Voglio raccontarti di me

Voglio raccontarti di me

Oggi voglio raccontarti di me.
Non di noi e di quel che eravamo, non del modo in cui manchi, non di come mi addormento ogni sera senza la tua spalla su cui appoggiarmi.
Solo di me, me contro il resto del mondo.

Voglio raccontarti del portafogli che ho perso, del diario che ho smesso di scrivere e del terrore di non riuscire più a sognare.
Voglio raccontarti di come quest’anno ho provato ad essere forte, seducente, coraggiosa, determinata, autosufficiente, indipendente, pragmatica, concentrata, entusiasta. Ho provato mille aggettivi per vedere come mi stavano addosso, e dopo aver tentato in tutti i modi di rimodellarmi per entrarci alla perfezione ho capito che era molto più semplice adattare loro a me.
Ora le qualità mi si appiccicano addosso disordinatamente, e diventano anche un po’ difetti, un po’ stranezze condite da qualche tic e paranoia. Ma sono comunque quelle che mi fanno sorridere davanti allo specchio e intravedere un barlume di speranza dietro le occhiaie che raccontano le mie nevrosi.

Voglio scriverti di quella giornata come mille altre in cui ho preso a calci una lattina vuota inseguendola in ogni vicolo e pertugio, allungando il tragitto, perdendo un treno e forse un po’ di dignità. Eppure lo ricordo come uno dei momenti più spensierati di tutto l’anno.
Di come ho parlato con uno sconosciuto in autobus. Senza arrossire e senza sudare, giusto mangiandomi qualche parola qua e là. Ancora oggi ho una piccola iniezione di adrenalina quando ci ripenso. Mi sono arresa al fatto che la mia timidezza non cambierà mai, e questa consapevolezza mi ha insegnato anche un po’ ad amarla.

Ho scoperto di avere un talento naturale nei falsi sorrisi e di riuscire senza sforzi a convincere il mondo intero che sto bene anche quando mi sento a pezzi. Ho scoperto di saper ridere di gusto a battute molto tristi, e che alle persone basta un complimento di circostanza per sentirsi più appagate e meno sole.
Ho cantato tanto, forte, in macchina, sotto la doccia, per strada, spessissimo nella mia testa. Ho deciso di non voler perdere la musica, di non essere disposta a rinunciare a lei nelle mie giornate.

Mi sono annoiata a morte ad una festa e mi sono divertita esageratamente davanti a un vecchio film, un sabato sera a casa da sola.
Ho iniziato qualche libro e preso qualche aereo. Mi sono ripromessa per la millesima volta di imparare a suonare la chitarra, e ho sempre rimandato. Ho pensato e ripensato a come cambiare il mondo, senza arrivare neppure a capire come cambiare il mio taglio di capelli.

Ho pianto per l’umanità, per la prima volta in vita mia. Ho pianto per chi non c’è più, per il male che infesta questo pianeta, e mi sono sentita parte di qualcosa di molto più grande di me.
Ho avuto paura, tanta, tantissima, ho perso il sonno per rimuginare su tragedie che non ho ancora compreso fino in fondo.

Ho iniziato ad ascoltare i racconti altrui, non più per mitigare la mia inadeguatezza, ma finalmente per capire e discutere altri punti di vista.

Quest’anno non è successo nulla di particolare nella mia vita, e al contempo è stato l’anno più indimenticabile di sempre.
Perché sono rimasta sola con me, mi sono consolata, tenuta compagnia, odiata, compatita e incoraggiata.
E ho iniziato ad innamorarmi della persona che sono.

Volevo solo raccontarti questo.
Raccontarti di me, e finalmente darmi un po’ di spazio, dopo che ti sei preso troppe parole che avrei potuto dedicarmi.
La mia più grande vittoria, ripensando a noi, è riuscire a capire cosa amavi tanto di me, anziché piangere su quel che hai odiato solo per un minuto.

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Scritto da

Luna Spenta

Perennemente in bilico tra vita e nostalgia. Scrivo di amore, di delusioni, di passione, e anche un po' di me.

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