Cinquanta sfumature di cosa?

Cinquanta sfumature di cosa?

Sulle Cinquanta sfumature ne ho lette e sentite tante; in onore dell’uscita nelle sale dell’omonimo film, l’ho infine fatto: ho dedicato del tempo alla fantomatica trilogia, e ora, in preda ad un sano sconvolgimento emotivo causato dalla raccapricciante lettura, voglio far leggere e sentire anche la mia.

Ci tengo a precisare in partenza che quello che sto per dire non è dettato da una noiosa forma di snobismo culturale: sono la prima a sostenere che nel vasto panorama editoriale che ci viene offerto, è cosa buona e giusta che trovino il loro spazio libri più o meno impegnati. Insomma, non tutti abbiamo voglia di passare le serate insieme a Dostoevskij, Eco o Bulgakov. È giusto che ciascuno possa avere un’ampia gamma di opzioni tra cui scegliere per trascorrere momenti con la leggerezza che più ritiene opportuna.
Dunque, una volta chiarito questo, ciò che però è di fondamentale importanza che non inganni i lettori è il considerare letteratura ciò che di letterario non possiede nemmeno l’ombra.

Signori e signore, eccovi un dato di fatto: Cinquanta Sfumature di grigio potrà anche essere considerato un caso mondiale sotto tanti punti di vista, che spero di riuscire a comprendere durante questa riflessione, ma quel che è certo è che NON si tratta di un caso letterario.
Mi ero imposta di leggere almeno una porzione della trilogia, quantomeno sin dove il mio stomaco mi avesse permesso di proseguire, perché se è bene parlarne, è ancora più corretto avere delle basi su cui costruirsi una personale opinione. Come in tutte le cose, del resto, discuterne solo per sentito dire non è efficace e nemmeno sinonimo di chissà quale integrità morale. Oltre ogni mia previsione, sono riuscita ad arrivare fino alla fine, a cui peraltro confesso di essere giunta saltando qualche pagina qua e là senza per questo (posso assicurarlo) essermi persa nulla di fondamentale alla comprensione del testo.
Ritengo dunque di possedere materiale sufficiente per esprimere un pensiero fondato su solide fondamenta.
Quello che mi accingo a scrivere è il risultato di questa faticosa operazione di lettura; dunque armatevi di pazienza e iniziamo con l’analisi.

Innanzitutto, è bene che tutti conoscano la genesi di questa trilogia, per avere una prima grande idea di che cosa sia Cinquanta sfumature di grigio e quali siano gli evidenti limiti entro cui si sviluppa: nasce infatti come fan fiction di Twilight (trascurerò la mia opinione in proposito per non lasciare troppo spazio ai miei gusti personali), i cui personaggi principali portavano appunto i nomi dei due protagonisti della saga sui vampiri, Bella ed Edward. La Fan Fiction portava il titolo di Master of the Universe, e fu pubblicata ad episodi su siti dedicati sotto lo pseudonimo di “Snowqueen’s Icedragon”. Tuttavia, a causa di polemiche a proposito dell’esplicita natura sessuale del materiale, l’autrice rimosse la storia dai siti di fan fiction e la pubblicò sul proprio sito. In seguito riscrisse Master of the Universe da capo, rinominando i protagonisti Christian Grey e Anastasia Steele, per poi darlo alle stampe.
Una volta chiarito questo, possiamo procedere oltre.

Potrebbe sembrare scontato, ma introdurre il discorso con una bella analisi logico-sintattica delle Cinquanta Sbavature non è così superfluo come suona, anzi: è di vitale importanza. Aiuta infatti a dare la prima, fondamentale impressione di quello che costituisce lo scheletro senza il quale nulla potrebbe esistere: il testo.
Al di là del fatto che a pagina tre già ti viene da chiederti come abbiano potuto davvero dare il permesso di pubblicare un simile orrore (della serie che il mio diario delle medie possedeva metodi narrativi più interessanti), cerchiamo di ripercorrere insieme qualche estratto, così che chi non ha avuto tempo né coraggio di dedicarsi alla lettura del libro, possa avere un’idea del registro lessicale utilizzato dalla scrittrice.
Se vi metteste a leggerlo, potreste trovare cose di questo genere (traggo direttamente da alcune prime pagine del libro di esordio):

“Apro la porta e inciampo. Cado lunga distesa in mezzo all’ufficio. “Merda… Imbranata che non sono altro!” Mi ritrovo carponi mentre due mani premurose mi aiutano a rialzarmi. Sono così imbarazzata, maledetta la mia goffaggine! Devo farmi forza per alzare lo sguardo. Porca miseria… è giovanissimo.”

Ma anche:

«Qual è la sua passione, Anastasia?» chiede con la sua voce vellutata, e si riaffaccia il sorriso misterioso. Lo guardo, incapace di articolare una risposta. Mi sembra di stare su placche tettoniche in movimento. “Cerca di calmarti, Ana” implora il mio subconscio torturato. «I libri» sussurro, ma la vocina interiore sta gridando: “Tu! Tu sei la mia passione”.

E:

«Non vorrà rovinarsi i vestiti.» Faccio un gesto vago in direzione dei suoi jeans. «Posso sempre togliermeli.» Sorride. «Ah.» Sento che le guance mi bruciano. “Smetti di parlare. Smetti SUBITO di parlare.”

Oppure:

“Mi sta guardando negli occhi, e io reggo il suo sguardo ardente per un attimo, o forse a lungo… ma alla fine, la mia attenzione è attratta dalla sua splendida bocca. “Oddio.” Per la prima volta in ventun anni, ho voglia di essere baciata. Ho voglia di sentire quella bocca sulla mia.”

E ancora:


«Vorrei essere io a mordere quel labbro» mormora con voce roca. Rimango senza fiato, del tutto inconsapevole del fatto che mi stavo mordendo il labbro inferiore. Credo che sia la cosa più erotica che mi abbiano mai detto… Il mio respiro si fa affannoso. Sono tutta un fremito, senza che lui mi abbia nemmeno toccata.”

E infine, la perla:


«Questo significa che stanotte farai l’amore con me, Christian?» “Oh, signore. L’ho detto davvero?” Lui rimane di stucco per un attimo, ma si riprende in fretta. «No, Anastasia. Primo: io non faccio l’amore; io fotto… senza pietà.»

Terrificante.
Insomma, il Federico Moccia internazionale, e proprio per questo non mi stupisce che la lettura sia risultata estremamente semplice e scorrevole per una grande porzione di popolazione.
Fin qui potremmo dire che non ci sia, in effetti, niente di nuovo.
Cercando dunque di lasciare da parte la (discutibile) pochezza lessicale adottata dalla James, la disarmante carenza di senso logico e di verosimiglianza dei botta e risposta tra personaggi insulsamente costruiti (la cui psicologia è indagata con l’occhio di un adolescente, fatta forse eccezione per il personaggio maschile, di cui si cerca di studiare un po’ più a fondo i moti dell’animo), la banalità dei dialoghi, il noioso e mortalmente lento procedere delle scene, arricchite con discorsi degni dei peggiori romanzi Harmony in commercio, o di riviste indirizzate ad adolescenti in pieno scompenso ormonale, proviamo ora a chiudere un occhio sugli orrori del testo per riflettere sui contenuti della storia.

La trama

Dunque, Anastasia è una ragazza che frequenza l’Università, sessualmente acerba, completamente disarmata nei confronti dell’intimità di coppia in quanto ancora vergine e quindi un po’ impacciata, in perenne imbarazzo, inconsapevolmente bella, e via dicendo.
Christian, al contrario, è una specie di dio greco, bello e maledetto (ma dai?, che originale!), affascinante, miliardario, sicuro di sé, impassibile e maniaco del controllo.

Ora, quando dico maniaco del controllo, intendo nel senso letterale del termine: Christian Grey è l’emblema dell’uomo che chiunque si augurerebbe stesse ben lontano dalle proprie mogli o figlie, e se le donne che si sono prese una cotta per lui riuscissero a tenere a bada gli impulsi sessuali, sono sicura che sarebbero in grado di riconoscere in lui tutto ciò da cui, nella vita reale, dovrebbero fuggire a gambe levate.
Ma capiamo perché.
Dopo essere usciti insieme ben una sola volta, Christian accompagna nella sua abitazione da miliardario spaziale la dolce Anastasia, che mostra la sana eccitazione di una tredicenne di fronte a un poster di Jesse McCartney. E ammettiamo che potremmo anche sopportare quel suo continuo mordersi il labbro (gesto che dopo la diciottesima volta in effetti inizia a essere un tantino ripetitivo), ammettiamo che potremmo tollerare l’assurdità dei momenti che si vengono a creare (basti pensare che fanno un’uscita sull’elicottero privato di Mr Grey come se questa fosse la più ovvia e naturale delle situazioni, cosa di fronte a cui ho trattenuto a stento le risate), ammettiamo possibile che la casta Anastasia si lasci andare a straordinari orgasmi multipli un momento dopo aver perso la verginità, ammettiamo pure che non ci sia nulla di male nel fatto che lui mostri una sorta di ossessione nei confronti di pratiche che richiamano vagamente il BDSM (su cui torneremo più avanti) e glielo riveli così, tra uno spuntino e l’altro, come se stesse parlando di fare una gita al mare, ammettiamo che non ci dia estremamente fastidio che quando lei, durante la prima intervista, gli domanda se per caso lui sia gay, il nostro Christian la prende come la peggiore delle offese, ammettiamo tutto questo, prendiamolo pure per potenzialmente accettabile: ma, signori e signore, quello che non possiamo accettare è che in Cinquanta Sfumature si sfiora e si supera la barriera del romanzo criminale ma che agli occhi dei fan più accaniti sembra che in questo non vi sia nulla di sbagliato.
Prima di spiegare perché, facciamo una piccola digressione sul BDSM per chi non ne abbia conoscenza alcuna. Cito:

“Il termine BDSM è un acronimo che identifica e definisce un insieme di pratiche relazionali e/o preferenze sessuali basate sulla dominazione e la sottomissione:

  • Bondage & Disciplina (B&D o BD);
  • Dominazione & Sottomissione (D&S o DS);
  • Sadismo & Masochismo (S&M o SM).

Chi esercita l’autorità è detto master o dominatore/dom, chi subisce l’autorità è lo slave o sottomesso/sub, mentre uno switch interpreta entrambi i ruoli. Queste pratiche, che fuori da un contesto di piena consensualità sono comunemente assimilate alla violenza sessuale, diventano, all’interno del BDSM, fonte di soddisfazione reciproca nonché stimolo per la costruzione di un più profondo rapporto interpersonale.”

Cerchiamo di tenere ben a mente questa definizione, perché, soprattutto per chi non fa parte della comunità BDSM, sarà necessario per comprendere l’errore basilare che sta alla base del rapporto tra Anastasia e Christian.
Tra i due, infatti, è lui quello a essere devoto a una pratica sessuale delicata come quella del BDSM (a causa del suo difficile trascorso, come ci spiegherà, in quanto sottoposto alla sottomissione in giovanissima età da una donna adulta, cosa riprovevole alla quale viene data l’importanza che si darebbe a uno starnuto e che naturalmente sembra giustificare il suo essere uno stronzo violento con le donne), mentre Anastasia non ne ha conoscenza alcuna, e nessuno le vieterebbe di non provare per essa interesse, o di esserne infastidita, o intimorita. Insomma, non a tutti deve per forza piacere. Ma no, a lei questa scelta non viene data: o meglio, Christian la mette subito sull’attenti. Se vuole stare con lui, dovrà firmare un interessante contratto (la cui inefficacia legale Christian ben si guarda da mettere in chiaro ad Anastasia, la quale a lungo teme che firmandolo debba ritenersi per legge vincolata a lui) in cui lei si metterà alla mercé della sua psiche da Dominatore, in tutto e per tutto. E quando dico tutto intendo davvero tutto, anche ciò che esula drasticamente dal rapporto sessuale tra Dominatore e Sottomesso: vedete, non esagero quando

