I gioielli. Il quattrocento, il cinquecento e il seicento-parte 2

I gioielli. Il quattrocento, il cinquecento e il seicento-parte 2

Salve a tutti, eccoci di nuovo con “Dal buco della serratura”. La scorsa settimana abbiamo parlato del ruolo nei gioielli nell’arte, in particolare nell’arte antica e nel Medioevo.

Oggi la seconda parte, che ripercorre la storia dei gioielli dal Quattrocento al Seicento.

Buona lettura.

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Nel Quattrocento il gioiello diventa sempre più un elemento importante per la decorazione della persona e delle sue vesti.

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L’emergere di una nuova classe sociale, quella mercantile e borghese, contribuì a rendere più rapido lo sviluppo e la diffusione dell’uso dei gioielli nel vestiario, ma soprattutto nelle arti. Se prima i gioielli erano caratteristica principale dell’aristocrazia o degli alti dignitari religiosi, ora anche i parvenue potevano usufruire di tale ornamento per evidenziare il loro potere e la loro ricchezza, e non mancarono di sottolinearlo attraverso i ritratti, dove compaiono sempre riccamente vestiti, ad esempio nel ritratto di Bianca Maria Visconti di Bonifacio Bembo.

I due centri principali furono Firenze e le Fiandre, ed è proprio in questi centri che l’arte orafa conosce nuove sperimentazioni, come ad esempio lo smalto en ronde bosse che copre l’intero oggetto d’oro conferendogli un’inedita lucentezza.

Le grandi scollature imposte dalla moda del secolo vedono protagoniste grandi e preziose collane, generalmente composte da perle. Ma non solo, sulla scia della moda Trecentesca il gioiello si integra sempre più strettamente con la struttura del vestito e, spesso, ne diventa l’elemento di maggior significato. Si può cogliere tutta la bontà di questa affermazione nella bellezza e nel lusso degli abiti indossati dagli uomini e dalle donne dipinti sul Cassone Adimari, dove fiori, rosette, ricamati in perle e oro filato si infittiscono sui tessuti, principalmente sulle maniche. Altro esempio da tenere in considerazione è San Giorgio e il drago di Paolo Uccello.

Paolo_Uccello_047bNel corso del secolo, i gioielli diventeranno sempre di più oggetti di devozione e di appartenenza: ad esempio le catene di fitte maglie d’oro con semplici pendenti decorati dal diamante tagliato a tavola e perle diventeranno elemento peculiare degli uomini rinascimentali e, soprattutto, degli Ordini cavallereschi fondati dai sovrani europei nel corso del XV secolo.

Il Cinquecento, invece, si mostrerà più parco nell’uso del gioiello, almeno in Italia, seguendo la scia degli insegnamenti di Baldassarre Castiglione, letterato alla corte dei Montefeltro.

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La vera novità del secolo, però, saranno le catene con barrette incrociate, intrecciate, lunghe sul petto, che ricadono ampiamente fino alla vita. Compariranno anche bracciali, cinture a rosario in pietre dure o d’oro niellato o smaltate. Tutti questi elementi si ritrovano nel Ritratto di dama di Giulio Romano, allievo di Raffaello.

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Altro altissimo esempio di gioiello come status è il ritratto di Eleonora Gonzaga di Tiziano. Nel suo ritratto tutto trasuda ricchezza, non solo il pendente devozionale, la grossa cintura e le gemme ricamate con l’oro sui bordi del velo da collo, ma anche i groppi d’oro distribuiti.

Moltissime donne di potere useranno i gioielli per esaltare la loro potenza, come Elisabetta I d’Inghilterra nel celebre ritratto alla National Portrait Gallery, dove appare piena di gioielli, in particolar modo abbondano le perle, simbolo di purezza per il loro colore bianco. L’uso di questa pietra non è di certo casuale, dal momento che la sovrana inglese era riconosciuta con l’epiteto di “La Vergine Regina”.

Nel corso del Seicento, specialmente agli inizio del secolo e nel nordeuropa, vediamo una trasformazione dei tratti stilistici distintivi del gioiello. Si fa più marcata una ricerca meno monumentale e figurativa, in funzione di una costruzione geometrica e lineare per dare maggior risalto alle pietre e alla loro vistosità.

Ma nella ritrattistica delle grandi corti ancora permane una magnificenza inusitata. I grandi gioielli di famiglia, passati di madre in figlia e mostrati nei ritratti ufficiali di Stato, sono la grande caratteristica di questa nuova fase di neofeudalesimo della società europea. Le grandi duchesse medicee usano un enorme diamante per ornare il capo e lo chiamano “Fiorentino”.

Non sono da meno i sovrani spagnoli, in questo secolo al massimo della potenza. Il ritratto di Margherita d’Austria, moglie di Filippo III, di Juan Pantoja de la Cruz, mostra tutta la sua magnificenza.

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Ma sarà la moda francese ad influenzare maggiormente questo secolo, con la voga tutta naturalistica di realizzare i gioielli. Lo stile denominato Cosse de pois (a baccello) verrà utilizzato per ornare acconciature e spille; gli smalti diverranno più fluidi e leggeri.

La vera novità è caratterizzata dalla tecnica dello smalto dipinto, dove le miniature-ritratto possono usufruire della lucentezza dello smalto e che porterà alla diffusione di quello che è stato definito il genere sentimentale: ritratti dell’amato, parenti stretti o sovrani ornano gli abiti delle gran dame.

La perla diverrà la protagonista indiscussa dell’arte orafa: gli orecchini dalla forma a goccia e i semplici vezzi intorno alla gola ornano il viso delle nobildonne e lasciano trasparire tutta la loro sensualità semplice e lucente.

 

 

 

photo credits: it.wikipedia.org; tatiana gorbutovich; pinterest

Giovane studentessa di storia dell'arte. Sognatrice indefessa con la passione per i libri, il teatro, il cinema in bianco e nero e i viaggi. Nel tempo libero adoro nutrirmi di storie.

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