Recensione Game of Thrones 8×06 – The Iron Throne

Recensione Game of Thrones 8×06 – The Iron Throne

Il giorno è giunto. Stavolta per l’ultima volta. L’ultimo episodio di Game of Thrones è andato in onda questa notte e io sono qui a tirare le somme dell’episodio, della stagione e, infine, della serie stessa.

Daenerys ha conquistato King’s Landing, ceneri (e neve?) volano ovunque ricoprendo la città e facendo da cornice a quello che sembra uno scenario simil-nazista: Daenerys che si affaccia dalla scalinata della Fortezza Rossa distrutta, lo stendardo dei Targaryen, i soldati tutti in fila che la acclamano e Drogon che vola dietro di lei fino a posarsi sulle mura. Scena, a parer mio, bellissima da ogni punto di vista. Il coronamento (malato) di un sogno, ormai diventato un incubo per chiunque non sia lei.

Finalmente, di nuovo un Targaryen sul Trono di Spade, pronto a liberare il mondo dai tiranni, a spezzare la ruota dei Lord e delle Lady delle varie casate di Westeros, a liberare tutti da Winterfell a Dorne.

Ecco, per me Game of Thrones è finito in quel momento. In quella scena. Il mio finale bittersweet è Daenerys che prende il potere ma che, nello stesso tempo, è stata logorata dallo stesso a tal punto da instaurare un vero regno del terrore, con una serenità viso che poche altre volte le avevamo visto.

Assuefatta da ciò che ha conquistato, come se non fosse completamente lucida, ma allo stesso tempo fiera e soddisfatta di essere tornate lì dove avrebbe sempre voluto essere.

Avrebbero potuto proseguire giustiziando Tyrion, e perché no, anche Sansa. Sarebbe stato molto bittersweet, ma sarebbe stato bello. Perché vedere una regina cattiva che spodesta un’altra regina cattiva è proprio il simbolo di questa ruota che continua a girare, il segno che è nella natura umana il continuare a commettere gli stessi errori.

E invece no. Invece, stavolta, si è voluto strafare. Faccio un piccolo disclaimer, prima di continuare. Io sono tra quelle persone che non si è lamentata di questa ottava stagione e, no, non me ne lamenterò ora.

Mi sono lamentata del quarto episodio, perché non mi era piaciuto, e mi lamenterò di questo, perché non mi è piaciuto neanche questo.

Questo episodio era iniziato bene, davvero bene, ed è per questo che dico che per me è finito più o meno all’inizio.

Il breve regno di Daeneyrs Nata dalla Tempesta

Jon uccide Daenerys. Va benissimo, me lo aspettavo e non ne sarei mai rimasta delusa, se non fosse che è successo a metà episodio e tutto quello che ne è venuto dopo è stato gestito in maniera che non mi è affatto piaciuta.

Faccio spesso l’esempio delle storie, che si dividono in inizio, svolgimento e conclusione. Ecco, in questo episodio, hanno messo la conclusione in mezzo e tanti piccoli inizi, svolgimenti e conclusioni alla fine. Era quello di cui tutti avevamo paura, un finale veloce e sbrigativo, senza spunti di riflessione.

Dopo la morte di Daenerys, qualcuno avrebbe dovuto gestire Drogon e l’esercito, che, inevitabilmente, si sarebbero ribellati. Ebbene, dov’è stata questa ribellione? Sebbene mi abbia commossa l’immagine di Drogon che smuove Daenerys per accertarsi che sia morta (molto simile a Simba nel Re Leone) e il fatto che lui l’abbia presa e l’abbia portata via con sé, proprio non capisco perché non ha fatto nulla nei confronti di Jon.

Ora, capisco che ci hanno sempre mostrato il forte legame tra Drogon e Daeneyrs e che forse lo abbiano voluto dipingere come un essere con dei sentimenti, e questa cosa mi può anche andare bene. Potrebbe, inoltre, andarmi bene anche il fatto che sia Drogon a distruggere il Trono di Spade, come a simboleggiare che quello fosse il motivo che ha portato sua madre alla morte. Ma che poi si allontani tipo la fenice di Silente, alla morte di Daenerys, senza oggettivamente fare nulla contro chi l’ha uccisa, non mi è piaciuto.

Non dico che avrei voluto vedere Jon morire, ma almeno qualche fiammata contro qualcuno, non lo so. Mi è sembrato banale, per quanto ancora, giunta a quel punto, non mi sentivo di criticare l’episodio.

Cosa non ha funzionato

Il problema è tutto il teatrino che ne viene dopo. La scelta del nuovo re, un salotto che nemmeno il Grande Fratello. E la scelta che ricade, per cause di cui non ho ancora capito la ragione, su Bran. Bran, quello che non poteva essere Lord di Winterfell perché ormai era il Corvo a Tre Occhi. Quindi, alla fine, il suo scopo più grande, quello per cui non è morto sfracellandosi giù dalla torre nel primo episodio, era diventare Re? E lui sapeva tutto questo?

Passa un lasso di tempo indicibile e inquantificabile (un mese? Un anno?) e Tyrion semplicemente comunica a Jon che se ne deve andare al Nord così Verme Grigio è soddisfatto perché vuole giustizia per Daenerys.

Ma sul serio? Riusciamo a sbarazzarci di Drogon, che è l’unica vera minaccia, ma non riusciamo a sbarazzarci degli Immacolati e dobbiamo accontentare Verme Grigio.

Mandiamo Jon al Nord, alla Barriera in vacanza perché ormai gli Estranei non esistono più, e vissero tutti felici e contenti.

Allora a cosa è servito spiegarci che anche Jon era un Targaryen? Io ero praticamente convinta che lui diventasse Re. Ma pensavo anche che se non fosse diventato Re, probabilmente sarebbe stato per qualche ragione, non perché deve essere costretto a scontare una pena per aver salvato il culo a tutti – di nuovo.

E a cosa è servito, a questo punto, riportarlo in vita? Per uccidere Daenerys, d’accordo, ma poi basta? Non voglio parlare di profezie perché la profezia di Azor Ahai è stata pronunciata forse una volta e mezza e, a parte Melisandre, nessuno ha mai dato credito a questa cosa. Ma avrei preferito che il personaggio di Jon avesse un po’ più di rilievo nel finale.

Avevo sperato che la resurrezione di Jon avesse un senso, e non solo per gli Estranei, ma anche semplicemente per vedersi proporre il Trono alla fine. Mi va bene che Jon sia tornato al Nord, perché alla fine è lì che deve stare, perché lui, come ha detto Tormund, è un uomo libero e deve poter stare con il popolo libero, assieme a Ghost. Mi va strabene che Jon sia tornato al Nord, lo giuro. Ma non mi va bene che ci sia tornato così, da esiliato, emarginato perché ha salvato tutti.

Jon è un Targaryen, perché allora il Trono non gli è stato nemmeno proposto? Avrebbe potuto rifiutare e proporre lui di scegliere il Re per elezione. Invece la sua figura è stata relegata alla cosa più marginale che ci fosse. Non mi sento di dare ragione a chi ha criticato questa stagione fin dall’inizio, perché con un finale adeguato tutto avrebbe avuto il senso che meritava, tutto sarebbe stato coerente. La presenza di Jon Snow in questa ultima stagione, dunque, resta un grande punto interrogativo. A cosa è servito, se non ad uccidere Daenerys e ripeterle ad ogni episodio che la vedeva come la sua regina?

A cosa è servito, inoltre, Bran, che attira il Night King a lui durante la battaglia, che intima a tutti di sbrigarsi perché non c’è tempo, quando lascia perfettamente intendere di aver sempre saputo di dover diventare Re?

E a cosa è servito inserire Arya negli ultimi due episodi, se non ha combinato nulla?

Avevano detto negli ultimi anni che il finale sarebbe stato, appunto, bittersweet, dove la parte bitter a questo punto sarebbe stata un regno di terrore e per nulla diverso dai precedenti, per lo meno non in positivo, e la parte sweet il fatto che comunque Daenerys sarebbe riuscita ad arrivare incolume alla fine.

Lo avrei accettato e, anzi, mi sarebbe piaciuto veramente tanto. Non perché a me piacciano i cattivi per partito preso, non perché non mi piacciano i lieti fini, ma Game of Thrones non è mai stata una serie da lieto fine. In Game of Thrones il lieto fine stona.

Il finale che ci hanno dato, in cui Bran diventa re dei Sei Regni (e con che facilità Sansa ottiene di tenersi il Nord, mentre gli altri Lord se ne strafregano), è bitter semplicemente perché ha fatto incazzare tutti. Non li ha lasciati scontenti, perché l’essere scontento ci può stare. Dopotutto, nessun finale avrebbe accontentato tutti (cosa mai successa, basti guardare Lost, ad esempio) ma questo finale non ha un minimo di correlazione con quanto narrato nelle scorse stagioni.

Da qui si aprirà una lunghissima e prevedibilissima parentesi sulle critiche già fatte a questa stagione. Personalmente, non credo che quanto successo fino al quinto episodio non sia coerente con le stagioni precedenti. Che la qualità sia diminuita sì, lo avevo anche già detto, ma è evidente. E lo è per più fattori, anche per il fatto che il numero di personaggi sia consistentemente diminuito. Questo, secondo me, ha creato un’arma a doppio taglio per gli sceneggiatori (di cui non è mia intenzione prendere le difese), poiché hanno ritenuto erroneamente che scendendo il numero di personaggi, avrebbero potuto diminuire anche il numero di episodi, ritrovandosi così in mano una storia aggrovigliata che non hanno saputo sciogliere.

La colpa è la loro, anche se io non parlerei di colpa. Evidentemente questa era la fine che tutto doveva avere e se è vero che Martin stesso aveva svelato il finale prima ancora di finire di scrivere i libri, dichiarando da qualche parte (non ricordo dove, altrimenti metterei il link) che serie tv e romanzi avrebbero percorso strade diverse per arrivare alla medesima fine, allora possiamo solamente rassegnarci.

Non intendo sparare a zero su chi si è impegnato nel realizzare questo prodotto, un prodotto il cui finale, tirando le somme, non è piaciuto e probabilmente macchierà il ricordo che tutti ne abbiamo; un prodotto che non è mai stato perfetto, ma che ogni tanto ha avuto la presunzione di esserlo; un prodotto che, nonostante tutto, ha segnato un’importante pagina della serialità mondiale. Nonostante ciò, esprimo il mio dissenso sulle pieghe prese dalla trama negli ultimi trenta minuti.

L’ultimo episodio dell’ultima stagione di Game of Thrones ha creato un vuoto cosmico che con ogni probabilità non si riempirà mai. Una sensazione di insoddisfazione e rabbia per una serie dal potenziale così alto e conclusa in un modo così frettoloso.

Il lieto fine

Tutti hanno il proprio lieto fine. Sansa si tiene il Nord e viene incoronata con un coro che sembra volerle dare il contentino di Queen in the North; Arya parte, segue il suo spirito libero spingendosi fino alle Colonne d’Ercole di Westeros; Tyrion viene risparmiato ormai per la milionesima volta in vita sua e diventa Primo Cavaliere di Bran.

Ora, non che io volessi vedere Tyrion morto, perché è sempre stato un personaggio che mi è piaciuto tanto, ma avrei apprezzato se questo finale avesse dato il colpo di grazia a qualche personaggio importante, mentre tutti sembrano ottenere quello che hanno voluto e/o il riscatto che hanno meritato. Ma come si è giunti ad avere una pace con gli Immacolati? Chi ha deciso, e per quale motivo, di assecondarli sul destino di Jon? Che fine ha fatto Yara Greyjoy, che continua ad essere dalla parte di Daenerys e contro Jon? Ed è così normale che nessuno abbia giustiziato Jon ma si sia atteso l’incontro con i Lord dei Sette Regni?

Non avremmo mai una risposta a queste domande, perché a quanto pare due anni non sono stati sufficienti per scrivere anche un semplice sottotitolo finale sul destino di alcuni dei protagonisti.

L’unica cosa che mi è piaciuta perché mi piace pensare che abbia senso è la scena della morte di Daenerys e il richiamo alla visione che aveva avuto nella Casa degli Eterni nella seconda stagione.

Daenerys aveva visto la sala del Trono completamente distrutta e ricoperta di quella che sembrava essere cenere o neve, per poi affacciarsi dalla porta, trovarsi in una bufera di neve (Snow) e trovare una casetta dove Drogo e Rhaego l’aspettavano.

Ecco, Daenerys muore all’interno di quella stessa sala del Trono completamente distrutta e ricoperta di quella che sembrava essere cenere o neve, uccisa da Jon Snow e finita, presumibilmente, nell’aldilà dove Drogo e Rhaego la stanno aspettando. Ho voluto dargli questa interpretazione e devo dire che così, almeno la sua morte, sebbene troppo frettolosa e fredda, riesce ad acquisire un briciolo di emotività.

Oltre a questo, però, non vedo altro.

Continuo a sperare che quello che abbiamo visto fosse solo un trailer riuscito male, o che sia vera la faccenda dei più finali e che ne abbiano girati diversi per poi mandarli in onda. Ma già so che ciò resterà sempre e solo un’utopia.

La fine di un’era

Farò un rewatch di Game of Thrones non appena potrò, guarderò tutte le stagioni e mi emozionerò ancora perché non accetto il fatto che un finale deludente possa cancellare anni di episodi ben fatti e di trame avvincenti. Tuttavia, per me, Game of Thrones terminerà sempre con la morte di Daenerys. È molto più dignitoso e accettabile di tutto ciò che viene dopo.

Per tanto tempo ho creduto che Game of Thrones fosse una serie basata su una coralità di personaggi. Poi, ad un certo punto, ho capito che era la coralità a ruotare intorno a due, tre elementi, il più importante dei quali era Jon Snow. Se si poneva tutto questo accento su un povero ragazzo di apparentemente umili origini, qual era il motivo?

Per tanto ho creduto che Jon alla fine sarebbe diventato re, perché sapevo che avrebbe giocato un ruolo importantissimo. Ma poi, alla fine dei conti, cosa è successo? La sua centralità è andata persa, nuovamente, per restituire alla serie una coralità di cui, nell’ultimo episodio, non aveva assolutamente bisogno. E questo, forse, è il mio rammarico più grande.

Ho detto addio a tante serie tv, molte delle quali mi hanno a loro modo soddisfatta. Anche Once Upon A Time, alla fine, ha avuto il finale che meritava, nonostante un’ultima stagione completamente inguardabile. Ho detto addio a Lost, sono stata in grado di superarlo, sull’onda del “ci vediamo in un’altra vita, fratello”, ma ogni volta dimentico che di serie come Lost non ne esistono e non ne esisteranno nemmeno “in un’altra vita”.

Finita l’era di Game of Thrones, ora dobbiamo guardare avanti. Difficilmente ci sarà qualche altra serie che avrà la stessa risonanza a livello mediatico, sebbene esistano serie tv molto ben fatte e ma che negli ultimi anni sono state palesemente oscurate da quella che era la serie di punta della HBO. Parlo, principalmente, di The Handmaid’s Tale, Hulu, la cui terza stagione inizierà a giugno di quest’anno, e di Westoworld, HBO, destinata – parole del network – a rimpiazzare Game of Thrones sui loro palinsesti, di cui oggi è stata annunciata la terza stagione per il 2020.

Voi cosa avete pensato del finale? Vi è piaciuto?

Ventisette anni, interprete, traduttrice, appassionata di viaggi e letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore, venero i ravioli cinesi e mi drogo di serie TV.

Commenti

1 Commento
  1. posted by
    TheDarkKing92
    Mag 20, 2019 Reply

    Io parto dicendo che le risposte a questo finale ci saranno e saranno nel libro A Dream of spring. Il problema di questa stagione è stata la velocità con cui hanno fatto tutto, non approfondendo le dinamiche e l’evoluzione interiore dei personaggi. A parte questo e altre scelte senza senso ( la carica dei dothraki contro i non morti, è una delle tante ), questa stagione è stata sicuramente meglio della quinta, della sesta e della settima messe insieme, dato che avevano fatto diventare la serie una fan fiction dove i buoni vincevano e i cattivi perdevano. Di questa stagione purtroppo rimarrà il buon potenziale non sfruttato. Di Jon dico che non è stato mandato in esilio, molto probabilmente diventa il nuovo re oltre la barriera, ma giustamente spiegarlo costava molto tempo -.- la mia curiosità maggiore è sapere alla fine di tutto, cosa succederà ad Aegon, ma per quello bisognerà aspettare The Dream of spring.

Lasciaci un commento!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

PEZZIDIRICAMBIO24.it