I gioielli. Il settecento, l’Ottocento e il Novecento-parte 3

Buongiorno a tutti e benvenuti nella rubrica “Dal buco della serratura”.

Siamo arrivati alla terza ed ultima parte della nostra storia dei gioielli nell’arte.

Buona lettura!

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Il Settecento può essere sicuramente definito come l’epoca dei diamanti. Fu la lavorazione del taglio “a brillante”, elaborata dal veneziano Vincenzo Peruzzi cento anni prima, che diede la possibilità di creare motivi sempre più leggeri e luminosi, dove ramoscelli fioriti si intersecano con nastri sinuosi e asimmetrici, realizzando quelle che erano le regole stilistiche del rococò.

La prima metà del secolo sarà caratterizzata da un ritorno in auge del gioiello come parte integrante degli abiti. Grandi parures arricchiranno le vesti dei sovrani e degli aristocratici: basti ricordare Luigi XIV dipinto da Nicolas de-Largillière, dove il sovrano appare con i suoi eredi e, insieme a loro, anche la parures indossata dalla duchessa de Ventadour, governante dell’infante duca di Bretagna e futuro sovrano.

Ma le mode cambiano velocemente e la seconda metà del secolo vede un cambio di rotta: i nuovi abiti dello stile rococò impongono un modello più semplice, caratterizzato da pochi gioielli.

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La stessa Madame de Pompadour, la preferita di Luigi XV, nei suoi celebri ritratti, indossa solo bracciali composti da cinque file di perle e chiusi da una miniatura. Infatti, indossare troppi oggetti preziosi non era affatto alla moda. Eppure questa nuova scia non toglie di mezzo i gioielli, anzi esistevano ancora eccome. L’unico modo per vederli è quelli di ritornare ai dipinti di apparato, come quello di van Loo per Maria Leszczynska, dove la regina indossa sul corpetto una serie di spille in scala, un collare di velluto nero con diamanti, orecchini a goccia e gioielli per impreziosire la chioma.

Gli orecchini di questo quadro, in particolare, riflettono il nuovo design che si stava adottando per l’arte orafa: tre gocce di diamanti sfaccettati, a cascata, che colgono e riflettono la luce.

Nonostante ciò, il Settecento eredita alcuni elementi dal passato: le perle e le miniature a smalto, che non mancano di comparire in ritratti ufficiali di nobili e signori.

L’Ottocento, invece, nasce sotto il segno del revival e del citazionismo del passato, che però si carica di valenze mistiche, ideali e mitiche.

Una prima fase è segnata dal recupero delle tecniche e delle forme del gioiello antico e medievale, complice l’atteggiamento archeologico e filologico del tempo, mentre nella seconda fase si scatenerà un vero e proprio eclettismo che riporterà alla luce le mode più disparate, comprese quelle del Barocco e del Rococò.

Già nel ritratto di Giuseppina, moglie di Napoleone Bonaparte, vediamo dei gioielli che richiamo un passato mitizzato, guardato con una certa nostalgia: la cintura che evoca un’atmosfera classica, i nastri di stampo greco impreziositi da gemme, ma anche sono presenti ornamenti rinascimentali nell’acconciatura.

Saranno in particolar modo le mode medievali e rinascimentali a condizionare le mode ottocentesche. Il merito fu anche di abili artigiani che, con grande perizia, riuscirono a riprodurre le tecniche antiche come la granulazione, la filigrana e il cesello, tra i nomi più importanti ricordiamo per la Francia Froument-Meurice e per l’Italia Fortunato Pio Castellani.

È molto probabile che la collana rappresentata da Ingres nel ritratto della principessa di Broglie sia frutto del lavoro di Fortunato Pio Castellani. La collana si ispira alle bulle etrusche.

Nella seconda metà del secolo, l’oggetto decorativo, di qualunque genere si tratti, sarà investito di una nuova carica artistica: le ricerche estetiche diverranno uno dei primi imperativi per gli artisti come i Preraffaelliti o William Morris, ma anche per gli artisti influenzati dalla corrente francese dell’Art Nouveau. Questo perché la qualità estetica degli oggetti sembrava essere piuttosto debole a causa dell’industrializzazione e gli artisti si erano sentiti autorizzati ad instillare nuovamente l’elemento manuale ed originale.

Anche i gioielli si ritrovarono coinvolti in tale movimento e una rinnovata tensione verso la natura diventa l’espressione della nuova arte orafa. Abbiamo nuovi materiali, rari e inconsueti come l’avorio o la madreperla, si ritorna all’uso dello smalto filigranato o delle pietre dure e dei cristalli tagliati a cabochon.

L’opera di Dante Gabriele Rossetti, uno dei maggiori esponenti del movimento Preraffaellita, la Ben Amata, del 1865, mostra un particolarissimo fermaglio per capelli di smalto rosso e oro con fiori e insetti alati che anticipano le produzioni liberty. Grazie ai Preraffaelliti, inoltre, non c’è solo l’inizio del rinnovamento delle forme, ma c’è anche la nascita del mito della donna demoniaca e ammaliatrice, che attraverso abiti e gioielli si trasforma di volta in volta in un fiore esotico o in un animale: serpente, felino o farfalla.

 

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In questo caso il gioiello diventa un elemento indispensabile di seduzione: ne sono un esempio eclatante la Salomè di Gustave Moreau o la Giuditta di Klimt.

Il XX secolo, invece, nonostante la produzione di monili imponente e di altissima qualità che ha visto coinvolti anche artisti di prima grandezza come Picasso o Salvador Dalì, tenderà ad escludere il gioiello dalla rappresentazione pittorica a causa del percorso artistico delle avanguardie, che preferiranno altri elementi di rappresentazione.

 

 

 

 

 

 

photo credits: commons.wikipedia.org; pinterest; historicale.livejournal.com; sweetlydreamingofthepast.blogspot.com; bm.iphone; Kabir Uddin

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