La figura paterna: la rappresentazione in Lost

La figura paterna: la rappresentazione in Lost

È il 19 marzo, la festa del papà, e mi sono chiesta: perché non ci soffermiamo mai a pensare alla figura paterna nelle serie TV? Molto spesso leggiamo in rete i migliori papà delle serie TV, insieme ai peggiori, i più belli, i più bla bla bla (articoli che leggo sempre e comunque con grandissimo piacere). Ma cosa li rende così? C’è un filo conduttore nei rapporti padre-figli nelle serie TV? Qualcosa che sia tipico di una serie in particolare? Oggi, presa da questa riflessione, vorrei provare a proporre una mia personalissima visione prendendo in considerazione non singole coppie padre-figlio ma una serie che credo dedichi un discreto spazio a questo rapporto: Lost.

Padri assenti…

L’intera serie sembra essere basata sul rapporto conflittuale che i protagonisti hanno con la propria famiglia, principalmente con la figura paterna.

Partendo da Claire Littleton, che suo padre non l’ha mai conosciuto e si ritrova ad essere ragazza madre senza mai aver conosciuto una figura paterna, passando per Sawyer, che decide di prendersi le sue responsabilità nei confronti della figlia solo quando ormai si trova già sull’isola. Giungendo infine ad Anthony Cooper, padre assente e malvagio, che rovina la vita di suo figlio senza remore.

…o troppo presenti

La presenza eccessiva di una figura nella vita di un individuo non sempre sfocia in stima. Nel caso di padri famosi o importanti, i figli ne possono risentire, così come succede nel rapporto tra Christian e Jack. Similmente, anche il voler entrare nella vita di un figlio da cui era costretti a stare lontani non porta sempre a risultati positivi: ne sono un esempio Michael e Walt, il cui rapporto viene solo parzialmente salvato dall’isola. Eccessivamente presente nella vita della propria figlia, e del proprio genero, è Charles Widmore, che si guadagna l’odio di sua figlia per via del suo atteggiamento verso Desmond.

Tale padre, tale figlio?

Il problema principale di tutti i protagonisti è il loro non voler essere come i loro padri: Jack non vuole che gli altri lo vedano come il figlio di Christian, finendo così per odiare suo padre tanto da pensare che egli non valesse un paio di scarpe buone per il suo funerale. Un odio non reale, quello di Jack, ma dettato solamente dalla paura di non poter avere una propria personalità. Jack si dimostra poi un padre amorevole nei confronti di Aaron, mentre nei flashsideways dell’ultima stagione vediamo come il rapporto con il suo ipotetico figlio con Julie sia ugualmente onorato dalla sua presenza/assenza. Cosa che invece lo contraddistingue dalla triste storia di John Locke, un uomo solo e abbandonato che dapprima trova conforto in un padre tornato dal passato, per poi pentirsene amaramente. Anthony Cooper è un padre malvagio e approfittatore, così tanto da rendere la vita del povero John un inferno, dal trapianto di rene alla caduta che lo renderà poi paraplegico. Ma John impara che non si deve necessariamente vivere nell’ombra dei propri padri e si dimostra una persona venti volte migliore. Forse, addirittura cento volte migliore di tutti gli altri personaggi.

Padri per caso: il curioso caso di Benjamin Linus

Questo riferimento al film con Brad Pitt di qualche anno fa tende ad essere molto azzeccato nel caso di Benjamin Linus, che per comodità noi amici chiameremo solo Ben. Curioso, nella vita di Ben, è un po’ tutto. Il rapporto con il suo, di padre, innanzitutto, che lo incolpata per la morte della madre, ha reso Ben una persona insicura e avida di potere, un potere che avrebbe, secondo lui, potuto colmare il vuoto lasciato dagli affetti non corrisposti. Un padre che ogni giorni ti guarda come un rifiuto indesiderato solo per essere stato responsabile, ma non colpevole, della morte di tua madre. Ben cresce con degli evidenti problemi, arrivando ad uccidere quel padre che non lo aveva mai apprezzato. Curiosamente (ndr), un personaggio come Ben che l’amore non l’ha mai conosciuto, diventa inaspettatamente padre a seguiti di un atto non proprio pieno d’amore: il rapimento della figlia neonata della francese Danielle Rousseau. Ben cresce la piccola Alex come se fosse sua figlia, non rivelandole di non essere suo padre biologico. Con Alex, Ben impara a fare il genitore e, cosa più importante, impara l’amore. Amore che però non viene mai fuori prima dell’ultima stagione, quando Ben ammette di aver sempre messo il suo potere al primo posto quando quel primo posto sarebbe dovuto appartenere ad Alex, che gli viene portata via con una crudeltà che fa male agli occhi dello spettatore. Ben è un buon padre, ma non è in grado di dimostrarlo e questo lo porta ad un senso di colpa a cui sarà impossibile mettere fine. L’atteggiamento paterno di Ben viene fuori anche e soprattutto nel momento in cui decide di uccidere Penny per vendicarsi dell’uccisione di Alex ma si ferma davanti al piccolo Charlie Hume.

Jacob, un padre giusto (?)

Infine, figura fondamentale della serie, risulta essere Jacob. Spiegare in questa sede la natura di Jacob sarebbe impossibile e renderebbe il tutto decisamente troppo prolisso, ma l’accostamento tra Jacob e un padre giusto e severo è una delle prime cose a cui ho pensato. Jacob segue i naufraghi fin dall’inizio, intromettendosi nelle loro vite e cercando di aiutarli e confortarli nei momenti di bisogno, portandoli poi tutti a sé per poi designare il suo erede.

Sicuramente ci saranno altre serie TV che cercano di portare sul piccolo schermo le dinamiche delle relazioni familiari tra padri e figli, ma nessuna di queste, a mio parere, lo fa bene come Lost (se escludiamo ovviamente serie come This is us, a cui però mancano la pluralità e la coralità di Lost), che si conferma essere una (se non la) serie più emotivamente completa e complessa mai creata fino ad ora.

Scritto da

Giulia Di Felice

Ventisei anni, interprete, traduttrice, appassionata di letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore e mi drogo di serie TV.

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