di fare un pasto a bordo con un supplemento di circa 25€ a persona -, siamo usciti a cercare un posticino dove mangiare.
Essendo Febbraio e facendo freddissimo, abbiamo optato per un caldo ramen da Tabata Ramen, nei pressi del nostro hotel.

Il jetlag ci ha colpito in pieno il giorno dopo, quando già alle 6 del mattino – le 12 per noi – eravamo svegli e pronti per iniziare il nostro tour de force a New York.
Dopo una ricca colazione da Applebees, abbiamo passeggiato per Time Square diretti al Rockefeller Center per salire On Top of the Rock e goderci la vista della città e dell’Empire State Building.

Il prezzo del biglietto non è economico, come qualsiasi altro ingresso a musei e attrazioni a New York – se decidete di fermarvi per qualche giorno in più, è consigliabile acquistare il New York City Pass che, pagando una cifra iniziale, permette l’ingresso nella maggior parte delle attrazioni senza pagare supplementi e, in diverse occasioni, senza dover aspettare in fila.

Dal Rockefeller Center ci siamo sposati a Ground Zero.
Una delle cose che colpisce di più del monumento in memoria all’attentato del 11 settembre è il silenzio.
Nel bel mezzo della città che non dorme mai, il silenzio assoluto che regna tra chi cammina intorno alle due fontane è impressionante.
Il Ground Zero Memorial vale la pena di essere visitato. Tenete di conto almeno un paio d’ore per girare il museo e preparatevi a sentire e vedere testimonianze strazianti.

Per risollevarci un po’ lo spirito, abbiamo preso la metropolitana fino a Brookling e fatto una passeggiata al gelo sul Brookling bridge in direzione Manhattan. Facendo la passeggiata in questo senso, avrete la possibilità di godervi la vista di uno degli skyline più famosi al mondo.

Per non sprecare neanche un momento delle poche ore che avevamo a disposizione, abbiamo deciso di comprare – con un certo anticipo – i biglietti per lo spettacolo di Broadway de “Il Re Leone“.
Lo spettacolo è stato così bello che sarebbe valsa la pena di viaggiare fino a New York per poche ore solo per assistervi. E, parliamoci chiaro, attraversare il Pacifico e non andare a Broadway dovrebbe essere illegale.

Il secondo e ultimo giorno di permanenza a New York abbiamo optato per una passeggiata nei quartieri di SoHo, China Town e Little Italy, prima di spostarci verso la Upper East side per una passeggiata veloce costeggiando l’Hotel Plaza e Central Park.
Tornati a Time Square, da dove il nostro autobus sarebbe ripartito dopo poche ore, abbiamo visitato il museo delle cere Madame Tussaud.

Resta ovviamente un sacco da vedere in una città così grande e varia come New York e sono dell’idea che sole 36 ore non bastino a farsi un’idea di quello che si nasconde in queste strade.
Ma 36 ore sono meglio di niente, no?

1/4 di secolo e la calcolatrice per fare 2+2.

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