Recensione Game of Thrones 8×02 – A Knight of the Seven Kingdoms

Recensione Game of Thrones 8×02 – A Knight of the Seven Kingdoms

Game of Thrones è tornato ad emozionare come non faceva da un po’. Con un episodio un po’ lento, ma non per questo brutto, e molto introspettivo, ha praticamente posto le basi per lo scontro più epico che si potesse vedere in questo show – e probabilmente in tanti altri. Siamo a Winterfell, e da qui, almeno per altri due episodi, non ci sposteremo. Appare subito chiaro che il nord sia fondamentale per lo sviluppo della storia, fin dal primo episodio della prima stagione. Il nord, Winterfell, è un po’ in realtà l’epicentro di tutto, è dove tutto è iniziato ed è dove tutto, con ogni probabilità, finirà. E finirà male. L’episodio è un susseguirsi di scene che sembrano voler rimettere a posto le situazioni che si erano create nelle scorse stagioni, in un crescendo di ansia per l’imminente battaglia che chiuderà il cerchio di una serie che va avanti quasi da dieci anni. Il fatto di posizionare la battaglia di Winterfell come evento mid-season mi ha lasciata un po’ interdetta, perché non riesco ad immaginare come possa andare dopo. Sicuramente hanno piani diversi per i pochi superstiti che rimarranno e dovranno scontrarsi con Cersei, che è rimasta al sud ad attenderli. Nonostante ciò, ho trovato in questo episodio un clima molto simile a quello precedente alla Battaglia delle Acque Nere, dove Cersei presa dalla paura e dall’angoscia del futuro, pensa di suicidarsi insieme ai suoi figli (salvo poi essere interrotta da Tywin). Il personaggio che ho amato di più in tutto l’episodio è stato Jaime, che abbiamo finalmente visto per quello che è e del quale abbiamo potuto ammirare una bellissima evoluzione nel corso delle stagioni. Jaime non è un buono, sarebbe riduttivo descriverlo così, ma non è neanche un cattivo. Non è un antagonista. È un uomo, come tutti, fatto di debolezze e di priorità che lo portano ad agire in un determinato modo, ma è anche un uomo d’onore. Quando è lontano da Cersei, Jaime diventa un uomo migliore, probabilmente proprio perché l’amore che ha per sua sorella è così forte che gli impedisce di ragionare. Ricordiamo l’uomo che ha gettato un bambino giù da una torre? In tanti si sarebbero aspettati, in questo episodio, una resa dei conti. Quindi, secondo voi, avrebbe avuto senso far viaggiare Jaime da solo fino al nord, esiliato da Cersei, verso un posto in cui tutti lo odiano e dove lui sa che lo vorrebbero morto, così, per farlo morire? Ovviamente no. L’allontanamento di Jaime da King’s Landing ha senso per diverse ragioni, prima fra tutte il voler mostrare di essere una persona che cerca di fare la cosa giusta. Sa il rischio che corre cavalcando verso nord, ma sa anche che deve avvisare tutti che sua sorella non manderà nessuno ma che, anzi, li sta aspettando per ucciderli. Sa di aver sbagliato nel passato, ma non si pente dei suoi sbagli, né fa una scenata simile a quella di Ditocorto prima di morire, ma resta a testa alta sostenendo di aver solo voluto proteggere la propria famiglia. Dopotutto, è quello che hanno fatto tutti nel corso delle stagioni, perché dargli torto? Ed è Brienne (mi ero chiesta dove fosse finita durante il primo episodio) a garantire per lui, perché è l’unica, oltre a Tyrion, a conoscere bene Jaime Lannister. Sa che tipo di uomo è, sa che lei non sarebbe viva senza di lui e probabilmente non lo sarebbe neanche Sansa, e allora garantisce per lui, per la sua permanenza nel castello, per averlo a fianco durante la battaglia. Questo ricongiungimento culmina nel momento in cui Jaime decide di nominare Brienne Cavaliere dei Sette Regni, titolo mai prima d’ora conferito ad una donna. Il volto di Brienne ripaga a tutti noi tanti anni di attese e di tristezze, ma nello stesso tempo appare come un saluto ad un personaggio che ha ormai compiuto il suo destino. Cosa che in realtà succede per molti personaggi, in questo episodio. Come Sam che dona la sua spada di famiglia a Jorah, riconoscendo di non poter combattere in prima linea, e riconoscendogli tutto il rispetto che aveva per il Comandante Mormont. Ecco, Jorah, un uomo finalmente apprezzato anche dalla stessa Daenerys nel corso dell’episodio, è un altro di quelli che secondo me non supererà la battaglia. Secondo me, due delle grandi perdite che subiremo nel terzo episodio saranno proprio Jorah e Brienne, la quale, con ogni probabilità, morirà per difendere Jaime. Il rapporto tra loro due mi è sempre piaciuto molto e l’ho sempre visto come qualcosa al di là di una semplice attrazione: c’è rispetto, grande ammirazione e forse anche un briciolo di affetto. Una cosa che, invece, non sono riuscita a mandare giù più di tanto è stato il discorso tra Jon e Daenerys. Io continuo a ritenere Jon un bel personaggio, sebbene non sia super-espressivo e dica sempre le stesse cose, ma Daenerys mi sta calando giorno dopo giorno. Mi era sempre piaciuta, sono sincera, e ho anche tifato per lei. Ricordo alla fine della sesta stagione, vederla salpare per Westeros con le sue navi e, finalmente, lo stemma dei Targaryen, mi fece piangere dalla felicità. Ma poi, anche per lei, è iniziato il vero Gioco del Trono, la competizione più forte per portare avanti un ideale non del tutto suo, ma che qualcuno aveva infilato nella sua testa. Sei l’ultima Targaryen, devi regnare. Senza un minimo di senso logico. Senza un minimo di volontà personale. Devi prendere il trono perché sì. E, come avevo immaginato, alla rivelazione di Jon non riesce a pensare ad altro se non al suo diritto sul trono. Neanche, per assurdo, ad un “dai, figo, siamo in due, nella nostra famiglia si sono sempre accoppiati tutti tra parenti, che bello non sono sola, prendiamoci il trono insieme”. No. Ha dovuto pensare che Jon volesse prevalere su di lei. Ciò significa che, nonostante le frasi dette a Sansa sull’amare Jon, Daenerys non conosce Jon, altrimenti saprebbe che lui con ogni probabilità non avrà mai pretesa sul trono, e decisamente non lo ama. Ama il fatto di essere seguita, di essere assecondata da qualcuno con un seguito più ampio del suo e che la aiuti a prendersi il Trono di Spade, ma non ama Jon Snow, o Aegon Targaryen che dir si voglia. E questo è triste. È tristissimo, perché Jon Snow è uno dei pochi (se non l’unico) personaggi buoni e giusti di tutta la serie. È il vero erede di Ned Stark, è l’unico che pensa al popolo e alla sicurezza prima che a se stesso e ai suoi titoli. Conoscendo Jon, non vorrà mai prevalere su Daenerys o su chiunque altro per il Trono. Sono quasi sicura che se dovesse finirci lui, alla fine, sceglierà qualcuno come Sansa come Hand of the King o, addirittura, potrebbe affidare a lei stessa il compito di regnare. Jon è troppo umile per voler regnare con queste pretese. E nonostante io abbia diverse teorie su chi finirà sul Trono, sono sicura che Jon arriverà alla fine. Perché non avrebbe alcun senso averlo resuscitato, se non perché fosse veramente importante. Tra l’altro, nella mia recensione sul finale della quinta stagione, dicevo di aver visto delle ali di drago formate con il sangue di Jon una volta pugnalato, e quello mi fece pensare che fosse un Targaryen. Uno a zero per me. Il fatto che Daenerys stia peggiorando giorno dopo giorno, mi porta ad aggiungere altri due scenari possibili nella mia lista di possibili finali:

