Oliviero Toscani e il “non essere obiettivi”

Oliviero Toscani e il “non essere obiettivi”

Buonasera a tutti,

La nostra rubrica di arte purtroppo ha avuto dei contrattempi, ma ora è pronta a sfornare nuovi articoli dal mondo dell’arte. Oggi parliamo di un fotografo nostrano, famosissimo in tutto il mondo: Oliviero Toscani!

Buona lettura 🙂

 

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Per Oliviero Toscani vale lo stesso detto che utilizzai per definire Andy Warhol: o lo ami o lo odi. Non sono contemplate vie di mezzo.

In una delle sue citazioni, dice: “Esagerare è una forma di creatività che appartiene all’arte. E l’arte è l’espressione delle emozioni, esagerare fa bene, è un esercizio delle passioni, dalle quali veniamo sempre più allontanati dalla realtà analgesica in cui viviamo”.

Al momento ricopre il ruolo di giudice nel talent “Master of photography” accanto a Simon Frederick e Rut Blees Luxemburg, ma i suoi lavori sono diventati celebri in ogni angolo del globo per il loro contenuto irriverente.

Oliviero Toscani è nato a Milano nel 1942, figlio di Fedele Toscani, primo fotoreporter per il Corriere della sera, il quale si recò il 1945 a piazzale Loreto per poter fotografare i cadaveri di Benito Mussolini, Claretta Petacci e altri gerarchi fascisti. L’esperienza scolastica del giovane Oliviero non è stata delle più belle, anzi lui stesso sostiene che gli anni della scuola sono stati i più noiosi della sua vita. Era il tipico ragazzo “intelligente ma che non si applica”. Qualche tempo fa ha raccontato anche che, alla fine delle scuole elementari, il maestro consigliò alla madre di avviare il figlio ad un qualche tipo di mestiere, ad esempio il meccanico.

Ma, fortunatamente, e complice anche l’influenza del padre, Oliviero sviluppa una profonda passione per la fotografia e nel 1965 si diploma in fotografia e geografia extracontinentale alla Kunstgewerbeschule di Zurigo.

Le campagne scandalo

Da sempre attento osservatore, fin dai suoi primi lavori riesce a rappresentare e ad esprimere le caratteristiche dei tempi che corrono. In questo modo riesce a stringere importanti collaborazioni con le migliori riviste di moda come Elle, Vogue, L’Uomo Vogue, Harper’s Bazaar. Sempre con queste riviste riesce a farsi conoscere e a firmare contratti che gli faranno curare le campagne di alcuni tra i marchi di moda più importanti come Valentino, Chanel e Fiorucci, solo per citarne alcuni.

Ma la sua collaborazione più importante comincia nel 1982 con Benetton: un sodalizio che durerà fino al 2000. Con le campagne pubblicitarie curate da lui, Toscani inizia a farsi conoscere anche al grande pubblico, grazie alle provocazioni insite in ogni singola fotografia.

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Nonostante si occupasse di foto pubblicitarie, Toscani ha sempre inserito una problematica sociale, dando vita ad un tipo di fotografia del tutto nuova e innovativa dal momento che nessuno prima di lui aveva osato un connubio del genere.

Importanti sono le foto contro il razzismo e scandalose quelle che vedevano un prete ed una suora baciarsi.

Nello stesso periodo ha creato Colors, la prima rivista globale, e Fabrica, una scuola internazionale d’arte e comunicazione che ha realizzato campagne per conto delle Nazioni Unite.

Una delle foto più censurate di Toscani, riguarda quella della campagna Benetton del 1991, dove viene ritratta la neonata Giusy con il cordone ombelicale ancora da recidere: un omaggio alla vita che però non ha incontrato la benevolenza di molti.

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I temi delle sue foto toccheranno gli argomenti più disparati come la malattia oscura e insidiosa, la violenza e l’intimidazione, la mafia, l’immigrazione forzata, le catastrofi naturali.

Nel 1992, incentrata sul tema della sofferenza, Toscani ritrae David Kirby, un malato morente di Aids circondato dai familiari. Lo scatto mostra il lato terribile della malattia esibendo un corpo devastato dal virus dell’HIV.

Nel 2000 inizia la sua ultima campagna pubblicitaria, incentrata sul tema della pena di morte, ma le cose prenderanno una piega inaspettata: infatti viene accusato dallo Stato del Missouri di falso fraudolento per aver ritratto con l’inganno alcuni condannati a morte. Secondo l’accusa, chiedendo il permesso di scattare le fotografie dei candidati alla sedia elettrica, tra l’altro un elemento che ricorre nelle foto di Toscani, l’artista non avrebbe specificato ai responsabili lo scopo per cui voleva ritrarre i condannati, cioè quello di realizzare una campagna pubblicitaria. Toscani si giustificò negando il fatto che si trattasse di vera pubblicità, tematizzando invece la problematica dei valori umani e della pena di morte. Benetton decise di scusarsi con i parenti dei condannati, finendo per attrarre su di sé la disapprovazione di Toscani. A seguito di ciò la collaborazione Toscani/Benetton si interruppe.

Altra foto importante, che ha destato parecchio scandalo è stata quella per il marchio Nolita contro l’anoressia.

Toscani è sempre stato un provocatore, ha sempre espresso la sua opinione e anche politicamente è sempre stato molto chiaro, schierandosi con i Radicali di Marco Pannella e non poche sono state le cause intentategli per diffamazione.

Gli piace definirsi un “creativo sovversivo”.

 

“La vita ha senso solo se si vive “contro”. Il conformismo uccide la creatività e finisce per annientare l’uomo”.

 

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photo credits: Vittoria Perotti, Social Design, gfpexposed.blogspot.co, Fernando Diaz, fotografareindigitale.com

Giovane studentessa di storia dell'arte. Sognatrice indefessa con la passione per i libri, il teatro, il cinema in bianco e nero e i viaggi. Nel tempo libero adoro nutrirmi di storie.

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