Game of Thrones – recensione episodio 7×06

La scorsa settimana, la HBO Spain ci ha fatto un piccolo regalo: ha rilasciato in anticipo la 7×06. Non fosse che, purtroppo, a distanza di poche ore mi hanno spoilerato la morte più traumatica dell’episodio, si può dire che io lo abbia visto praticamente subito.

In genere sono contraria a queste cose, ma in questo caso il leak è avvenuto da parte della HBO stessa e non di hacker.

Continuo a ripetere che questa stagione mi sta piacendo molto e questa volta, anziché seguire la trama per le diverse storyline, vorrei semplicemente commentare alcuni degli avvenimenti di cui sento dibattere in giro per il web.

L’episodio in sé ci mostra tre scenari: oltre la barriera, Grande Inverno e, brevemente, Roccia del Drago. Guarda caso, tutto ciò che gli spettatori stanno odiando di questa stagione.

Partiamo dal rapporto Sansa – Arya. È ormai risaputo che io non ami Sansa, e nonostante non riesca a darle tutti i torti, continua a non piacermi per niente. Va bene, è (diventata) intelligente ma da qui ad ergerla a paladina della giustizia ce ne passa. 

Sansa ha un carattere che non sopporto. Non è una Stark. A Sansa piace il potere. Ma il grande problema, a parer mio, non è tanto questo quanto il fatto che non voglia ammetterlo. È questo quello che non sopporto di lei, volersi nascondere dietro la giustizia quando fondamentalmente ciò che le piace è avere il comando. La trovo poco coerente e mi da sui nervi.

Arya, d’altra parte, è effettivamente diventata una macchina da guerra. Anche su questo ci sarebbe da ridire, perché forse a tratti potrebbe sembrare che abbia perso quasi tutta la sua umanità, ma a me sembra sempre più simile a Ned. Arya è combattiva, odia le macchinazioni dietro i giochi di potere, è di poche parole.

Quando accusa la sorella di non aver fatto nulla per impedire l’uccisione del padre, non intende qualcosa a livello pratico tipo bloccare il boia. Intende dire che Sansa è rimasta lì a piangersi addosso, senza cercare di cambiare la propria situazione, perché in fondo si è sempre sentita come una piccola damigella da difendere, cosa che Arya non ha mai provato.

Probabilmente le azioni di Sansa non sono tutte imputabili a lei, ma a me sembra un personaggio noioso e soprattutto approfittatore. Ho provato a farmela piacere, sul serio, ma oltre ad essere d’accordo con lei per poche cose, proprio non ci riesco.

Le scene tra di loro, quindi, non mi sono sembrate forzate: immaginavo che Arya avrebbe avuto da ridire sulla sorella prima o poi e non si è lasciata attendere.

Per quanto riguarda, invece, tutto ciò che accade oltre La Barriera, mi è piaciuto tutto. Dai dialoghi con quel briciolo di comicità, alle rivelazioni nascoste che forse ho sentito solo io.

Perché portare insieme Jon e Barric (e soprattutto, uccidere Thoros)? È servito per far capire a Jon che c’è un motivo per cui il Dio della Luce lo ha riportato indietro. Jon ha un compito, forse quello di uccidere il Night King, forse quello di generare degli eredi con Daenerys (cosa di cui parlerò dopo), forse quello di fare qualcosa. Ciò non rende Jon immortale per tutta la durata della serie, ma lo rende immortale fino al compimento di quello che sarà il suo destino.

 Ecco perché non ha senso farlo morire durante una battaglia a caso, cosa di cui molti si stanno lamentando. Che senso avrebbe avuto far resuscitare un personaggio per poi ucciderlo senza motivo? Per quanto improvvise, tutte le morti di Game of Thrones hanno avuto un senso.

Stessa cosa per Barric: ora che Thoros non c’è più, si ritrova a vivere l’ultima delle sue vite.

Fortunatamente per me, non è morto nessuno di quelli per cui avevo paura e la morte di Thoros non mi ha toccata minimamente.

