Harry Potter: nove anni dalla fine

Harry Potter: nove anni dalla fine

Era mattina, me lo ricordo bene. E faceva caldo. Internet non era ancora come oggi, anzi credo che ancora non avessi neanche il wi-fi a casa nel 2007, non ricordo bene. Non avevo Facebook, solo MSN. Le notizie, per me, non erano all’ordine del giorno. Ma una cosa la sapevo, da un bel po’ di tempo: quella mattina sarebbe finita un’intera epoca della mia vita, quella mattina sarebbe uscito Harry Potter e i Doni della Morte.

Per chi, come me, ha trascorso con lui tutta la sua infanzia, il 21 luglio 2007 è una data quasi impossibile da non ricordare. È il giorno in cui, ufficiosamente, sono diventata grande. Il giorno in cui sono uscita da Hogwarts e ho salutato tutti i miei compagni di avventura: ho salutato Harry, Ron, Hermione e le loro avventure. Ok, non proprio in quel giorno, ma resta una data simbolica per ogni fan del mondo che ha avuto la fortuna di leggere i romanzi della Rowling.

Nove anni fa, in questo giorno, tutti i telegiornali parlavano dell’uscita dell’ultimo libro di Harry Potter, il maghetto con gli occhiali, quello che in tanti hanno definito come un fenomeno per bambini. Ma non è un fenomeno per bambini. Harry Potter non è mai stato un libro per bambini. Harry Potter è una saga per tutte le età e ad ogni età vi si può trovare qualche insegnamento nuovo, qualche spunto interessante. Sono certa che un bambino non lo capirebbe a pieno, e sono certa che qualsiasi bambino dovrebbe rileggerlo, una volta cresciuto, per capirlo bene come abbiamo fatto un po’ tutti, noi della generazione Harry Potter.

La storia è ormai conosciuta da tutti, anche da chi non lo ha mai seguito, ma in molti si limitano a definirla la semplice storia di un bambino orfano che si ritrova in una scuola di magia, senza minimamente pensare a tutto ciò che circonda queste poche parole.

Harry Potter è un bambino orfano che cresce maltrattato dagli zii, che lo relegano a vivere in un sottoscala impolverato e troppo angusto per un bambino che cresce così in fretta. Ad Harry non arrivano mai regali, né per Natale né per il suo compleanno. Harry non ha vestiti propri, se non quelli smessi del cugino Dudley, logori e troppo grandi per lui. Harry ha perso la gioia di avere una famiglia che gli volesse bene perché i suoi genitori sono morti per proteggerlo, si sono sacrificati pur di salvare il loro bambino dalla furia del mago più cattivo di tutti i tempi: Voldemort.

Seguire Harry pian piano crescere e evolvere è come trovarsi vicino ad un amico e crescere con lui. Vedere Harry gioire per il suo primo regalo di Natale – un maglione della Signora Weasley – o per il suo primo regalo di compleanno – la civetta Edvige – riempie il cuore di gioia anche a chi legge. È così che Harry incontra degli amici e affronta le stesse difficoltà che affrontiamo noi a scuola, i compiti, le note, le ramanzine dei professori, qualche insufficienza e anche qualche insuccesso con le ragazze. Harry è come un qualsiasi altro bambino: gli piace lo sport, infatti gioca a Quidditch, ci sono materie in cui va meglio ed altre in cui va peggio, ha degli amici e anche un animale domestico cui è tanto affezionato, la civetta Edvige regalatagli da Hagrid.

Insomma, non ha nulla di strano. Se non fosse che Harry Potter è un mago, ed è questo che spaventa molti lettori e li convince a pensare che si tratti di una storia stupida e per bambini. La realtà, però, è un’altra. Il mondo in cui vive Harry Potter ti assorbe completamente, ti risucchia e non ne vorrai uscire mai più. Perché pensare che esista un mondo in cui la magia sia presente ovunque piacerebbe a tutti, anche a chi non vuole ammetterlo.

Leggere Harry Potter consente di entrarvi a pieno e di toccare la magia con mano. Leggere Harry Potter insegna i veri valori dell’amicizia, l’amicizia come forma di magia più pura e forte, insieme all’amore. Ma non si parla di amore romantico, in Harry Potter. Non è Twilight. Non è niente di tutto ciò. In Harry Potter è l’amore dei genitori a salvare un piccolo neonato inerme. È l’affetto che provano i personaggi l’uno per l’altro a permettergli di restare insieme. È quel tipo di affetto viscerale che non riesci neanche a spiegarti, sai solo che è giusto.

Leggere Harry Potter non vuol dire essere dei bambini, vuol dire essere persone coraggiose. Persone che hanno il coraggio di entrare in una scuola come quella di Hogwarts e sfidarne tutti i pericoli dietro l’angolo, persone che hanno il coraggio di fissare Tom Riddle negli occhi e dirgli che è perduto proprio perché non sa cosa sia l’amore. Leggere Harry Potter vuol dire sapere che la lealtà vincerà sempre, anche se all’inizio non sembra così. Perché Voldemort viene ucciso dal suo stesso incantesimo ed Harry non si sognerebbe mai di lanciare un Avada Kedavra.

Ci ho messo parecchio a capirlo, nove anni fa non l’avrei capito. Il fatto che Harry utilizzi un semplice incantesimo per disarmare durante il duello finale, è la chiave di tutto il percorso che abbiamo fatto insieme a lui. Perché lui e Tom Riddle si dimostrano essere due individui speculari, due persone poste dinnanzi alle stesse scelte che hanno deciso di intraprendere strade diverse. Dopotutto lo dice anche Silente che non sono le nostre capacità a dimostrare chi siamo, ma le nostre scelte. Ecco, dunque, che a differenza di Tom Riddle, Harry decide che non sarà mai come lui, che non utilizzerà mai il potere per fare del male, e Voldemort muore praticamente per aver preso le scelte sbagliate.

Leggere Harry Potter significa dover capire da che parte essere. Significa entrare  in un mondo dove il terrore che l’umanità ha vissuto a metà del 1900 è ancora attuale, dove qualcuno decide chi deve essere superiore a chi. Significa decidere di combattere per un mondo migliore, per la giustizia.

Leggendo Harry Potter capiterà di ridere, ma moltissime altre volte di piangere. Capiterà di sentire ciò che sente Harry e di vedere ciò che vede Harry. Ci capiterà di essere straziati dalle lacrime quando Harry seppellirà Dobby o quando andrà per la prima volta a visitare la tomba dei genitori. Vorremmo piangere sentendo i pensieri di un ragazzo, ormai diciassettenne, che vorrebbe restare lì e accoccolarsi vicino a quei genitori che non lo hanno mai potuto abbracciare.

Ci capiterà, poi, di provare pena per alcuni personaggi. A me capitò di provare tristezza e tenerezza per il piccolo Tom Riddle, un bambino orfano, come Harry, e abbandonato a se stesso tanto da divenire la personificazione del male. Fossi stata in Harry, io, lettrice, avrei utilizzato la Giratempo per tornare nel passato e salvare quel bambino. Leggendo Harry Potter capiterà, ogni tanto, di essere in disaccordo con il protagonista, che credendo di fare la cosa giusta talvolta finirà per mettersi nei guai. Ma noi lo seguiremo sempre, perché in un certo senso è come se ci fidassimo di lui e quando la sua cicatrice farà male, farà male anche a noi.

Per tanti anni, leggere Harry Potter è significato fare teorie, rileggere alcuni passaggi, chiudere gli occhi e sognare di giocare a Quidditch nell’attesa che uscisse il libro successivo. Ma la mattina del 21 luglio 2007, tutto il mondo sapeva che non ci sarebbero più state attese. Che avremmo potuto solo rileggere alcuni passaggi e sognare il Quidditch, ma le attese sarebbero finite, più o meno per sempre.

Per tanti anni, leggere Harry Potter è significato anche essere presi in giro quando se ne parla, essere additati come bambini o addirittura arrabbiarsi perché nelle librerie la saga viene messa nella sezione 12-14 anni. E fidatevi se vi dico che un bambino di dodici anni non capirebbe cosa è valso il sacrificio dei Potter. A dodici anni piace la magia, l’azione, non quello che c’è dietro, e in Harry Potter si può dire che sia più quello che c’è dietro di quello che si vede. Alcune emozioni sono così nascoste tra le righe che si possono provare in maniera molto difficile, ma una volta trovate ti segnano e non ti abbandonano più perché ti insegnano che quando qualcosa ti riempie, lo farà per sempre, anche dopo tutto questo tempo.

Entrare nel mondo di Harry Potter è stata la più fantastica esperienza della mia vita e il mio più grande sogno sarebbe quello di poter incontrare J.K.Rowling, un giorno. Mi inchinerei davanti a lei. Probabilmente mi metterei anche a piangere mentre la ringrazio per avermi fatto un regalo così bello, per aver veramente portato la magia in questo mondo, per avermi dato la possibilità di toccare con mano un Ippogrifo e di conoscere personaggi come Severus Piton, uno degli uomini più coraggiosi di tutta l’intera saga. La ringrazierei anche per i piccoli pseudobiblium di contorno: Le Fiabe di Beda il Bardo saranno quelle che leggerò ai miei figli, quando ne avrò.

Leggere Harry Potter è significato capire che non esiste una linea netta che separa bene e male, che entrambi sono presenti in ognuno di noi ma, di nuovo, saranno le nostre scelte a determinare a quale dei due apparteniamo maggiormente. Nessuno è semplicemente buono o cattivo, e tutti i personaggi ne sono la prova.