Photo credit: Tumblr
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dico che lui, prima ancora che lei acconsentirà a questa relazione, prima ancora dunque che loro due siano di fatto una coppia, si sentirà in dovere di controllare quello che mangia (l’insistenza con cui le impone di cibarsi quando e come vuole lui è vomitevole), come si veste (le fa direttamente trovare vestiti pronti nell’armadio senza preoccuparsi minimamente del suo parere), con chi esce, che macchina guida (manda a rottamare la sua auto e gliene fa trovare una nuova di zecca senza nemmeno consultarla, tanto cosa vuoi che conti la sua opinione), con chi parla (le vieta categoricamente di rivelare dettagli della loro relazione a chiunque, mettendola in condizione di isolarsi dai suoi amici e familiari), come dovrà depilarsi, quanta attività fisica dovrà compiere ogni settimana, quando e quanto dovrà dormire (una cifra ben precisa di ore a notte), e tutto questo – state bene a sentire – c’è qualcuno che davvero riesce a trovarlo romantico.
Per me è solo terribilmente inquietante.

Al di là del fatto che Anastasia da vergine pura e immacolata che mai si è interessata al sesso, di fronte a un esemplare di maschio avvenente e potente senta chiaramente risvegliarsi la sua beneamata e pluricitata “dea interiore” (parliamone, che cavolo è questa cosa? Il suo io? La sua libidine? Ci ho fatto sopra un sacco di risate, in ogni caso) e si trasformi a tratti in una sorta di ninfomane folle, vediamo come qualsiasi aspetto della sua vita sia sotto il diretto controllo di Mr Grey, amante focoso e soggetto a violenti scompensi emotivi che lo portano a rintracciarla per poterla tenere d’occhio, raggiungerla contro la sua volontà (lui, con il suo fare maniacale, le regala un MacBook e un telefono, per poterla tenere sotto costante controllo; dopo averla vista una sola volta la rintraccia, scopre dove vive e dove lavora; dopo che lei gli dice – scherzosamente, in realtà – di non volerlo più vedere, lui si convince sia una cosa seria e cosa fa?, si presenta da lei seduta stante, naturalmente; quando lei si sposta in un altro paese per un weekend di riflessione da sua madre, se lo ritrova immediatamente lì, e via dicendo).
Insomma, roba da denuncia immediata.
Eppure, nessuno sembra accorgersene.

Il BDSM

Premettendo che di BDSM in questo romanzo c’è in realtà poco e niente, la cosa ancora più fastidiosa è che la pratica venga presentata come vergognosa al punto da dovere essere tenuta nascosta, rendendola così una sorta di devianza sessuale, cosa per cui, sono certa, l’intera comunità BDSM si sarà sentita insultata. Non si tratta infatti di una depravazione: quantomeno, non dovrebbe essere così, anzi, dovrebbe essere un momento di consapevole svago per entrambi i membri della coppia che decidono di approcciarsi a questa pratica, che comprende attenzione reciproca, cura e delicata preoccupazione del post-rapporto, dal momento che si sfiorano corde molto delicate di una persona, quali sono quelle dell’intimità sessuale (nel libro in questione l’“aftercare” si limita a una spalmatina di crema sul sedere della indolenzita Anastasia e via, ognuno a casa propria). Eppure, nelle nostre Cinquanta sfumature di abusi, il BDSM assume l’aspetto di qualcosa di inquietante e di cui non fare cenno a nessuno, come se si trattasse di una vera a propria perversione sessuale.
Nessuno sembra però riuscire ad accorgersene.

L’apologia del maschilismo

Milione di donne eccitate all’idea di avere un uomo che le protegga ossessivamente, le riempia di attenzioni maniacali, e le sculacci e le maltratti se fanno le cattive (roba che poi se solo osasse come minimo lo manderebbero in questura), romanzano 50 Sfumature come fosse una storia d’amore appassionata e desiderabile.
Signore, aprite gli occhi: Mr Grey è l’apoteosi del maschilismo.

Si sente in continuazione in potere di decidere per Anastasia, dieci minuti dopo averla conosciuta fa aprire un dossier su di lei, le rintraccia il telefono e scopre dove abita e dove lavora, quando lei cambia occupazione lui fa che comprarsi direttamente l’azienda in cui lavora, licenzia il capo e guarda caso mette proprio lei alla direzione (disgustoso, per entrambi), quando lei vuole offrirgli la colazione lui dice di sentirsi “castrato” (roba da medioevo), controlla i suoi orgasmi come fossero qualcosa che gli spetta di diritto, si eccita quando lei si mostra infantile e immatura, si spazientisce quando lei accenna qualche traccia di indipendenza, le dice come e cosa deve provare, quali emozioni deve sentire, la minaccia di colpirla quando non si comporta come lui vorrebbe (quando lei è a tavola coi suoi genitori e si rifiuta di farsi toccare da lui sotto al tavolo, lui si arrabbia; le mani gli prudono ogni due per tre, tanto che lei ha costantemente timore di vederlo spazientito, e di frequente si prende la colpa per averlo fatto arrabbiare; e via dicendo), si infuria quando un amico di vecchia data innamorato di lei (l’unico personaggio di colore che naturalmente porta avanti lo stereotipo del brutto stupratore, pensa un po’ che novità) cerca di baciarla mentre lei ha un po’ bevuto (cosa sbagliata, senza dubbio, ma non così differente e non più grave del perenne comportamento psicopatico di Christian Grey, capiamoci), quando lei resta incinta è lui che vuole decidere come lei debba partorire, e potrei tristemente andare avanti ancora per molto.

Ma certo, chi non vorrebbe vivere una storia abusiva, del genere di quelle che poi senti nei fatti di cronaca al telegiornale, in cui lei si è finalmente stufata e quindi lui l’ha presa serenamente a pugnalate?
E in tutto questo Anastasia, che ha il comportamento di una donna con evidenti carenze caratteriali, non riesce a dire di no ai suoi “gusti singolari”, anche se vorrebbe, perché è a tratti impaurita, in certi momenti letteralmente spaventata da lui. Teme continuamente di farlo arrabbiare. Ha paura delle sue reazioni. Acconsente (non sempre, dato che spesso il consenso è molto dubbio, e non da subito, anche se tali rapporti cominciano fin dal principio, perché a Christian non si può proprio dire di no) ad avere dei rapporti sado-masochisti (sempre se si possa definirli così) senza avere la più vaga idea di che cosa debba aspettarsi, senza che lui dia la minima attenzione al fatto che lei non è pronta a essere catapultata nel mondo BDSM in quanto semplicemente non è ancora abbastanza introdotta nel sesso, non le da nessuna informazione su cosa sia quello a cui sta andando incontro invitandola a farsi semplicemente qualche ricerca su Internet (come se Internet non fornisse impressioni contorte su quello che c’è da sapere sulle pratiche sessuali non tradizionali, e quando lei legge alcune delle informazioni che trova in rete si sconvolge al punto che non riesce più ad andare avanti), ben consapevole del fatto che Anastasia avrebbe bisogno di un’educazione sessuale graduale e tale da portarla a scegliere consapevolmente e consenzientemente quello che le piace e quello che non le piace fare, e non, al contrario, una mera imposizione mentale e fisica.
Il consenso reciproco, in un rapporto BDSM, è alla base di TUTTO.

C’è una parte in cui Anastasia dice a chiare lettere di sentirsi spaventata all’idea che Christian la colpisca di nuovo.
La paura non può essere contemplata: avere paura non fa parte del ruolo del/della sottomesso/a. La pura paura è qualcosa che prova la vittima inconsapevole di abusi, non una persona consapevolmente partecipe di rapporti BDSM.
“Ma lei non dice di no”, in tanti ho sentito ripetere.
Pensiero raccapricciante, che sta alla base di tutti quelli che offrono giustificazioni ai rapporti abusivi, dando la colpa alla non-negazione della vittima.
È vero, Anastasia non dice quasi mai esplicitamente di no, eppure spesso il suo disagio non lascia spazio all’interpretazione, se non si tratta direttamente di un rifiuto netto che viene accuratamente ignorato.

Non negare non significa essere consenzienti.