Arriviamo poi al punto importante: la morte di Viseryon. Era da tempo che si vociferava dell’eventuale morte di un drago, se non erro uscì anche un poster ritraente l’occhio blu del drago. E bene, è successo. In una frazione di secondo, con una lancia che deve essere stata avvelenata e/o magica altrimenti non si spiega, il Night King colpisce Viseryon uccidendolo.

Ora, tralasciando il pianto straziato degli altri draghi e le sopracciglia di Emilia Clarke corrugate in un’espressione tristissima (sono seria, io adoro Emilia), perché proprio Viseryon?

Non c’è una spiegazione ufficiale, ma io credo che sia per via del nome, in onore di Viserys. Ora sono rimasti Drogon e Rhaegal, e se il primo sarà cavalcato da Daenerys, il secondo molto probabilmente sarà cavalcato da Jon, avendo il nome di suo padre.

Ovviamente non credo che ciò possa avvenire nel prossimo episodio, anzi molto probabilmente sarà il finale dell’ultima stagione. Come accennato prima, in molti si stanno lamentando delle poche morti in questa stagione di GOT.

Potrei essere d’accordo, ma bisogna tenere un punto fermo a mente: ogni morte è servita per far cambiare direzione alla trama.

L’uccisione di Ned Stark ha segnato l’inizio della silenziosa guerra dei Lannister, quella di Robb ha ufficialmente tolto uno Stark da Grande Inverno, dando il Nord ai Bolton.

L’uccisione di Oberyn è servita per dare il la al viaggio di Tyrion, quella dei Tyrell per dimostrare quanto Cersei stesse impazzendo.

Potrei andare avanti all’infinito ma sicuramente qualcuno che ha letto i libri (dunque non io, ahimè) potrebbe delucidare sul significato delle morti meglio di me.

Quello che provo a dire è che ormai i personaggi rimasti sono effettivamente pochi e (quasi) tutti importanti. Uccidere un Varys adesso renderebbe la storyline di Daenerys una barzelletta più di quanto non stia diventando da sola. Stesso per uccidere ora un Jon o una Daenerys: sette stagioni per arrivare qui scampando ad ogni pericolo, perché dovrebbero morire senza senso? 

Questa stagione, che per inciso a me sta piacendo tantissimo, è servita per portare insieme storyline che fino a poco fa erano completamente distanti tra loro. Sta ricongiungendo i fili di cose che fino ad ora erano solo supposizioni. E, no, non è fanservice. Una storia come questa non può abbandonarsi al fanservice semplicemente perché è rivolta ad un target molto ampio, non è un teen-drama.

La storia che sta nascendo tra Jon e Daenerys è qualcosa di cui si parla fin dall’inizio, qualcosa che in molti si aspettavano perché logico. Le storie dei due personaggi sono speculari, entrambi isolati, entrambi estraniati. Poi le radici di Jon, che sono altrettanto importanti, e la frase di Daenerys a Daario nella scorsa stagione: il miglior modo per stringere alleanze è il matrimonio.

Sebbene io sperassi in un matrimonio con Jaime Lannister, un matrimonio con uno Stark (che poi Stark non è) sarebbe utile per creare una coalizione tra nord e sud e schiacciare Cersei, oltre che gli Estranei.

Se poi ci mettiamo anche il fatto che sarebbero due Targaryen a sposarsi, allora la cosa ha anche più senso.

E poi, scusate, ma francamente odio chi si sta lamentando di questa storia per il solo gusto di farlo. E magari sono gli stessi che shippano Cersei e Jaime. Le storie d’amore vi vanno bene solo quando volete voi?

Poi un altro conto, invece, è dire che non piacciano i personaggi. Quello è gusto personale. A me non piace Sansa, quindi odierei qualsiasi sua azione. Ma nonostante tutto, saprei che il mio odio nasce dal fatto che a me non piace un determinato personaggio, non incolperei i produttori di fanservice.

Detto ciò, manca poco all’ultimo episodio. Un’ora e venti e sarà tutto finito fino a circa l’anno prossimo, e a me viene l’ansia. Evito di fare pronostici per il prossimo episodio e mi tengo tutto per pronosticare sulla prossima stagione.

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