Mindfulness: cos’è e come raggiungerla

mindfulness

Ritmi concitati, scadenze serrate, ansia notturna e preoccupazioni costanti sono i nostri compagni di viaggio fissi. Viviamo in una società che non prevede riposo o pause di riflessione, che corre più veloce di noi e ci vuole sempre più scattanti ed energici. Forse anche per questo moltissime filosofie orientali hanno preso piede alle nostre longitudini negli ultimi decenni, di pari passo con l’intensificarsi della pressione sociale.
Tra gli insegnamenti dell’estermo oriente, quello che più si avvicina ai bisogni di noi occidentali è il concetto di mindfulness, dall’inglese “consapevolezza di sé”, “attenzione” – ma le traduzioni non rendono giustizia all’ideale. Nella nostra lingua, infatti, non esiste un vero e proprio termine corrispondente a quello anglosassone.

meditazione La mindfulness è la totale accettazione di sé che ha come obiettivo finale l’annullamento di qualsiasi stato mentale dannoso per la nostra psiche, primo fra tutti il dolore. Il vocabolo stesso è la traduzione inglese di “sati”, una parola che viene direttamente dal pali, la lingua utilizzata da Buddha per trasmettere i suoi insegnamenti.
Strettamente legata al buddhismo, la mindfulness fu esportata negli Stati Uniti da un medico del Massachussets negli anni 70 e divenne pian piano una filosofia a sé stante impiegata nella psicoterapia occientale.

La buona notizia è che non serve praticare yoga o meditazione per raggiungere la mindfulness, in quanto essa è alla portata di chiunque e non richiede particolari abilità o capacità di concentrazione.
I suoi principi cardine sono tre: vivere il “qui e ora”, non giudicare e praticare la trasparenza emotiva.

Il qui e ora

Hic et nunc, come predicavano già i latini parecchi secoli fa. La nostra mente tende a viaggiare quasi sempre nel passato o nel futuro, facendoci crogiolare tra la nostalgia di momenti che non rivivremo mai più e le mille domande sul cosa ne sarà di noi e come dovremo affrontare la vita tra uno, due, dieci anni.

Il primo e fondamentale passo da compiere per raggiungere la mindfulness è abbandonare questa spirale antitemporale in cui ci intrappola il nostro cervello e concentrarci solamente sul presente, qui ed ora. Per quanto difficile possa sembrare, basta davvero poco: focalizzare l’attenzione sul nostro respiro, oppure seguire con lo sguardo il volo di un uccello, o ancora tendere l’orecchio alle conversazioni di chi sta intorno a noi sono tutti metodi validi per tornare coi piedi per terra e godersi il momento. I nostri pensieri tendono sempre a vagare e condurci lontano dalla realtà, perciò è importante trovare la propria “ancora” che ci riporti al presente quando l’ansia inizia a prendere il sopravvento: per alcuni può essere la sensazione dell’aria che riempie i polmoni, per altri il colore delle pareti o i rumori della strada. Ma è molto importante saper controllare le preoccupazioni relative a passato e futuro riuscendo a tornare al “qui e ora” a comando.

Osservare e non giudicare

osservare e no giudicareTroppo spesso non siamo altro che comparse nel mondo esterno, per il semplice fatto che non ci soffermiamo mai a osservare, ma seguiamo schemi mentali ben precisi che ci portano a censurare tutto ciò che non è interessante ai nostri occhi oppure a giudicare senza pensare, basandoci su esperienze soggettive che ci portano a fare di tutta l’erba un fascio.

Imparare ad osservare in maniera distaccata, astraendoci per un attimo da tutte le nostre convinzioni e i nostri pregiudizi, aiuta sia ad apprezzare meglio ciò che ci circonda che a guardare il mondo da un’altra prospettiva, facendo un passo indietro e rivalutando idee, concetti e persone da un punto di vista che sia il più imparziale possibile.

Un esercizio utilissimo per chi tende a preoccuparsi più del dovuto o ad essere troppo precipitoso nei giudizi.

Trasparenza emotiva

Inutile negarlo, tendiamo sempre ad essere troppo severi con noi stessi. Non ci sentiamo meritevoli, abbiamo bisogno di dimostrare di più, fare di più, impegnarci di più. E inevitabilmente il senso di inadeguatezza che ci assale ci porta ad assumere un atteggiamento passivo nei contesti sociali, che si autoalimenta rendendoci sempre più infelici. La trasparenza emotiva è proprio l’atto dell’essere indulgenti con noi stessi, isolando i nostri pensieri e vedendoli per ciò che sono: solo pensieri. Il fatto di sentirci poco apprezzati viene da dentro di noi, così come l’ansia del non essere all’altezza e la sensazione di dover dimostrare qualcosa. Sono semplici frutti della nostra mente, e non accuse che arrivano dall’esterno. Praticare la trasparenza emotiva aiuta a liberarsi dei pensieri distruttivi e logoranti e a riconsiderarci come individui con pregi e difetti, senza demonizzarci e sminuirci.

Proprio come per l’Ho’oponopono, non serve essere monaci zen per applicare la mindfulness alla vita di tutti i giorni: un passo alla volta, iniziate a mettere in discussione la vostra mente e le trappole che vi tende. Prima di quanto crediate, la negatività sarà quasi del tutto scomparsa dalle vostre giornate.

2 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *