Centocinquanta sfumature di Leggerezza

Centocinquanta sfumature di Leggerezza

“Leggilo, è fighissimo”
“Oh mio Dio, Christian Grey, magari esistesse!!”
“La protagonista è un’idiota.. Come si fa a lasciare uno così?”

Credo di non essere stata l’unica a sentir pronunciare queste frasi. Credo anche di non essere stata l’unica ad ergersi fermamente contro questo fenomeno “letterario”, almeno all’inizio.

Lo ero, ma lo ero per vari motivi: non mi piacciono le storie d’amore (e, no, non sto citando Mr. Grey), mi piace il fantasy, sono una Potterhead nata e convinta e non riuscivo ad accettare il fatto che una fanfiction (ambito a cui non mi sono mai appassionata) potesse aver venduto più dei libri di zia Row, che hanno segnato non solo la mia infanzia ma l’ultimo decennio del mondo intero.

Non riuscivo ad accettare né a comprendere neanche lontanamente perché il classico uomo-tenebroso-oddiotunonpuoiavermiperchéiononfunzionobene (alias Christian Grey) vendesse così tanto. E non è vero che “le donne hanno trovato voce ai loro pensieri”, perché NO.
Perché sebbene io sia fermamente convinta che le donne debbano mettere in chiaro che anche a loro piace avere una vita sessuale senza nascondersi dietro inutili “chi? io? no!!!”, a nessuna donna sana di mente andrebbe di farsi frustare così, senza motivo, perché a lui piace.
Perché nessuna persona sana di mente (quindi evitiamo di toccare il tasto “mariti violenti/mogli accondiscendenti”, che non è normale) si innamorerebbe di un uomo che le fa firmare un contratto (?!?!?!) per soddisfare i propri piaceri sessuali.
Perché, per la miseria, pare il punto di incontro tra un libro di Moccia e Twilight.
Perché, dai, la storia di una sfigatella che fa innamorare l’uomo inarrivabile e complessato è vecchia quanto il mio computer (o forse di più..).
Perché pare la versione Hollywoodiana di Melissa P.
Perché pure Buffy l’ammazzavampiri si innamora sempre di quelli violenti che se la vogliono mangiare, o Belle della Bestia che la imprigiona.
Perché nessuno deve vendere più di Harry Potter, che pur non toccando la sfera amorosa ha insegnato più cose di quante ce ne siano da sapere in materia d’amore.
Perché se vuoi leggere un libro su un uomo bipolare, comprati “Io Uccido” di Giorgio Faletti e allora sì che ti fai una lettura come si deve.
Eppure..

Fifty shades trilogy
Photo credits: Sasha Manuel

Sessione invernale, due esami alla laurea, frequenti attacchi d’ansia, tesi da preparare, rischio di andare fuori corso, media che danno più notizie negative che altro. Io, che sono la vera donna fatta di Cinquanta Sfumature d’Ansia, volevo qualcosa di LEGGERO.
Mi era accaduto ugualmente durante la maturità, tipo quattro anni fa, e lì per lì mi chiudevo a guardare i Soliti Idioti o i video di Maccio Capatonda, o Willwoosh che faceva le parodie di Twilight, perché volevo avere il cervello libero.
Ancora gente che parlava di Cinquanta Sfumature di Cristiano Grigio (così lo chiamo io), e io che continuavo a ripetermi che vista la traduzione ad merdam del titolo, l’opera sarebbe stata peggiore.
Insomma, dai, Cristiano Grigio! Sul serio? Cioè, se si fosse chiamato Cristiano Grigio, tutte queste donne sarebbero impazzite per lui? E’ ovvio che no. Ma io lo continuo a chiamare così, perché rende meglio l’idea.
Insomma, una mattina mi alzo e puf, cercando Jamie Dornan su Google trovo il PDF di tutte e Centocinquanta le sfumature – Grigio, Nero e Rosso, tradotte anch’esse ad merdam.
Le ho lette.
In una settimana.
Tutte e tre.
La triste e sconsolata conclusione è stata che mi sono piaciute.
O meglio, non mi sono dispiaciute. E sto ancora cercando di capire il perché, anche se una mezza idea me la sono fatta.

Il racconto avviene in prima persona e al presente, e questo già mi sa di sceneggiatura, non di libro (avevo fatto uno sforzo immane per leggere Hunger Games, narrato allo stesso modo, ma poi mi ci ero appassionata, e sti cavoli di com’è scritto). Le prime cento pagine (o forse anche le restanti) sono un perpetuo “oddio Christian mi ha guardata” “Oddio Christian sta respirando” “Oddio Christian ha un capello più lungo dell’altro”. Cioè, sappiamo più cose su sto Cristiano che sulla tipa che parla in prima persona e che si presenta solo come romantica-appassionata di letteratura-timida (oddio, sono io????).

Poi bum, la rivelazione di lui:“Io non faccio l’amore.. Io fotto. Senza pietà”. Ecco, su questa frase, che per me è stata il fulcro del libro, c’è da dire che può essere solo che comica.

Dai, sul serio?

