Once Upon a Time there was… Lost!

Once Upon a Time there was… Lost!

Chiunque abbia letto qualche mio articolo sa bene che adoro l’universo delle serie tv. E chi mi conosce un pochino di più sa che la mia vita è stata totalmente segnata dalla serie tv Lost. In Lost ho trovato tutto ciò che non credevo si potesse riunire in una sola serie tv: l’adrenalina, il mistero, il destino, la lotta tra bene e male, il relativismo. C’è davvero tutto. E questo tutto mi è bastato per decretarla la più bella serie mai concepita dalla mente umana. Riassumo in breve ciò che in una vita non si potrebbe spiegare a qualcuno che non ha sperimentato il viaggio sull’Isola.

Settembre 2004, un aereo di linea, il volo Oceanic 815, precipita su un’isola deserta. I sopravvissuti cercano di arrangiarsi mentre aspettano i soccorsi.

Direi che la trama possa concludersi così, perché qualsiasi cosa detta oltre sarebbe spoiler. Ma qui ce ne freghiamo degli spoiler, visto che la mia teoria personale li decreta scaduti dopo un tempo ragionevole che può variare da un giorno a una settimana. Dunque, sembrerebbe molto Cast Away, questi quaranta superstiti vivono nella perenne attesa di qualcuno che li riporti a casa. Ma fondamentalmente loro a casa non ci torneranno mai, o meglio, ci torneranno ma quando lo faranno capiranno che quella non è casa. Che casa è l’Isola. Lost è permeato di un perenne stato di attesa, tuttavia questa attesa non è mai definita completamente come l’attesa di qualcosa di specifico. La narrazione è costituita sempre da flashback, flashforward e flash sideways, in un’atmosfera di iniziale confusione generale che poi si tramuta in qualcosa che amiamo e di cui non possiamo fare a meno. Il tema fondamentale di Lost è la ricerca di se stessi, delle proprie radici, di ciò che c’è dentro di noi.

È così che l’uomo di scienza diventa uomo di fede, che il paralitico torna a camminare, che il truffatore è l’unico in realtà di cui ci si può fidare. Lost è questo: è scoprire chi siamo nel profondo, perché liberi dalle restrizioni sociali del mondo che ci addita come fuorilegge, possiamo dimostrare di essere prima di tutto persone. Perché lontano da casa, forse, possiamo essere chi siamo realmente. Un altro aspetto interessante riguarda proprio la famiglia: ogni personaggio di Lost ha un problema con la propria famiglia, molto spesso con la figura paterna. Ricordiamo Christian Shephard, padre di Jack e di Claire, in entrambi i casi padre assente e motivo di delusione per il figlio più grande.  Lost è, in fin dei conti, uno show che si basa sulla redenzione.

L’Isola è quel posto dove tutti loro riescono a trovare se stessi, a trovare un senso alle azioni che hanno fatto in passato. Sawyer riesce a mettere fine alla sua crociata personale, John Locke non deve più stare a sentire chi gli dice cosa deve fare, Charlie, da musicista drogato, diventa un eroe. Il torturatore Sayid Jarrah si innamora di nuovo. Tutti diventano sé stessi nell’attesa di tornare a casa. Ma è quando tornano a casa che gli equilibri si rompono: John Locke muore, Sayid perde la donna per cui ha combattuto, Jack impazzisce e vuole tornare sull’Isola. Solo allora scopriamo che l’Isola altro non è che ciò che regola tutto, il bene e il male, la vita e la morte. E loro hanno un disperato bisogno di tornarci. Nel frattempo qualcuno è rimasto sull’Isola ed è tornato indietro nel tempo. Gli eventi iniziano a confondersi e Daniel Faraday ci spiega che con ogni probabilità tutte queste cose sono accadute per destino, perché c’è sempre una costante e quella costante sono loro che cadono su quell’isola. E cadendo sull’Isola non hanno solo determinato il loro futuro, ma indirettamente anche il loro passato.

L’ultima stagione, che si muove su un piano più metafisico che pratico, vede protagonisti Jacob, l’anima dell’isola e colui che la custodisce da sempre, Benjamin Linus, che ci accompagna dalla seconda stagione e che è e resterà sempre uno dei miei personaggi preferiti, e l’Isola stessa. O meglio, la non Isola. Nell’ultima stagione assistiamo alla creazione di una realtà parallela, che poi si rivelerebbe essere una sorta di limbo nel quale Desmond Hume, in veste di traghettatore, trasporta le anime dei nostri poveri ragazzi in cerca di un luogo per stare insieme di nuovo. Ora, il finale di Lost è stato il più discusso nella storia delle serie tv, non sto qui a spiegarvelo né a fare teorie su cosa stessero facendo tutti insieme in quella chiesa, anzi colgo l’occasione per dire che bisognerebbe smettere di farsi tante domande e godersi la scena per quella che è, lì sì che si piange alla grande.

Passiamo ora a Once. Qualche anno dopo Lost, anche se pare l’avessero progettata prima, Kitsis e Horowitz decidono di portare sul piccolo schermo un’altra serie televisiva e di lasciarci una piccola traccia della loro esperienza in Lost. La trama la conosciamo tutti, specie i miei lettori più assidui. Ripetiamola per sicurezza.

Mondo delle fiabe, la Regina Cattiva decide di vendicarsi su Biancaneve che si è risvegliata dopo il bacio del Principe Azzurro e manda tutti (o quasi) i personaggi delle fiabe a vivere a Storybrooke. Dopo ventotto anni arriva la figlia di Biancaneve, il cui figlio è stato adottato dalla Regina, e prova a salvarli.

Anche qui la trama principale si riassume in poche righe. Ora vorrei provare ad illustrarvi alcuni parallelismi  e complementarità che ricorrono tra le due serie.

Jack Shephard/Prince Charming: in entrambi gli show questo personaggio è un po’ il leader morale della situazione, quello che vuole fare sempre la cosa giusta anche se significherebbe tagliarsi la testa da sola. All’inizio è molto ben voluto da tutti, ma poi diventa palloso e scontato come la frutta al supermercato e non se ne può più di sentire le sue fesserie sui buoni che si comportano così e non cosà.

Sawyer/Hook: il malvivente, quello che sembrerebbe cattivo, ma che poi alla fine ha più cervello di tutti. È intelligente e furbo, ha un passato burrascoso ma solo perché qualcuno lo ha reso ciò che è. Si innamora sempre della lost girl.

Kate/Emma: la lost girl, cresciuta scappando a destra e sinistra, senza un posto fisso, finisce in prigione, non di fida di nessuno, ha le abilità di Lupin nello scassinare le porte e di Buffy nel corcare la gente di botte.

Benjamin Linus/Tremotino: il burattinaio. Colui senza il quale la storia potrebbe concludersi in due episodi. Il più furbo di tutti, reso ciò che è solo dai poteri (di leader da un lato e di Oscuro Signore dall’altro) che ha, senza i quali sarebbe un perfetto codardo e a causa dei quali ha perso qualcosa di estremamente caro a lui (per Ben è stata sua figlia Alex, uccisa davanti a lui, per Tremotino il figlio Belfire, al quale lui stesso ha preferito i propri poteri).

Dopo questo piccolo elenco di personaggi, elencherei anche il rapporto conflittuale all’interno di tutte le famiglie di Once: bambini orfani (Emma, Belfire, Pinocchio, Henry), genitori costretti a prendere decisioni difficili. Il punto in cui i due show differiscono, tuttavia, è che mentre Lost parla di redenzione (parole degli autori, non mie!) Once parla di speranza. Per loro c’è sempre speranza. I protagonisti vogliono tornare a casa e lasciare Storybrooke, l’equivalente dell’Isola, ma una volta fatto inevitabilmente tornano a Storybrooke, perché alla fine quella è casa. La lotta tra il bene e il male è un altro pilone fondamentale. Ricordate nel primo episodio di Lost quando John Lock dice che “ci sono due giocatori, uno è l’oscurità e uno è la luce”? L’ultimo episodio di Once termina con il cuore del cattivo per eccellenza che diventa completamente bianco mentre un fumo nero (altro rimando a Lost) avvolge e trasforma l’eroina. I due giocatori sono sempre loro: il bene e il male, in qualsiasi forma vogliano apparire.

Concluderei con una serie di piccoli Easter Eggs all’interno di Once, che poi tanto Easter Eggs non sono ma volevo utilizzare questa parole: i numeri maledetti di Lost (4, 8, 15, 16, 23, 42) compaiono più volte in Once, come la torre dell’orologio che è rimasta ferma per ventotto anni alle 8.15; Peter Pan che asserisce che “nessuno andrà via dall’Isola senza il suo permesso” ricorda molto Benjamin Linus; l’utilizzo della realtà alternativa nell’ultimo episodio della quarta stagione.

Per finire, ma questa è la cosa più ovvia e risaputa, ripetiamo che molti attori del cast di Lost sono stati recastati per Once:

Regina interpretava una tizia del progetto Dharma; Belle era Claire, la donna incinta precipitata con l’aereo; Scricciolo era Hugo, lo sfortunato vincitore della lotteria; il padre di Charming o meglio il padre adottivo di suo fratello gemello era lo spietato Charles Widmore; la Regina delle Nevi era Juliet, la ricercatrice dell’Isola; Zelena era Charlotte, l’antropologa precipitata sull’Isola nella terza stagione.

LOSTONCE1

Se ho dimenticato qualcosa o qualcuno chiedo venia, è veramente difficile se non impossibile approfondire in maniera sufficientemente adeguata questo universo fatto di sfaccettature e particolari che sfuggono ancor prima di essere catturati. Consiglio a tutti, vivamente, di guardare entrambe le serie.. Magari riuscirete a trovare qualche altro parallelismo che non ho trovato io!

Ventisei anni, interprete, traduttrice, appassionata di letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore e mi drogo di serie TV.

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