Mi hanno stuprata: voce alle donne vittime di violenza

Mi hanno stuprata: voce alle donne vittime di violenza

Mi hanno stuprata.
Ho sentito la forza di corpi cattivi sopra il mio.
Hanno preso il sopravvento, mi hanno tappato la bocca, quasi non respiravo.
Ho urlato, sempre più forte, ho scalciato, ho cercato di liberarmi, ma mi chiamano “sesso debole” e quindi non ci sono riuscita.
Il dolore di una violenza sessuale non si può descrivere. E’ un dolore che rimbomba dentro, un dolore fisico, un dolore psicologico, un dolore all’anima.
Ma esiste un altro tipo di sofferenza, ugualmente devastante.
Il dopo.
Il momento in cui tutto si ribalta e da vittima diventi quasi colpevole.
Perché io, come tante altre, per la gente “me la sono cercata”.
Io avevo la minigonna.
Io provocavo.
Io non ho chiuso le gambe.
Io potevo anche evitarlo, dicono. Potevo rifiutare, secondo loro.
Magari se mi fossi messa dei pantaloni avrei evitato di provocare gli “uomini”. E probabilmente lo dicono le stesse persone a cui dà così fastidio il burkini.
Allora ditemelo voi come mi dovevo vestire.
Ditemi voi con quali atteggiamenti posso aver provocato una violenza simile.
Perché io sono la vittima, non il carnefice.
Eppure la colpa sembra mia, solo mia, tutta mia.
Mi hanno stuprata.
E le mie amiche mi hanno filmata. Credevo mi aiutassero, invece ho fatto il giro dei contatti Whatsapp.
Volevo diventare famosa, ma non in questo modo.
Volevo avere successo a scuola, come in quei film americani in cui la ragazzina di turno diventa la migliore della scuola.
Non pensavo che sarei stata umiliata, calpestata e violentata anche da chi non era il mio stupratore.
Mi hanno stuprata.
Ma in fondo io in discoteca ho risposto ad uno sguardo con un sorriso.
Avevo una maglia un po’ scollata e una gonna troppo corta.
Ero provocante, giusto?
Come può un uomo resistere a due gambe scoperte in una sera d’estate?
Forse se avessi scelto quei pantaloni lunghi e quella maglia a collo alto ora non sarei in questa situazione.
Mi hanno stuprata.
Ma tutto il mio paese pensa che me la sono cercata.
Lo dicono spesso di noi donne e a volte mi chiedo cosa abbiamo fatto di male per essere considerate in questo modo.
Ho sentito molte persone definirmi come una poco di buono, ma loro non mi conoscono, loro non sanno quello che ho passato e che continuo a passare a causa loro.
Loro non sanno quello che ancora mi stanno facendo passare.
La violenza continua anche dopo uno stupro.
La violenza perseguita.
E a farla non è solo lo stupratore.
I titoli dei giornali, le parole della gente, le dita puntate, i giudizi facili, gli sguardi insistenti: tutto questo sta continuando a violentare le mie emozioni, i miei sentimenti e il mio dolore.”

Troppe donne continuano a subire questo tipo di violenza. Troppe donne continuano a soffrire a causa di uomini che uomini non sono.
E’ ora di dar loro la voce per urlare quanto può far male questo schifo di società che invece di proteggere le donne le giudica e le attacca, anche dopo fatti simili.
Chiara

Scritto da

Chiara Nava

Venticinque anni, mamma di una principessa ribelle di tre anni e mezzo, pubblicista, blogger e web editor. Amo scrivere, è tutto quello che ho sempre fatto, è tutto quello che sono. Ed amo leggere ed inventare favole insieme alla mia bambina. Nel mio piccolo, attraverso le parole e la scrittura, vorrei combattere il silenzio assordante che spesso avvolge la violenza sulle donne.

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