Cioè, uno ti dice così e tu stai lì, ferma, e accetti di vedere la sua stanza dei giochi (scherzavo, non sono io!). Ah, allora non avevi capito un ciufolo e pensavi stesse scherzando, non ci sono altre spiegazioni. Invece no. Lei, da brava protagonista horror (??) si avventura alla scoperta del territorio circostante consapevole dei pericoli che la circondano.
Sì lo so che non è un horror, sto dicendo un sacco di cavolate per cercare di farvi capire che io, in questa roba, ci ho visto un sacco di comicità che mi ha fatto proprio ridere. Ed ecco perché mi è piaciuto. Perché è surreale.
Perché la gente normale scapperebbe, invece lei è rimasta. Ed anziché vederla come quelle persone che hanno letto solo questo in vita loro e cercano di fartelo passare come il capolavoro letterario dell’ultimo decennio, io – che ovviamente non sono una critica letteraria né tantomeno voglio essere spocchiosa – vi dico che tutta la vicenda, se letta secondo l’ottica del “passatempo” è simpatica.
Questo genere di libri li chiamo “libri da spiaggia”, non so se questa definizione sia stata data da qualcun altro prima di me, ma la penso così.

E’ una lettura leggera, tanto da poter essere fatta tra un bagno al mare e l’altro, sotto l’ombrellone, in due giorni. E’ una lettura simpatica: loro che viaggiano su Charlie Tango (un multimiliardario chiama Charlie Tango il suo elicottero, dai si può essere più teneri di così?!), lui che ha patente nautica, aeronautica, aerospaziale, teletrasporto, smaterializzazione, ha studiato a Hogwarts, ha le case anche nella Terra di Mezzo e, sì, ha forgiato lui gli Anelli. Lei che accetta tutto ma non i regali, perché mica è una prostituta. Quel poveraccio di Taylor, l’autista, che mi sono sempre chiesta se avesse voluto una vita come si deve. Lui che compra case e aziende come i comuni mortali comprano le sigarette. Lui che va in Europa  e qualche collega riccone ovviamente gli presta la barca. Lui che non ha bisogno di fare il visto per uscire dagli USA. Cioè, è simpatico!
Continuo comunque, però, a non capire la psicosi che si è generata.
O meglio, quella generata dal libro.
Perché poi, non prendiamoci in giro, ti mettono Jamie Dornan mezzo nudo nel trailer ed è ovvio che tre quarti della popolazione femminile corra al cinema a vederlo. Cioè, pure quell’americanata di Troy se la so’ vista tutti per i bicipiti di Achille, perché quanto a corrispondenza con la mitologia c’entra poco e niente. O Magic Mike. Dai, film inutile e senza senso, ma c’era “quello di Step Up”, che fai, non te lo vedi giusto per rifarti gli occhi ogni tanto?
Comunque, ecco, io non lo metterei al rogo. Il libro dico. Ma lo prenderei con le pinze. Direi che sì, non è letteratura, non è un capolavoro, non è verosimile. Ma alla fine è leggero e facile, il tipo di lettura che cercavo per svagarmi e non pensare alla letteratura cinese, pesante e ansiogena. Forse è stato il contesto in cui l’ho letto a non farmelo dispiacere, non saprei.
Quanto alle scene di sesso del libro, sì, sono tante. Ma dopo un po’ sono tutte uguali. E dopo il primo, la stranezza quasi diminuisce. Dopo il primo, la profondità della pozzanghera aumenta leggermente, come se fosse una buca in una delle tante vie vicino casa mia (anche una decina di centimetri) riempita d’acqua dalla pioggia.
Perché c’erano le basi per renderlo un po’ più introspettivo, ma non sono state ben applicate. E vabbé, pazienza, tanto poi diventa la classica storia d’amore: si innamorano, si sposano, fanno due figli. E si divertono nella stanza dei giochi.

Alla fine, dopo aver scritto e riletto tutto, ancora non ho capito perché mi sia piaciuto eh, quindi per coerenza ieri ho visto anche il film.
Il film è un’altra cosa. Il film è carino. Lo è sia per il motivo sopra citato (ndr), sia perché loro due sono carini insieme, lei è simpatica, lui mi piace da quando vedevo Once Upon a Time, e poi perché lui è veramente Irish (non so da cosa lo deduco visto che l’ho visto in italiano, ma non fa niente). Cioè, se non avessi letto il libro, il film mi sarebbe piaciuto lo stesso. Come può piacere una commedia romantica, un cinema non impegnato né impegnativo, così, per passare una serata diversa. Un film dal quale sono uscita con un’espressione alla “anvedi il cacciatore de Biancaneve!”, sicuramente più carino di altri e meno interessante di altri ancora. E’ fedele al libro quanto basta per trarne le parti divertenti e romantiche, un po’ spinto a tratti, ma se avessero trasposto letteralmente quello che c’è nel libro sarebbe stato un porno.

A conclusione di tutte queste frasi buttate giù senza un criterio logico, vi segnalo l’audacia di mia madre che a fine film ha spoilerato a tutta la sala come finisce il terzo. Queste sono le cose che amo. (Come volete che finisca una storia d’amore?!?)

Ventotto anni, appassionata di viaggi e letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore, venero i ravioli cinesi e mi drogo di serie TV.

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