Perché le serie tv ci piacciono tanto

Perché le serie tv ci piacciono tanto

Dopo qualche settimana di assenza, anche io torno a scrivere. Finite le recensioni di Game of Thrones e di Once Upon a Time a dire il vero mi sono sentita un po’ come se non avessi più nulla da fare, nonostante il lavoro, e allora mi sono detta “perché non continuare ad assillare i lettori di Forelsket con i miei noiosissimi fantastici articoli sulle serie tv?”. Detto fatto, e spero che questo sia il primo di una lunga serie di riflessioni sul mondo delle serie tv, un mondo fino ad ora esplorato solo a metà.

Ci siamo mai chiesti per quale motivo, innanzitutto, la serie tv sia sempre considerata di secondo livello rispetto al grande schermo? Sebbene spesso anche i semplici film per la tv ci hanno insegnato che non basta essere al cinema per essere considerato un grande film, poca o nessuna attenzione è stata mai rivolta al mondo delle serie tv. Ma la serialità è veramente meno rispetto alla compattezza di un film? Sembrerebbe una domanda semplice, ma ogni volta che me lo sono chiesta ho passato minuti interi a cercare una risposta arrivando a generare domande da ogni risposta cui giungevo.

La serialità

Sebbene anche nell’ambito del cinema ci stiamo pian piano abituando alla serialità, essa è proprio il pilastro fondamentale che regge una, appunto, serie tv. Ma perché ci piace così tanto? Per lo stesso motivo per cui andiamo al cinema a vedere i sequel di Hunger Games o di Harry Potter, per lo stesso motivo per cui compriamo il sequel del libro di Dan Brown o della Rowling: perché ci piace sapere cosa accade dopo. Ora, mentre nel film il dopo è un dopo che copre (teoricamente) un arco temporale più ampio, nella serie tv no. Ma ci piace seguirla perché la serialità ci da una visione più completa sull’intera vicenda, e questo è il secondo punto che vorrei affrontare.

Una visione più completa

Quanti di voi, come me, si sono sentiti leggermente offesi dai crimini tagli perpetrati effettuati sui film di Harry Potter rispetto ai libri? Lo so, vi sono vicina. Potremmo piangere e lamentarci insieme, se volete, ma non cambieremo mai, purtroppo, ciò che è stato fatto dai vari registi che si sono susseguiti. Ora, potremmo immaginare la serie tv come un libro: nella sua complessità (in media almeno dieci episodi di almeno quarantacinque minuti ciascuno per un totale di almeno sei ore di narrazione) la serie tv risulta sempre più completa del film perché, avendo a disposizione maggior tempo, riesce a diluire la trama per distribuirla in un arco temporale molto più ampio di quello che ci propone il grande schermo. Non oserei immaginare, a questo punto, se traessero una serie tv dal Signore degli Anelli: diciotto stagioni da episodi di un’ora e mezza l’uno. Sorvoliamo. Molti a questo punto potrebbero, giustamente, ribadire con la storia del pubblico, dell’audience, del target e tutte queste cose per niente molto interessanti. Vi blocco subito. Se è vero che Harry Potter è un capolavoro del fantasy, stesso vale anche per il Trono di Spade. Ma per quale motivo per quest’ultimo è stata preferita una trasposizione sul piccolo schermo ad una sul grande schermo? Per i motivi, due essenzialmente, elencati finora. L’esperienza ci insegna infatti che un film, seppur di quattro ore, non sarà mai fedele ad un libro perché non riuscirà mai a trasporre completamente le piccole sfumature dei personaggi e degli eventi. Al contrario, diluire la storia in un arco di tempo maggiore, dieci ore a stagione in questo caso, ha permesso di far luce in maniera più approfondita sulle vicende che ruotano attorno al famoso e tanto agognato Trono di Spade (ovviamente con tutte le accortezze del caso, chi scrive sa che anche in quel caso gran parte della trama è stata modificata). E non si parli ora di successo: il Trono di Spade vanta un cast stellare, di attori molto preparati ed esperti, nulla da invidiare, dunque, ad un film da premio Oscar.

Detto ciò, aggiungerei qualche altro piccolo parametro che permetta di capire per quale motivo spesso e volentieri, specie ultimamente, il pubblico preferisca le serie tv al cinema. Ribadisco, come già detto, che la serie tv è l’equivalente del libro, unico o in serie. Appassionarsi ad una serie tv significa riuscire ad immergersi in quell’universo, affezionarsi ai personaggi, esplorare luoghi che poche ore di cinema non riuscirebbero a far conoscere a pieno. Per non parlare del fatto che una serie tv tira l’altra, come si suol dire. Basta guardare Lost per poi capire che gli stessi autori hanno creato Fringe e Once Upon a Time, e allora via con le teorie sulle similitudini e i riferimenti (e quell’articolo, vi giuro, che arriverà entro quest’estate). Poi nell’arco dei primi sette episodi di Once Upon a Time una fan potrebbe informarsi sulla carriera di Jamie Dornan e scoprire che non ha solo prestato il viso e qualcos’altro a Christian Grey ma è stato il fantastico serial killer di The Fall, nel quale recita al fianco di una veterana di X-Files, Gillian Anderson. Insomma, una tira l’altra. E non solo. La serialità consente di avvicinarsi direttamente ai protagonisti, di seguirli nella loro vita e nei loro ragionamenti, cosa che al cinema riesce un pochino di meno. Con ciò non voglio assolutamente sminuire la funzione del cinema (che adoro altrettanto) ma tentare di spiegare come la serie tv non debba necessariamente essere qualcosa di inferiore e di seconda scelta, bensì una validissima alternativa al film. E’ stato di fatti riscontrato che molti amanti della lettura tendono ad appassionarsi alle serie tv proprio per i motivi sopra indicati che si riassumono nei punti di serialità e visione più completa.

Concluderei, inoltre, con il fatto che data la serialità, la serie tv offre tutto il tempo per metabolizzare e farsi una propria idea sulla trama ma anche su concetti un po’ più complessi. E per chi, come me, adora il bingewatching – ovvero l’immersione totale in serie tv già terminate con conseguente visione di dieci-quindici episodi al giorno – anche in questo caso il tempo per metabolizzare non manca: si può passare da un season finale ad un season premiere con un click senza dover vivere nell’assurda ansia di mesi e mesi di astinenza.

Dopo questo piccolo articolo che sancisce l’inizio di una lunga estate fatta di serie tv, mi sento di consigliarvi qualche serie (nuova o meno nuova) da guardare e su cui torneremo nel corso dell’estate con curiosità, recensioni e articoli vari.

Wayward Pines, miniserie di dieci episodi, attualmente giunta al settimo, in cui l’agente dei servizi segreti Ethan Burke si ritrova in una città apparentemente idilliaca dove però di idilliaco non c’è un bel niente. Trama interessante, narrazione avvincente, cast validissimo: consigliata per chi non vuole impegnarsi troppo con i rompicapo delle serie tv su cui c’è molto da teorizzare, già al quinto episodio chiarisce tre quarti delle domande possibili che ci si possano fare. A fine stagione ne darò una personale recensione.

Scream. La serie tv tratta dalla serie di film cult che vedono Ghostface come assassino protagonista. Attualmente è stato trasmesso solo il series premiere e mi è sembrato una versione un po’ più trash di Pretty Little Liars (ed è tutto dire) in cui ipotizzeremo per ogni episodio chi sia l’assassino e saremo sviati nelle più svariate false piste da personaggi altamente stereotipati: il classico horror americano con gli adolescenti chiusi in casa. Consigliato a chi vuole seguire una serie nuova con la quale possa stare al passo senza correre il rischio di incappare in spoiler. La serie non è stata tuttavia ancora acquistata in Italia, quindi per ora sarà possibile guardarla solamente in lingua originale sottotitolata.

Sense8, serie da dodici episodi rilasciata completamente da Netflix. La storia è più o meno simile al predecessore Heroes (di cui, tra l’altro, a settembre arriverà uno spin-off) e ad altre serie tv del genere, parla di otto (ecco il perché del gioco di parole nel titolo) sensate che riescono a stabilire un contatto telepatico tra di loro. Ovviamente si trovano negli angoli più disparati del mondo e altrettanto ovviamente qualcuno gli sta dando la caccia. Al momento sto guardando il quarto episodio e posso dirvi che la serie vale tutte le ottime critiche che ha ricevuto: buon cast, personaggi non stereotipati (o così sembra per lo meno finora), l’entrata in gioco di un personaggio transgender (fino ad ora molto rari se non completamente assenti), molto realistico ed interessante per la varietà di accenti inglesi presenti (ovviamente se lo si guarda in lingua originale).

Pretty Little Liars. Beh, PLL è PLL. Per chi avesse seguito fino alla quinta stagione: la caccia ad A continua, una falsa pista ogni episodio, è la sagra del trash ma crea comunque dipendenza. Per chi non lo avesse mai visto: se proprio non avete nulla da fare per tutta l’estate deliziatevi con cinque stagioni che vi faranno uscire di testa.

Ventisei anni, interprete, traduttrice, appassionata di letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore e mi drogo di serie TV.

Commenti

3 Commenti
  1. posted by
    Roberto Bernabò
    Ago 14, 2015 Reply

    Curioso abbiamo scritto due articoli molto simili pur non conoscendoci affatto!
    Rob.

    • posted by
      Giulia Di Felice
      Set 3, 2015 Reply

      Mi piacerebbe leggere anche il tuo articolo, uno scambio di letture non fa mai male 🙂

  2. posted by
    Guida per la conversione alle serie tv | Forelsket
    Lug 12, 2016 Reply

    […] di leggere comunque in caso vogliate rimediare al vostro problema o in alternativa vi rimando a questo link per capire invece quale sia il nostro […]

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