Tempi duri per i romantici?

Una lunga attesa, accompagnata dall’hashtag #escistolibro, e alla fine Tommaso Fusari ce l’ha fatta. Ha dato vita al suo primo libro, Tempi duri per i romantici, titolo ripreso dal nome della sua pagina Facebook nata nel 2012 e che ha raggiunto, negli anni, più di trentamila followers.
Un sogno, quello di Tommaso, che diventa realtà. La sua voglia di scrivere è sempre trasparsa dai suoi post, assieme al suo talento. Il suo stile pieno di ironia permette di leggere anche i post più lunghi con una facilità disarmante, senza pesantezza.

Tempi duri per i romantici ci catapulta nella vita di Stefano, giovane romano alle prese con una vita colma di indecisione. Combattuto tra la vita che ha e la vita che vorrebbe avere, Stefano ricorda improvvisamente Alice. Alice, la bambina dai capelli rossi e dalle tante lentiggini con cui da piccolo aveva condiviso tutto: dal banco di scuola al letto nelle serate in cui i mostri erano dietro l’angolo e Alice aveva paura.

 Ma Alice è sparita: da un giorno all’altro, a dodici anni, non ne ha più avuto notizie e la sua vita è continuata così, incompleta ma senza che se ne rendesse conto. Stefano decide allora di andare alla ricerca di Alice e quello che accade non sarò di certo io a dirvelo: leggete il libro [seguono comunque spoiler]

Leggete il libro perché vi accorgerete che questa storia non è semplicemente una storia d’amore. Questa storia è la storia di come spesso per trovare noi stessi abbiamo bisogno di ritrovare qualcuno che abbiamo perso, che si è portato via un pezzetto di noi nella valigia. Tempi duri per i romantici è la storia di come la testardaggine possa portare ad avere la meglio, anche quando non sembra. E’ la storia di come le storie d’amore nascano sempre da un salto nel vuoto.

Può sembrare strano, ma leggendolo ho pensato che fosse molto più semplice identificarsi in Alice piuttosto che Stefano. Tutti abbiamo avuto un momento in cui desideravamo essere salvati. Tutti, nessuno escluso. Ma è identificarsi in Stefano il vero dilemma: saremmo in grado, tutti, di inseguire veramente una persona? Di fare un salto nel vuoto così grande? Di lasciare la nostra vita, il lavoro, per qualcuno che potenzialmente potrebbe sbatterci la porta in faccia e non volerci? La risposta, nella gran parte dei casi, sarebbe no.

Non per qualcosa in particolare, ma tutti cerchiamo sempre di trovare scuse. Di pensare che forse non ne vale la pena, anche quando effettivamente sappiamo che ne varrebbe, e anche molto. Ma non vogliamo rischiare, perché lasciare la nostra comfort zone è troppo difficile, troppo pericoloso, troppo faticoso.

Ecco che allora, secondo me, i tempi duri non sono per i romantici. I tempi duri sono per i vigliacchi, per quelli a cui non va di alzare un dito, per quelli che si lamentano ma non cambiano nulla. Per quelli che non dicono la parola giusta al momento giusto.

Perché Stefano è un romantico e a lui questo salto nel vuoto ha riservato una bellissima sorpresa, ma non poteva saperlo prima di provare. Che poi l’epilogo del libro ci mostri una situazione diversa è solo realismo: vissero per sempre felici e contenti sarebbe stato troppo banale. Non che non sia possibile, ma da un libro ci aspettiamo sempre quel qualcosa in più che a mio parere Tommaso Fusari è riuscito a darci.

Il qualcosa in più in questo caso sono riflessioni difficili da affrontare, una realtà dura, un qualcosa per cui dopo la lettura del libro non ho potuto far altro che scrivergli “io ti odio“. Perché sì, in quel momento ho odiato il suo essere maledettamente bravo, tanto da avermi lasciata lì a fissare le pagine con le lacrime agli occhi.

Ho pensato a come mi sarei sentita io se, dopo aver fatto tutto quello che ha fatto Stefano, mi fossi dovuta ritrovare ad affrontare la perdita della persona che ho cercato tanto. E lì ho capito una cosa. Ho capito che comunque, nonostante tutto, ne sarebbe valsa la pena

Se Stefano non avesse avuto il suo angolino di felicità con Alice, fosse anche solo per un giorno, probabilmente avrebbe passato una vita piena di rimpianti e di insoddisfazione. Una vita a chiedersi come sarebbe andata se. Una vita ad immaginare Alice, ad immaginare la loro vita insieme, i suoi capelli, il suo viso, i particolari che ricordava con tanta felicità.

È una sensazione di tristezza mista a felicità, quella che ti lascia Tempi duri per i romantici. Continui a ripercorrere la storia passo dopo passo anche dopo aver chiuso il libro. Continui a pensare, e magari a tornare proprio su quel passo, sperando che almeno stavolta quella macchina non passi.

L’ho letto in meno di ventiquattro ore, vuoi perché lo aspettavo da tempo, vuoi perché la trama scorre liscia e leggera. Era giugno, ero appena tornata dalla mia avventura in Asia, ero un po’ in ritardo per il libro – che è uscito a maggio – e avevo una gran fame di cibo italiano. Ecco, non leggetelo se siete a stomaco vuoto e se vi piace mangiare. Perché io sono partita da casa per andarmi a cercare un Trapizzino, a fine libro. Perché la mattina seguente sentivo l’odore di biscotti al burro ovunque. Vi metterà una gran fame.

Ma proprio per questo è un libro da divorare, una storia in cui entrare in punta di piedi mentre facciamo il tifo per Stefano e speriamo che possa avere finalmente ciò che merita. Perché, per fortuna, per i romantici non sono sempre tempi così duri.

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