Blindspot – recensione 2×01

Blindspot – recensione 2×01

L’ultimo episodio della prima stagione di Blindspot, andato in onda il 24 maggio 2016, ci aveva lasciato con un cliffhanger: Kurt stava arrestando Jane, avendo scoperto che la ragazza non era Taylor Shaw, uccisa veramente dal padre di Kurt quando era piccola.

Tralasciando le considerazioni sulle gioie, che anche qui sembrano mancare, la 2×01 si apre in modo totalmente diverso. Jane è finita nelle mani della CIA che per tre mesi la tortura cercando di estorcerle la verità su chi sia e sul perché abbia fatto tutto ciò. Jane, in quei momenti, ricorda il suo addestramento e riesce a resistere al dolore delle torture inflitte, finché non riesce a scappare.

Scappata dalla CIA, viene trovata dal team con cui ha collaborato tutta la scorsa stagione, che, con l’aiuto di due nuovi membri tra cui l’attrice Archie Panjabi che interpreta Nas, scopre che Jane è stata prima ostaggio della CIA ma poi è riuscita a scappare.

Il punto della situazione e il motivo per cui viene presa nuovamente in custodia dall’FBI, è che hanno motivo di credere che lei c’entri qualcosa con un gruppo terroristico che ha organizzato numerosi attentati interni agli USA.

La macchina della verità chiarisce ogni dubbio: Jane confessa difronte a tutti di aver assistito all’omicidio di Mayfair, di aver incontrato Oscar quando ancora l’FBI si fidava di lei e di aver svolto per lui determinati lavori. L’operazione la porta a dover fingere una richiesta di aiuto, e viene così salvata da un ragazzo con la cicatrice sul volto, che si occupa di lei e del quale Jane inizia ad avere dei ricordi. Grazie a lui, finalmente riesce ad incontrare il famoso Shephard, di cui sentiamo parlare dalla prima stagione e che credo sia a capo di tutta l’operazione Orion.

Shephard si rivela essere una donna, che a sua volta rivela a Jane delle importanti verità sulla sua identità.

Quella che noi abbiamo conosciuto come Jane Doe, e che abbiamo sospettato per un’intera stagione di essere Taylor Shaw, si chiama in realtà Alice Kruger, è nata in Sudafrica da due genitori attivisti che furono uccisi nella loro casa quando Alice era ancora piccola. E, ciliegina sulla torta, il ragazzo con la cicatrice, Roman, è suo fratello. Dopo l’omicidio dei genitori, i bambini furono portati via da agenti del governo e riaffidati ad alcune famiglie, ma probabilmente i due Kruger erano degli obiettivi sensibili quindi Shephard, a capo di tutto, aveva deciso di tenerli e crescerli come due figli.

Ecco spiegato il risultato del test sui denti di Jane che Patterson aveva fatto nei primi episodi della prima stagione. Quel test rivelava che nonostante il DNA combaciasse in gran parte con quello di Taylor Shaw, Jane risultava nata in Sudafrica. Devo dire che fino ad ora la storia mi sembra plausibile e non inventata di sana pianta.

Sembra che Jane, al suo ritorno all’FBI, racconti tutto a Kurt e Nas, mentre in un’altra scena vediamo Shephard e Roman avere pareri discordanti sulla lealtà di Jane mentre dietro di loro viene inquadrato un gigantesco razzo in costruzione. Che cos’è?

Questo episodio mi è piaciuto, un buon inizio per una serie a mio parere sottovalutata. O magari ancora non è stata decentemente scoperta dalla grandissima vastità del pubblico.

Blindspot parla, innanzitutto, di identità. Di essere chi si è anche quando non lo si è. Kurt spiega che aveva tenuto nascosto a Jane il test sui suoi denti perché avrebbe voluto che lei fosse Taylor. Allo stesso modo, Jane, che forse sospettava qualcosa, aveva continuato a mentire e inventare ricordi, perché in qualche modo non avrebbe voluto fare del male a Kurt. E sappiamo che nonostante Oscar, lei provava qualcosa per Kurt.

Ora mi viene da domandarmi se la storia che le è stata raccontata da Shephard sia vera, anche se credo che lo sia. Dopotutto, abbiamo visto Shephard e Roman parlare di lei e il ragazzo si è riferito a lei utilizzando il termine “sorella”. È stato commovente, poi, il momento dell’abbraccio in cui Roman le dice di aver recitato una preghiera in afrikaans quando l’ha lasciata a Times Square. Quindi sappiamo che è stato lui.

Per quanto riguarda Orion e le altre operazioni presenti sul flash drive di Mayfair, io credo che verranno approfondite e che tutte e tre c’entrino qualcosa l’una con l’altra. Specie l’ultima, che contiene solo un file su un buco nero. Non so in che modo, ma sicuramente scopriremo che Mayfair aveva scoperto la verità su Orion prima ancora che Jane la incontrasse quando stava per morire. Inoltre credo, quasi completamente, che Shephard sia un pezzo grosso all’interno dell’FBI o di qualche altro ente veramente importante.

Resta ancora da scoprire perfettamente cosa sia Orion nei dettagli e soprattutto perché fosse stato creato tutto questo. E non mi bevo la scusa che fosse solo una denuncia per ciò che accadeva nel Bureau (sarebbe troppo simile a Quantico).

Ulteriore conferma che abbiamo avuto: Jane faceva veramente parte dell’esercito, avendo visto una sua immagine tra le immagini sul progetto Orion. E sappiamo, grazie alla scorsa stagione, che stava veramente effettuando degli addestramenti che poi l’hanno portata ad essere reclutata da qualche reparto speciale.

Insomma, grande inizio per questa seconda stagione che spero si mantenga su questi toni fino alla fine.

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Ventisei anni, interprete, traduttrice, appassionata di letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore e mi drogo di serie TV.

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