Lei acconsente a dedicarsi a qualcosa da cui è spaventata solo per poterlo accontentare, prova piacere per fare piacere a lui, il tutto raccontato in scene che cercano di elevarsi a pornografia ma che possiedono una bruttezza davvero colossale, risultando imbarazzanti e scadenti, durante le quali si fa ripetutamente riferimento alla vagina chiamandola “”, come fosse l’unica cosa volgare della situazione.
Tutto questo, sia ben chiaro, non nega che, a livello di narrazione, Anastasia sia un personaggio vuoto come un buco e costruito con la sapienza letteraria di un adolescente che al massimo ha letto Tre Metri Sopra il Cielo. Il personaggio femminile della storia è forse anche peggiore di quello maschile. Zero spessore psicologico, zero spettro emotivo (ogni tanto forse azzarda una sorta di riflessione introspettiva, che subito viene smantellata accuratamente dal manipolatore e narcisista Christian Grey). È solo il simbolo di qualcosa che richiama tristemente una sorta di squallida prostituzione. Ad Anastasia infatti non sfiora mai il pensiero di essere incappata in una persona che forse (forse, eh) così tanto brava non è; tutto quello che le importa è pensare a quanto sia ricco, a quanto costosi siano i regali di cui la riempie, a quanto vasti siano i suoi possedimenti, e a quanto sia fantastico che un uomo del genere si sia infatuato proprio di lei, così maldestra e impreparata. Lei stessa dice che se non fosse così straordinario probabilmente lo avrebbe già denunciato per stalking, ma l’alternativa sarebbe troppo brutta, ossia restare da sola (di che diavolo stiamo parlando?).
Ma, si capisce, lui è bello, miliardario, potente: come potrebbe Anastasia rifiutarsi di essere al suo totale servizio?
Del resto è questo che vogliono le donne, no?

Un uomo ricco e in carriera che le riempia di regali per comprarsi il loro consenso, che regali sesso folle e abbia a cuore solo il proprio interesse personale senza dare peso alla sfera sessuale della donna con cui entrano in contatto, come se non ci fosse nulla che lei possa desiderare, come se le sue volontà fossero di nessun conto. È più che evidente che Anastasia non si senta a suo agio nella stanza delle torture di Mr Grey, ma Christian è pronto ad approfittare dell’acerbità fisica e mentale di Anastasia, sottomettendola come farebbe il peggiore degli stalker seriali. Dopo la prima serie di “sculacciate”, vediamo Anastasia tornare a casa e mettersi a piangere nella sua stanza, confusa, incapace di comprendere se stessa e la situazione in cui si trova, umiliata, mortificata. Evidentemente ha acconsentito a questa pratica solo per dare sollievo al suo amato Mr Grey, perché sa che nel momento in cui decidesse di andarsene lui non la vorrebbe più vedere. Le cose sono state messe in chiaro fin dall’inizio. È lui a introdurla nella sessualità, così per come LUI la intende, e solo in questo modo. Non esiste che lei abbia voce in capitolo.

Lei non può toccarlo, non può guardarlo, non può alzare gli occhi al cielo senza paura di prenderle, non può muoversi, deve stare ai suoi ordini, e tutto questo ancora prima di aver acconsentito a un contratto scritto (in realtà, dopo averle detto di non essere intenzionato ad avere nessun tipo di contatto con lei se non dopo la firma della negoziazione, lo vediamo immediatamente dire “chi se ne frega delle scartoffie” e buttarsi addosso a lei, cosa che da l’idea della grande considerazione che conferisce al suo fantomatico contratto).
E la meraviglia sta nel fatto che tutto questo ci è dato dalla scrittrice, attraverso il suo stile unico, sotto forma di – state bene a sentire – AMORE.

Amore?

