La storia del pesce di ferro che sta salvando la Cambogia dall’anemia

Agli occhi di noi occidentali è semplicemente un pesce di ferro che potrebbe ricordare un souvenir o un soprammobile, ma per la Cambogia ha rappresentato una svolta epocale nella lotta contro l’anemia, una condizione clinica che affligge da sempre gran parte della popolazione.
La causa di questa generale carenza di emoglobina è la dieta locale, prevalentemente a base di riso e pesce, che non apporta le adeguate quantità di ferro nel sangue causando cali di energia e un altissimo rischio di emorragie per le donne durante il parto, che in un Paese del terzo mondo portano ad un tasso di mortalità del 90%.

pesce di ferro Il “Lucky iron fish” (letteralmente pesce di ferro fortunato) è stato una soluzione low-tech tanto semplice quanto funzionale che ha dimezzato i casi di anemia nel Paese, tanto da aggiudicarsi il premio internazionale per il design del prodotto al festival della creatività di Cannes nel 2015. Ecco la sua storia:

Il suo inventore è Christopher Charles, uno studente di medicina all’università canadese di McMaster, che nel 2008 visitò la Cambogia per un progetto di ricerca nell’ambito dei suoi studi sull’anemia. Charles realizzò ben presto quanto gli integratori di ferro avessero un prezzo proibitivo per gli abitanti locali, senza considerare i loro effetti collaterali che dissuadevano facilmente chiunque dall’assumerli ogni giorno.

L’ossessione di Charles divenne quella di trovare una soluzione al problema che fosse semplice, economica, accessibile a tutti e sostenibile per l’ambiente. Dopo aver letto un articolo sugli effetti benefici dell’utilizzo di padelle di ferro per cucinare, che trasferivano le proprietà del ferro al cibo contenuto in esse, riflettè sulla possibilità di bollire un semplice pezzo di ferro in un litro d’acqua insieme a una spruzzata di succo di limone (che aiuta l’assorbimento del ferro) per creare una sorta di bevanda da assumere durante i pasti, che avrebbe coperto il 75% di apporto giornaliero di ferro necessario. Il pezzo di ferro, poi realizzato nella forma di una barra verticale, sarebbe stato sufficiente ad abbeverare una famiglia con questa soluzione per ben cinque anni.

Tuttavia l’idea non trovò un’accoglienza calorosa tra la popolazione: Charles scoprì che i cambogiani utilizzavano la sua barra di ferro più spesso come fermaporta o come sostegno per i tavoli che per il suo proposito originale. Semplicemente, l’idea di bollire un pezzo di ferro non entusiasmava nessuno e gli venivano quindi trovati utilizzi alternativi in casa.

Un pesce portafortuna

Sebbene l’idea di Charles fosse conveniente ed efficace, il giovane medico non aveva tenuto in considerazione un fattore importantissimo nell’accoglienza di questa nuova soluzione: le emozioni umane.
L’arte del cucinare e del mangiare coinvolge aree del cervello designate al piacere, per questo teniamo molto all’aroma, alla bellezza di un piatto e ai suoi colori per apprezzarlo fino in fondo.

Quando Charles comprese che questo poteva essere il tassello mancante per il successo del suo progetto, pensò immediatamente all’idea di dare al ferro la forma di un pesce per due principali ragioni: il pesce non è soltanto una componente fondamentale della dieta cambogiana, ma è anche considerato un animale portafortuna dai locali. L’intuizione del giovane medico si rivelò esatta: dopo aver distribuito 400 pesci a cinque diverse comunità, Charles scoprì con gioia che il 90% dei destinatari lo usava regolarmente in cucina ogni giorno. Gli esami del sangue sui suoi primi utilizzatori mostrarono una diminuzione del 50% nell’incidenza dell’anemia e un aumento significativo del livelli di ferro dopo soli nove mesi.

I pesci di ferro oggi vengono prodotti direttamente dai cambogiani utilizzando del metallo che viene sottoposto a rigidi controlli di qualità. Dal 2012 è nata la Iron Fish Inc, un’azienda totalmente dedicata alla produzione dei pesci di ferro, che possono essere acquistati da chiunque nel mondo per devolvere il ricavato alla ricerca contro l’anemia. In questo video potete ascoltare la storia direttamente da Christopher Charles, l’uomo che fu in grado di unire medicina, psicologia e advertising per combattere un problema che si perpetrava da decenni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *