Giorgia Fagà e il suo zaino

Giorgia Fagà e il suo zaino

Giorgia Fagà, classe 1990, si definisce un’avventuriera e una fotografa. Le foto dei suoi viaggi rigorosamente a piedi e zaino in spalla fanno parlare. Presto inizierà la prossima avventura, 5000km sponsorizzata.
Ho avuto il piacere di farle qualche domanda.

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by Giorgia Fagà
  1. Spero non ti dispiaccia, ma vorrei partire da una delle ultime novità che ho letto sulla tua pagina Facebook Giorgia Fagà PhotographyInvicta sponsorizza il tuo prossimo viaggio. Come ti senti?
    Esatto! Come mi sento? Beh, sicuramente, in primis, terrorizzata poi emozionata e felice.
    La felicità, in effetti, è ciò che mi spinge a superare la paura, le incertezze e le difficoltà che sin da subito si incontrano quando si comincia un viaggio del genere. La decisione di partire si prende relativamente in fretta ma tutto quello che viene dopo spaventa un bel po’, soprattutto quando le cose cominciano a farsi serie, quando l’organizzazione diventa sempre più dura, fino poi all’inizio del viaggio vero e proprio.
    C’è una bella carica di stress da sopportare, ma ne vale sicuramente la pena!
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Giorgia Fagà modelling
  1. Quindi, giusto per ricapitolare, quanti chilometri hai fatto fino ad ora? Com’è stato riscoprire la Sicilia, la tua terra d’origine, e la Toscana, terra di semi-adozione, a piedi? Cosa ti ha spinto a organizzare il tuo primo walking-tour?
    Dunque, quanti Km esattamente non saprei dirlo: sono partita che badavo poco al numero di Km percorsi. Tra Sicilia e Toscana, comunque, ne avrò percorsi circa 2000.
    Il mio primo walking tour è iniziato per caso: con il mio migliore amico avevamo deciso di fare un giro in Sicilia, ma non avevamo abbastanza risorse monetarie per spostarci con i mezzi o di alloggiare in ostelli e campeggi. Ci siamo così affidati al caso, fissando ogni giorno quella che sarebbe stata la tappa successiva (la nostra unica certezza era il desiderio di arrivare a Palermo, ma il come cercavamo di non domandarcelo nemmeno). Così la mattina, data un’occhiata alla mappa, ci mettevamo in cammino. Non credo ci fossimo resi subito conto del fatto che stavamo attraversando la Sicilia a piedi (eccetto qualche autostop in momenti un po’ disperati ), è stata una cosa molto naturale, è successa e basta.
    Quando sono tornata dal viaggio e ho dato un primo sguardo alle foto fatte durante il cammino, sono rimasta sbalordita: avevo davvero visto tutti quei paesaggi meravigliosi, attraversandoli? Avevo davvero ammirato tutte quelle albe, di fronte al mare, dentro il mio sacco a pelo? E tutta quella gente che figurava nei miei ritratti? Mi ero veramente fermata a parlare con ognuno di loro? Quello in Sicilia resta il mio viaggio preferito, forse perchè è stato il primo viaggio a piedi, forse perchè è stato un po’ una rivelazione, il mio cambiamento di vita o forse perchè la mia terra è veramente meravigliosa. In ogni caso mi piace pensarlo come l’inizio della mia “nuova” vita e del mio nuovo modo di viverla.
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Giorgia Fagà
  1. In queste occasioni di viaggio, che ti vedono zaino in spalla e tanta voglia di camminare, come organizzi il tuo kit fotografico?
    A questa risposta qualche fotografo potrebbe cominciare a ridere. Il mio kit fotografico, da quando ho cominciato a fotografare, consta di un corpo macchina di una nikon D3000, entry level che ognuno di noi può permettersi (oggi costa un centinaio di euro), accoppiato ad un obiettivo 50 mm 1.8 di una vecchia nikon analogica (la mitica FM2). Mi accontento di poco, mi piace viaggiare leggera e soprattutto sono sostenitrice di un tipo di fotografia più “sentimentale” che tecnica: non sarà un po’ di grana a rovinare una bella foto. Anzi, sempre che non sia strettamente necessario, ostentare la perfezione e la pulizia di una foto, è una cosa che apprezzo poco. Ma sono gusti personali, ovviamente. L’importante è trovare un proprio stile, il mezzo viene dopo, molto dopo e spesso non è importante. Mi piace che il mio strumento fotografico sia umile, vicino all’occhio umano. Adoro il fatto che la mia macchina sia piccola, discreta e che sappia raccogliere le immagini senza essere invadente.
  2. A quanto mi pare di capire seguendo un po’ il tuo lavoro, ti dividi tra fotografia di viaggio e servizi con modelli, ma hai posato tu stessa per alcuni fotografi. In quale veste ti senti maggiormente te stessa?
    Beh, diciamo che non mi piace dividere le cose in compartimenti stagni. Nella mia vita è la fotografia che ho scelto e ho cercato di abbracciarla sotto tutti i punti di vista. Mi sento a mio agio in qualsiasi veste quando c’è una macchina fotografica di mezzo. Che importa se sto davanti o dietro l’obiettivo? Lo scopo è sempre quello di realizzare delle belle immagini e cerco sempre di dare il massimo.
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by Giorgia Fagà
  1. C’è un fotografo o un artista in generale al quale ti sei ispirata maggiormente o che pensi abbia influenzato il tuo modo di guardare alle cose?
    Sarò sincera: non ho grandi nomi di artisti e fotografi che mi hanno “aiutata“ a capire che direzione fotografica volessi prendere (soprattutto ora che il mio stile di vita è strettamente collegato al mio genere fotografico). Diciamo che tutto è iniziato grazie ad un vecchio amico, fotografo e avventuriero anche lui, che mi ha dato i giusti stimoli. La sua figura mi ha spinta a credere nel mio lavoro, ad osare sempre e a non abbandonare mai anche quando le cose sembravano essere troppo difficili. Chiaramente, anche se è a questo amico che devo la mia “iniziazione” , se così vogliamo chiamarla, adesso seguo dei fotografi che apprezzo molto come, ad esempio, Kevin Russ. Kevin scatta solo con il suo I-phone ed è anche lui sostenitore di una fotografia che non bada al mezzo utilizzato e, inoltre, ha attraversato l’America a bordo della sua auto, catturando immagini che hanno fatto letteralmente impazzire il web. Tutto questo con un cellulare.
  1. Pensi che questo tipo di fotografia, quella fatta con i cellulari per esempio, possa a mettere a rischio la figura del fotografo di professione o piuttosto è il frutto di un’evoluzione ‘naturale’ inevitabile? Non è un modo più semplice di fare fotografia?
    Credo che la fotografia da cellulare non abbia nulla o quasi nulla di differente rispetto a quella fatta con una macchina professionale. A parte la qualità dell’immagine, sia chiaro.
    Il cellulare ė ormai il nostro terzo occhio e no, non svilirà la figura del fotografo “professionista” così come mettere una reflex in mano ad un “non professionista” non farà di questo un fotografo.
    La sensibilità, la motivazione, l’intenzione, il momento colto, fanno di una foto una bella foto. Cellulare, rullino, reflex, che importa? Sono solo mezzi, strumenti.
    Non esiste una fotografia “più semplice” o “più complicata”: esiste La fotografia.

 

 

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