Ebbene sì: è la storia della crocerossina che vuole salvare il ragazzo difficile, la cerbiatta che cerca di cambiare il leone. Forse è anche questo che ha attirato milioni di fan in tutto il mondo: in quante in fondo sognano il principe azzurro complessato, da portare in salvo con le propri cure amorevoli?
Solo che, cari amici, lui non è un ragazzo difficile, e nemmeno un leone: è un uomo con disturbi ossessivi-compulsivi (dovuti a una precoce insana relazione con una donna evidentemente malata, ma che in nessun modo lui sembra condannare, anzi) che si accanisce su una ragazza totalmente incapace di tirarsi indietro, e lo fa proprio in virtù di questa sua difficile introduzione alla vita, come se essere cresciuto sotto il peso di una relazione abusiva sia una valida giustificazione all’abuso nei confronti di altre persone. Forse le cure psichiatriche che segue non stanno esattamente facendo il loro lavoro (questa è probabilmente l’unica cosa sensata che Anastasia riesce a dire).
Lui un momento prima le fa le moine, la riempie di complimenti, e un attimo dopo le dice cosa deve fare, come deve comportarsi, quando deve parlare, dove deve guardare.
E questo non si chiama amore, cari amici: questo è esattamente ciò che si chiama abuso.
Ed è terrificante come nessuno sembri accorgersi di una tale assurdità, spacciata per un grande romanzo romantico, che invece nasconde la più disgustosa delle relazioni, e che non riesce nemmeno ad essere narrata in quanto tale, ma viene nascosta sotto uno strato profondo di banalità e volgarità gratuite, messe lì solo per sollecitare i sensi di casalinghe annoiate in cerca di qualcosa con cui distrarsi, senza doverci riflettere troppo sopra.
Cinquanta sfumature di grigio è la storia di un abuso, ed è importante che le persone se ne accorgano, per smetterla di contribuire agli atteggiamenti anti femministi che con così tanta intensità oggi si cerca sempre più di smantellare. È la storia di una debole volontà femminile calpestata da un uomo possessivo ai limiti della legalità, è la storia di una donna sottomessa ai voleri di un uomo che comprende di averla in pugno, e ne trae godimento.

È davvero questo che volete insegnare alle vostre figlie?
È questo il genere di relazione che volete vivano?

Spero che le donne che osannano questo libro confondendosi nella sua storia siano le prime che nella realtà condannerebbero questi comportamenti. Quantomeno, questo è il sincero augurio che porgo a loro.
E, nel caso qualcuno se lo chiedesse – giusto per essere completi – è bene precisare che Cinquanta sfumature di grigio non è nemmeno un romanzo erotico: sono sicura che se qualcuna delle fan più scatenate si mettesse a leggere De Sade, o l’Histoire d’O, chiuderebbe il libro disgustata e indignata, mentre continuerebbe a bersi schifezze come le Cinquanta sfumature prendendole per grandi prodotti artistici, senza accorgersi di avere tra le mani avanzi di fanfiction usciti male.

Esistono capolavori letterari al pari di Lolita di Nabokov che portano avanti storie difficili, che toccano argomenti sessuali delicati, uscendone con la testa alta, in virtù di uno stile di scrittura vivace, elaborato, pregiato, che porta alla luce le mostruosità e non cerca di nasconderle, rendendo difficile cogliere il punto in cui finisce il buono e inizia il malvagio, portandoti a riflettere, a sentirti coinvolto e colpito, e non solo trascinato dal labile flusso di una storia scadente venduta come romanzo d’amore.

In conclusione, quello che resta da dire è che nessuno vuole condannare la violenza nei rapporti BDSM, o almeno io di certo non intendo farlo, se questa è utilizzata con consenso e nel rispetto dei limiti. Quello che è da rifiutare con forza è l’utilizzo della stessa violenza (psicologica o fisica che sia, non fa differenza) al di fuori del contesto sessuale (e anche al suo interno, nel caso in cui i limiti non siano stati ben definiti e compresi da entrambe le parti) come arma di controllo e manipolazione, nella speranza che si inizi ad avere piena comprensione di quello che significa essere in una relazione sana, ossia avere rispetto del partner e reciproca fiducia.

Purtroppo esiste una linea sottile che divide l’amore dall’abuso, quando ci si affida completamente alle mani di un estraneo. Cerchiamo dunque di riconoscere quella linea sottile, e impariamo a non inciamparvi, incominciando a non osannare comportamenti distruttivi e degradanti come quelli esaltati in questo libro. Dedichiamoci alle letture che preferiamo imparando però a riconoscere ciò che è buono da ciò che è da buttare, ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, perché – come spesso si dice – l’arte imita la vita ma è anche la vita ad imitare l’arte, e poi è un attimo confondere l’amore con l’ossessione, è un attimo convincersi di volare quando invece si sta precipitando.

P.S. Se non altro, c’è da dire che senza dubbio il film difficilmente potrà essere più scadente del libro, e questa potrebbe essere almeno una magra consolazione.

Bellezza nera.

Commenti

2 Commenti
  1. posted by
    Marianna
    Mar 30, 2015 Reply

    prima cosa: è solo un libro, è finzione, perchè cavolo ci montate un caso sopra e seconda cosa: il libro non è certo da nobel per come è scritto e d’altronde la stessa autrice ha ammesso di non saper scrivere chissà in che modo e lo dico perchè io leggo di tutto dai romanzi, ai classici, ai libri di bruno vespa ma la storia attira, anche se piena di clichè e poi per scrivere quello che è scritto nell’articolo si vede o che non sono stati letti gli altri due libri o che semplicemente non avete capito nulla!!!! Non è un libro di chissà che spessore ma dell’abuso o della violenza non ha praticamente niente…..Mi chiedo se in tv avete mai sentito storie di veri abusi

  2. posted by
    Maria Teresa
    Mar 31, 2015 Reply

    Ciao Marianna. L’articolo l’ho scritto io, quindi ti rispondo io.
    Prima cosa: il fatto che sia solo un libro non esclude che milioni di persone lo abbiano preso come un mantra, una Bibbia da seguire, quindi mi pare evidente che quando un libro diventa un caso mondiale smette di essere “solo” un libro per diventare qualcosa di più grande a cui la gente conferisce un senso più profondo, con il pericolo che quella che doveva essere solo finzione, come la chiami tu, diventa una relazione che tutte, a quanto sembra, vorrebbero vivere. Non bisognerebbe mai sottovalutare la potenza di un fenomeno di massa.
    Seconda cosa: non mi interessa che la scrittrice non sappia evidentemente scrivere. Se avessi letto bene l’articolo, avresti compreso che quello che faccio io non è una sorta di “snobismo culturale”: quello contro cui mi schiero è il fatto che l’autrice ha pubblicato tre libri che la gente addita come casi letterari del secolo, quando è evidente che di letterario non conservano proprio niente. Forse tu riconosci la bassezza stilistica della suddetta opera, ma ti assicuro che là fuori ci sono altre centinaia di migliaia di donne che si sono improvvisate lettrici convinte di aver portato a casa un’opera d’arte da cento e lode. Forse era il caso di far sapere loro che non è proprio così, non credi?
    Terza cosa: prima di aver pubblicato l’articolo, io i libri li ho letti tutti e tre, e – ti assicuro – mi hanno fatto pena fino alla fine. Mi sorge il dubbio che forse non sono io a non aver letto tutti e tre i libri, ma tu a non aver letto con attenzione l’articolo, altrimenti ti saresti accorta che la mia invettiva contro lo sgradevole comportamento di tale Mr Grey prosegua sino alle ultime pagine dei tre libri in questione.
    Ultima cosa, poi passo e chiudo: io l’abuso lo conosco anche fin troppo bene (non mi serve la televisione per vederlo), ed ecco perché veder romanticizzata una storia disgustosa come questa mi fa infuriare. Non è vero che non ho capito niente, Marianna: ho capito più che bene. In effetti, come dici anche tu, la storia è piuttosto semplice e scontata. Forse attira perché è proibita. Forse attira perché non è altro che una fantasia che poi, come spesso accade, una volta realizzata perde tutta l’aura fantastica che possedeva e inizia a fare paura. Forse sei tu a non aver intravisto lo sbaglio in una storia simile, sotterrata com’è da tutta quella banalità. Io dico che l’amore è un’altra cosa, lo urlo con convinzione, e ti auguro che tu possa trovarlo tra le braccia di qualcuno che voglia che tu condivida la sua vita con lui, e non che voglia avere la tua vita tutta per lui.
    Grazie per il tuo commento, e a presto.

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