Le ballerine di Toulouse Lautrec

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Salve a tutti e bentrovati qui con “Dal buco della serratura”. In questi mesi la rubrica non è stata aggiornata ma da adesso in poi non ci saranno più intoppi.
E per ricominciare in bellezza, apriamo la nostra mente facendoci trascinare dal Can Can!

Buona lettura!

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Generalmente, quando nella storia dell’arte si fa accenno a delle ballerine, tutti immediatamente pensano alle raffinate ballerine di danza classica di Degas.
Ebbene, oggi voglio parlare di un altro genere di danza, più irriverente, più frizzante, più sfacciata ma, soprattutto, decisamente più divertente: il can- can!

Toulouse Lautrec

Ballo francese per eccellenza, capace di trascinare il pubblico attraverso l’entusiasmo delle ballerine, delle svolazzanti gonne e i merletti delle culotte. Ancora molte sono le teorie che ruotano intorno alla nascita del can-can (a partire dallo stesso nome che deriverebbe dalla storpiatura della parola “scandal”), ma quella più diffusa afferma che il can-can deriverebbe dal “galop” della quadriglia, inventato intorno al 1850. Secondo altri deriverebbe dall’usanza delle lavandaie di Montmatre di mostrare, ogni domenica, le gonne per le strade del quartiere.
In ogni caso, con il tempo questo genere di ballo si perfezionò e vennero ingaggiate ballerine professioniste per le esibizioni, tanto da diventare un ballo tipico della tradizione parigina, ancora oggi rappresentato al celebre Moulin Rouge, a Pigalle.

Il Moulin Rouge e Toulouse

Il locale venne ricavato da un vecchio mulino, fu inizialmente conosciuto con il nome Moulin de la Galette e in poco tempo divenne un importante e famoso luogo di ritrovo per gli artisti parigini e non solo.
Uno degli assidui frequentatori del locale era il conte Henri-Marie-Raymond de Toulouse Lautrec-Montfa, una delle figure più rappresentative dell’arte del tardo Ottocento.

Toulouse nacque nel 1864 ad Albi da una famiglia di origine aristocratica. Soffriva di picnodisostosi, una malattia genetica della ossa che può avere delle manifestazioni molto simili al nanismo, rimanendo alto solo 1,52 m con un busto da adulto e le gambe di un bambino (0,70 m).
Proprio a causa della sua fisicità, che non permetteva al giovane di partecipare alla maggior parte delle attività sportive e sociali solitamente intraprese dagli uomini del suo rango, Lautrec si immerse completamente nell’arte. Inizialmente venne seguito da un pittore sordomuto amico del padre e nel 1885 Lautrec entrò nello studio di Fernand Cormon a Montmatre, con il sogno di poter entrare un giorno all’ècole des Beaux-Arts.

Sarà durante questo periodo che inizierà a familiarizzare con il quartiere degli artisti e facendo la conoscenza di altri personaggi che influenzeranno fortemente il suo stile artistico. Uno di questo è lo chansonnier Aristide Bruant, il quale esortò l’artista ad interessarsi alla rappresentazione delle classi meno abbienti di Parigi.

Nel 1887 abbandonerà lo studio di Cormon ed espose le sue opere in una collettiva con altri artisti, tra cui anche Van Gogh, al Grand-Bouillon, mentre due anni dopo parteciperà al Salon des Independants.

Ma il successo arrivò soprattutto agli inizi degli anni novanta dell’Ottocento, quando l’artista si appassionò alla litografia, riuscendo ad ottenere importanti commissioni dai proprietari dei più importanti locali, tra cui anche il Moulin Rouge.
Ed ecco comparire sulle locandine le ballerine di can can, belle e irriverenti, con le gambe sollevate e i merletti in bella vista.
Il suo stile risente fortemente dell’arte giapponese (in quegli anni andava di moda collezionare le famose ukiyo-e, le stampe orientali), lo si può notare soprattutto dalla scelta cromatica. Le linee sono curve, tendenti alla caricatura, e rimandano ad un mondo suggestivo, quasi lontano, che solo apparentemente sembra felice.

Esponente dello stile bohèmien, Toulouse Lautrec visse la sua vita in maniera burrascosa, collezionando amanti (tra cui la pittrice Suzanne Valadon) e non aderendo mai ad uno stile pittorico in particolare, ma modellando un proprio modo di rappresentare il mondo intorno a lui. Finì la sua vita da alcolizzato e malato di sifilide il 9 settembre del 1901, nella sua tenuta di famiglia.

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