Quello che le riusciva meglio

Quello che le riusciva meglio

Lei provò a sorridergli, perché nonostante tutto era la cosa che le riusciva meglio, contrarre qualche muscolo facciale e mostrare i denti per tranquillizzare il mondo intero, sì, stava benone, questo voleva e doveva trasmettere a tutti. Che nessuno pensasse a lei come a una vittima o ancora peggio una persona che fa del suo dolore il fulcro di ogni cosa.
Lei gli sorrise, e la cosa peggiore fu che lui si tranquillizzò davvero. Le stampò un bacio sulla fronte e la salutò come al solito, sparendo tra la folla dell’ora di punta.


Lei sorrise a tutti quel giorno, al controllore sul treno, alla signora che le chiese un’indicazione, a sua madre, ad ogni volto conosciuto e sconosciuto che incrociasse la sua strada.
Tutti ci cascavano, tutti ricambiavano, tutti pensavano sinceramente “che ragazza gentile”. E lei ne fu felice.
Fu felice che tutti apprezzassero quel suo mero esercizio muscolare, perché era davvero ciò che le riusciva meglio. Sì.
Fu felice per tutti, tranne che per lui.
Lui non avrebbe dovuto cadere in un inganno così superficiale. Lui aveva ricambiato il suo sorriso, lui aveva il sollievo stampato negli occhi. Ci era cascato, ci era cascato al primo colpo, non era andato oltre.
Non l’aveva guardata negli occhi, perché se l’avesse fatto ci avrebbe letto mille domande. Non le aveva preso le mani, altrimenti avrebbe sentito che tremavano senza sosta. Non le aveva chiesto nulla, o la sua voce rotta dai singhiozzi avrebbe subito spezzato quel sorriso falsissimo rivelando tutte le sue preoccupazioni.
Si era fatto fermare da quel che lei voleva fargli credere.


Quel giorno, mentre sorrideva al mondo intero, capì che era tutto inutile. Per lei era solo questione di allungare un po’ le labbra, per gli altri era il ritratto della felicità.
Aveva dentro un mare in tempesta, ma nessuno l’avrebbe visto se lei non l’avesse liberato.
Lui avrebbe continuato ad essere sollevato. Lei avrebbe aspettato di restare sola con sé stessa per scoppiare in lacrime.
Avrebbero continuato a raccontarsi bugie, a ingannarsi a vicenda, a fingere che andasse tutto bene solo perché così era più comodo.
Da quei falsi sorrisi, lei imparò a non sorridere più.


Avrebbe perso un po’ di amici, il mondo avrebbe pensato “che ragazza maleducata”, lui sarebbe rimasto interdetto e non avrebbe saputo cosa dirle.
Ma per la prima volta sarebbe stata lei a sentirsi incredibilmente, dannatamente sollevata.

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Scritto da

Luna Spenta

Perennemente in bilico tra vita e nostalgia. Scrivo di amore, di delusioni, di passione, e anche un po' di me.

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