HO PRESO IL TRENO CHE AVEVO PERSO

HO PRESO IL TRENO CHE AVEVO PERSO

Ho preso il treno che avevo perso, quello che a detta di molti non passa una seconda volta nella vita. Pare che percorra il tragitto che avevo scartato, imboccando le strade che ˗ consapevolmente o meno ˗ avevo deciso di non intraprendere.

Ho preso il treno che avevo perso. Cerco il numero sul biglietto e finalmente mi accomodo al posto che non ho mai occupato: mi rendo conto solo in questo momento di quanto sia confortevole, così tanto confortevole che potrei dormirci per ore! Con una mano cerco di liberare la vista dal vapore del vetro appannato. Fuori è notte, ma il cielo è rischiarato dalla potenza accecante di una luce circolare: è la luna che non avevo mai visto, la luna della cui compagnia non avevo saputo godere nelle notti più serene.

Ho preso il treno che avevo perso. Ogni vagone è un amore mai vissuto, assaporato con le sole papille della mente, platonicamente ideale, ardentemente casto. Ogni porta è un bacio sfiorato, due bocche socchiuse, il suggello di un “addio” giunto prima ancora del “benvenuto”. Il bello di una passione mancata è che rimarrà per sempre meravigliosamente viva e intatta, non perderà mai quella sua tensione positiva all’infinito, sopravviverà “incompiuta” e perciò incontestabilmente perfetta: stanotte le labbra verranno saziate, il fuoco arderà senza estinguersi e le anime bruceranno senza consumarsi nella passione che le pervade.

Ho preso il treno che avevo perso. Qua viaggiano i desideri inesauditi o addirittura inespressi, i sogni mai realizzati, quelli stipati in cassetti impolverati rimasti chiusi per anni: stanotte verranno alla luce, riaccendendo la cometa della speranza spenta negli occhi di chi non può davvero più permettersi di credere ancora in qualcosa.

Ho preso il treno che avevo perso. Ogni scompartimento è un amico perduto con cui ho condiviso un tratto più o meno lungo del tragitto: stanotte potrò guardarlo finalmente negli occhi e mi aprirò a lui senza ulteriori indugi; confesserò di quanto sia stata preziosa la sua amicizia, comunque sia andata, dell’importanza di ogni singolo passo condiviso. E, poiché a questo punto ogni cosa è  senza dubbio al suo posto, aggiungerò che non rimpiango niente, perché non si può vivere di rimpianti, ma che ˗ forse ˗ potendo agire sul passato, rivedrei la mia capacità di dosare l’orgoglio, andando a ripescarlo dove ne valeva la pena per versarlo in quantità maggiori nei casi che la pena ˗ di certo ˗ non la valevano proprio.

Ho preso il treno che avevo perso. Qua viaggiano le parole mai dette, i sentimenti inespressi, ogni occasione mancata, tutto ciò che poteva essere e non è mai accaduto, tutto ciò che non doveva essere e non è mai stato. Questa è la notte del destino riscritto, la notte di luna piena in cui tutto è permesso, persino lasciare che l’immaginazione prenda il sopravvento sulla razionalità: stanotte potrò sognare un simile viaggio, stanotte potrò vivere questo stesso viaggio.

Perché ˗ Signori ˗ esiste forse uno strumento scientifico in grado di scindere il sogno dalla realtà?

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Scritto da

Myriam Spanu

Sarda di nascita, piemontese d'adozione, portoghese nell'anima, europea per vocazione, una passione sfrenata per le lingue straniere. Da sempre incline alla nostalgia, l'incontro con la cultura lusitana mi ha fatto ammalare di saudade, in una condizione irreversibile dell'anima. Mi piace pensare di vivere ubbidendo unicamente alla poesia che mi porto dentro.

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