I treni lenti, le lacrime precipitose

I treni lenti, le lacrime precipitose

Sono sicura che tu mi abbia vista quel giorno.
I vecchi treni regionali impiegano sempre un po’ di tempo a prendere velocità dopo la partenza, arrancano borbottando, pesanti come anziani che si trascinano stancamente da una panchina all’altra.
Le porte di quel vecchio treno si erano chiuse davanti a te, alla tua giacca di pelle, ai tuoi capelli spettinati, ai tuoi occhi stanchi, prima che io potessi dirti quello che era soltanto a un soffio dalle mie labbra. Quelle porte troppo precipitose si erano chiuse di scatto separandoti da me, che me ne stavo sul binario ad abbracciarmi per proteggermi dal vento, e ti guardavo con gli occhi carichi di delusione perché tu ancora una volta ti eri tirato indietro, avevi preferito rifugiarti nel tepore delle tue bugie piuttosto che affrontare una conversazione ben più pungente del vento di ottobre.
Avrei solo voluto dirti “resta ancora un po’, non ce la faccio”.
Ma era già troppo tardi.
Il treno si era messo in moto lentamente e io riuscivo soltanto a pensare al troppo tardi, al fatto che quello in fondo era il nostro destino, tu ti spostavi e io restavo ferma, incapace di muovere un passo verso di te, e avevo perso un’altra occasione, forse l’ultima, per salvare qualcosa di noi.
Ho piantato gli occhi a terra e ho pianto. Così, senza pensarci, senza ritegno.
La delusione che aveva caricato i miei occhi di rabbia, le parole che erano rimaste a mezz’aria, non dette, tutto in un attimo si è trasformato in lacrime.
E sono certa che tu mi abbia vista piangere.
Solo per qualche secondo, il tempo che il treno ti trascinasse via da me. Ne sono certa, perché un vecchio treno lascia sempre il tempo a due amanti di guardarsi fino all’ultimo, seguirsi con lo sguardo, cercarsi attraverso i vetri appannati.
Sicuramente mi hai vista, e non hai detto nulla. Mai. Né la sera stessa o il giorno dopo o dopo un anno.
Ti ho detestato per questo.
Forse eri già rassegnato al fatto che fossimo arrivati all’ultimo capitolo e che non ci fosse niente da fare, ma come si può rimanere indifferenti davanti alle lacrime?
Sicuramente mi hai vista. O forse no.
Forse per tutti questi anni ho trascurato l’unica opzione plausibile, la più probabile.
Il treno arrancava. E sicuramente mi avresti vista, se solo avessi guardato.
Ma probabilmente, quasi sicuramente, ti eri già voltato dall’altra parte.
Neanche la lentezza dei vecchi treni poteva salvarci.

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Scritto da

Luna Spenta

Perennemente in bilico tra vita e nostalgia. Scrivo di amore, di delusioni, di passione, e anche un po' di me.

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