  • Daenerys morirà a breve, lasciando i draghi a Jon che, in quanto Targaryen, sarà perfettamente in grado di gestirli;
  • Daenerys sarà la vera antagonista della seconda parte di stagione, una volta sconfitto il Night King, muovendo guerra a Jon e, perché no, alleandosi in qualche modo con Cersei con qualche vero patto circa la sua discendenza (ricordiamo che, a quanto pare, Daenerys non può avere figli – anche se ci credo poco – e, sempre a quanto pare, Cersei è incinta).

Ad ogni modo, sono sempre più sicura che non finirà sul Trono. E me lo ha fatto pensare anche il modo in cui il suo personaggio è passato in secondo piano rispetto a Sansa al ritorno di Theon. Ecco, Theon è un personaggio che io mai nella vita avrei perdonato. MAI. L’ho odiato e continua a non piacermi per niente, ma il suo ritorno e l’abbraccio con Sansa mi hanno veramente commossa, probabilmente era il lieto fine di cui aveva bisogno prima di tirare le cuoia nella battaglia contro gli Estranei e lasciare Yara a vedersela con Euron, anche se nessuno ci assicura che Cersei stessa non ucciderà Euron quando non le servirà più. Unico altro particolare degno di nota, sorvolando volutamente sulla scena tra Arya e Gendry e sulla bellissima canzone cantata da Podrik nella scena in cui tutti sono intorno al fuoco, è la situazione di Bran. Bran ci dice che deve restare fuori per attirare il Night King. Perché? Qual è il legame tra i due? E se è vero che non sono la stessa persona, cosa che è stata smentita, cosa c’è che li lega, che non sia semplicemente il fatto che Bran sia il depositario del sapere del passato presente e futuro? Ho come l’impressione che se i due si incontreranno, succederà qualcosa di strano alla “Hodor” per intenderci, come una sorta di loop temporale o flashback in cui avremo più spiegazioni sul Night King. Ah, e ovviamente avendo poi compiuto il suo destino, Bran ci abbandonerà anche perché è pure ora e la sua utilità, una volta sconfitto il Night King (ammesso che venga sconfitto), non è più indispensabile. Che dire, il prossimo episodio ci farà piangere. Spero. E spero che sia degno di essere, come lo hanno definito, la più grande ed epica battaglia nella storia della tv. Io ho semplicemente il terrore di sapere cosa accadrà ma allo stesso tempo non vedo l’ora che arrivi lunedì sera.

Ventisette anni, interprete, traduttrice, appassionata di viaggi e letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore, venero i ravioli cinesi e mi drogo di serie TV.

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