Da Albus Silente, il saggio Preside di Hogwarts che si affeziona ad Harry ma che poi scopriamo essere un uomo che aveva provato di tutto per raggiungere il potere, quello tanto desiderato da Voldemort. Lo stesso Voldemort che all’inizio non era altro che un semplice bambino curioso emarginato da tutti a cui era stata preclusa la possibilità di avere l’amore nella sua vita.

Da Severus Piton, che per anni impariamo ad odiare insieme ad Harry per i suoi metodi e le sue preferenze a livello scolastico, per poi scoprire che a muoverlo era solo l’amore che aveva provato per Lily Potter: un amore cui egli aveva tenuto fede, suo malgrado, salvano Harry più e più volte. A Sirius Black, il padrino di Harry, fatto passare per il peggior criminale della storia ma poi scopertosi uno dei migliori personaggi. A Peter Minus, inizialmente un amico fidato per James Potter ma poi la causa della sua morte.

Sono passati nove anni dall’uscita di Harry Potter and the Deathly Hallows ma, ancora, ogni volta che leggo la frase

The scar had not pained Harry for nineteen years. All was well.

mi commuovo come se fosse la prima volta. Come quella prima volta in cui, seduta su una poltrona, lessi questa frase e voltai pagina per vedere se ci fosse ancora qualcosa. Non c’era nulla. Era tutto finito. Era finito per sempre. Tutt’ora, quando ne ho voglia, riprendo i libri e torno un po’ ad Hogwarts ad accertarmi di non aver perso nulla e a farmi un giro tra le sue fredde mura, anche solo tra le pagine di un libro. Perché è proprio lì, tra le pagine di un libro, che si può trovare la speranza: la speranza che questo mondo prima o poi migliori, l’invito a continuare a battersi per ciò che è giusto e per tenere a bada il male, che sempre ci sarà ma che possiamo provare a tenere a distanza.

Per chi ha voglia di emozionarsi ancora un po’, allego un link al video di J. K. Rowling che, allo scoccare della mezzanotte del 21 luglio 2007, legge il primo capitolo di Harry Potter e i Doni della Morte ad un vastissimo pubblico all’interno del Museo di Storia Naturale di Londra. Tutti lì per celebrare la fine di un’epoca.

Prima di chiudere, ci tengo a precisare, per i pochi Babbani che non lo sapessero, che per nostra grande gioia è ora a teatro l’ottavo episodio della saga Harry Potter and the Cursed Child sul quale per volere di JKR non gireranno spoiler, quindi, nonostante a me sia stata riferita la trama, manterrò il segreto perché non vorrei farla arrabbiare. Purtroppo non ho modo di andare a vederlo ma se ci siete andati fatemi sapere se vi è piaciuto!

Ventisette anni, interprete, traduttrice, appassionata di viaggi e letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore, venero i ravioli cinesi e mi drogo di serie TV.

Commenti

3 Commenti
  1. posted by
    Harry Potter and the Cursed Child – un ritorno necessario? | Forelsket
    Ago 17, 2016 Reply

    […] Averlo tra le mani mi ha comunque emozionata, nonostante fossi la persona più scettica di questo mondo a riguardo. Poi, qualche tempo prima, una persona di mia conoscenza e che è pazza per questa saga tanto quanto me, se non di più, mi aveva detto che l’opera vista a teatro era stata fenomenale, magia pura, parole sue. Allora ho deciso di dargli una chance. Complice anche la mia devozione a questa saga. […]

  2. posted by
    Luca Molino
    Set 12, 2016 Reply

    Bellissimo articolo! Ho scoperto per caso il sito, lo spulcerò per bene.

    I valori di della saga di Harry Potter sono veramente senza tempo: amicizia, fiducia e volontà.
    È davvero una saga senza età, chi è cresciuto con questi libri ha avuto modo di percorrere lunghi corridoi sospesi e scale ruotanti in una atmosfera magica.
    La sezione più adatta per il libro sarebbe “life changing book series”.

    Luca

    • posted by
      Giulia Di Felice
      Set 12, 2016 Reply

      Ciao Luca! Innanzitutto ti ringrazio per aver letto l’articolo, mi fa piacere che tu l’abbia trovato interessante. Condivido con te tutto ciò che hai scritto sulla saga di Harry Potter, una saga spesso sottovalutata ma che riesce ad insegnare valori importanti a lettori di tutte le età. Spero che continuerai a leggermi e leggerci, il sito è ricco di sezioni che trattano temi molto diversi tra loro: avrai l’imbarazzo della scelta! Dalla cucina alle serie televisive ai viaggi, dall’arte alla fotografia e a riflessioni personali.

      A presto!

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