Martina Ergo Sum.

Qualcuno diceva “Cogito, ergo sum”, “Penso, dunque sono”.
L’uomo, secondo Cartesio, aveva la certezza di sé, di esistere, proprio in quanto soggetto pensante.
Ecco, io più o meno, ho la certezza di essere me stessa, proprio per come sono.
Mi spiego meglio.
Prima di tutto ammetto di non essere certa di quella che sono, che sono stata e che sarò, ma lotto ogni giorno per cercare di trovare la direzione giusta.
Di contro, sono tante le “cose da Martina” che mi ritrovo a vivere ogni giorno e che mi danno la certezza inequivocabile, che al mondo ci sono anche io.
Che sono. Che ci sono.
Una di queste “cose da Martina” è proprio il contraddirmi in continuazione, proprio come ho fatto poche righe più su.
È scrivere sempre, in ogni momento e in ogni luogo, avendo sempre le cuffie nelle orecchie.
È scattare foto ai tramonti o agli spazi infiniti.
È fare programmi e progetti ed essere capace di non rispettarne nemmeno mezzo.
È guardare il cielo ore ed ore sdraiata sull’erba quando ci sarebbero altre mille cose da fare.
È mettere lo smalto pochi minuti prima di uscire e quindi, inevitabilmente, rovinarlo tutto.
È stendere la linea di eyeliner quando si è in ritardo e ingrossarla sempre più nemmeno fossi Cleopatra.
È andare a fare la spesa senza portare le buste e doversi accontentare di quelle biodegradabili che, ovviamente, si romperanno sempre.
È decidere di iniziare la dieta, ma uscire a cena con gli amici convincendosi di digiunare il giorno dopo.
È riempire una valigia con mille vestiti e poi indossare sempre gli stessi.
È dare sempre tanto amore e riceverne indietro spesso il triplo, ma qualche volta nemmeno la metà.
È un disastro essere Martina, sempre in ritardo, mai pronta e sempre in allerta.
Ma sono così.
E sono proprio tutte le “cose da Martina” che vivo ogni giorno che mi danno la certezza di esistere. Ecco, ometterei il “come essere pensante” di Cartesio, ma insomma, siamo lì.
Ci sono. Esisto.
E da oggi esisterete insieme a me.
Vivrete tutti un po’ le “cose da Martina” o meglio, i pensieri che Martina ha e tutto quello che ha nel cuore.
Delle lettere a me stessa e a chi sente che quelle lettere siano indirizzate al proprio cuore.
Delle lettere del passato, del presente e del futuro.
Perché in fondo, una delle “cose da Martina” più belle, è proprio la necessità di scrivere a me stessa.
Alla bambina che ero, alla ragazza che vorrei essere ed alla donna che diventerò, riempiendo sempre più quella valigia che per Ligabue era piena di “quattro farfalle, un po’ più dure a morire”.
La quarta farfalla sono proprio io, quella che sono ora.
Martina, ergo sum.

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