Wayward Pines: una serie da vedere

Wayward Pines: una serie da vedere

Buongiorno telefili come me, come procede la vostra estate? Se anche voi non siete affatto tristi dell’avvicinarsi di settembre (ah, solo noi possiamo capire la bellezza che comporta questo mese per i nostri palinsesti personali) ma anzi state fremendo nell’attesa che riprenda Once, che inizi Heroes Reborn, che si abbiano notizie su una nuova stagione di The Fall… Bene, ora vi terrò un po’ di compagnia recensendo una serie che è andata in onda da maggio a luglio e che ha lasciato un po’ tutti gli spettatori con una sensazione mista di incompletezza e spaesatezza (si può dire? Word me lo sottolinea di rosso..). La serie è tratta da una serie di libri scritta da Blake Crouch e sembra ricordare vagamente serie tv come Twin Peaks e Under the Dome, ma con qualche piccola differenza.

Ethan Burke, agente dei servizi segreti americani, è alla ricerca di due suoi colleghi scomparsi. Un giorno mentre è in macchina, sempre alla ricerca di tali colleghi, ha un incidente e si risveglia in un ospedale. In questo ospedale ci sono solo lui e un’infermiera inquietante quasi quanto il season finale di Pretty Little Liars che lo convince di avere un ematoma al cervello e che deve sottoporsi ad un intervento. Lui, che è un agente dei servizi segreti, capisce che effettivamente c’è qualcosa che non va se questa tizia non gli rida il cellulare, non gli fa chiamare casa, non gli dice dove si trova né come sia finito lì. Incontra anche un dottore, un omino piccolo e buffo, che gli parla con fare criptico. Quindi, pervaso dal suo istinto di sopravvivenza scappa dall’ospedale per ritrovarsi in una città che a primo impatto sembra un mix tra la città degli Altri in Lost e Storybrooke, dove tutti però ti guardano in modo un pochino più inquietante: Wayward Pines. Ora, l’espediente della città maledetta dove gli abitanti sembrano perennemente drogati è vecchio quanto Tremotino, ma questa serie sembra farne, a partire dal quinto episodio, qualcosa di diverso ed eccitante. I produttori, tra cui M. Night Shyamalan che ricorderete per film come Il Sesto Senso e The Village, hanno pensato che rivelare nel quinto episodio la verità su quella cittadina potesse essere una buona mossa. NI. Il mistero rivelato è grande, è interessante e originale, seppur poco credibile e realistico, ma d’altronde è una serie di fantascienza quindi tutto è concesso. Il risultato è stato purtroppo un appiattimento degli episodi successivi che terminano in un finale più realistico di tutto il resto della serie tv. Torniamo alla narrazione e mettiamo dunque i pezzi insieme.

Per chi non avesse seguito la serie, qui iniziano gli spoiler.

Mentre Ethan cerca di capire dove diamine è finito, sua moglie lo cerca disperatamente e non riuscendo a trovarlo si mette sulle sue tracce cercando di coinvolgere anche il capo di suo marito. Quest’ultimo, tuttavia, appare fin dal primo episodio come un tizio abbastanza losco: lo vediamo infatti confabulare con un uomo che gli dice che “tutto è iniziato e non si può fermare”. Fatalità vuole che avevamo visto quell’uomo visitare Ethan proprio due minuti prima nella bellissima località di Wayward Pines. Chi è quell’uomo? Cosa è iniziato? Cos’è Wayward Pines? Una specie di esperimento sociologico? Una specie di The Thruman Show? Ethan continua a non aver notizie della sua famiglia, e sua moglie continua a non scoprire nulla finché, nella ricerca, anche lei e suo figlio hanno un incidente e magicamente si risvegliano anche loro a Wayward Pines. Fosse una realtà parallela? Ethan, in questa città, ritrova anche la sua famosa collega che sembra vivere una vita felice e non ricordarsi di lui. La famiglia si riunisce e il Grande Fratello che osserva Wayward Pines e decide le vite di tutti gli abitanti, assegna anche alla famiglia Burke un posto nella società: lui, dopo aver ucciso lo sceriffo, prende inaspettatamente il suo posto; lei diventa agente immobiliare; il figlio va a scuola, una scuola che mette ansia solo a guardarla. Ed è proprio durante il suo primo giorno di scuola che l’insegnante, una ipnoterapeuta, gli racconta la verità: si trovano duemila anni nel futuro, sono stati tutti congelati e poi scongelati per ricominciare a vivere nell’unica città rimasta al mondo, all’esterno della quale si muovono pericolosi mutanti in grado di uccidere tutti.

Ok, buoni tutti, qui ci ho messo un po’ a riprendermi. Dunque era questo ciò che era iniziato. Ethan dopo l’incidente è stato congelato. E anche sua moglie, dopo pochi giorni, per renderla partecipe dell’esperimento prima che scoprisse qualcosa. E anche i colleghi di Ethan. Tutto molto chiaro in effetti, magari avessimo risposte così soddisfacenti anche in altre serie tv.

Anche Ethan scopre tutto, e scopre che quell’uomo che abbiamo visto ad inizio serie altri non è se non lo scienziato che ha ideato tutto e che gli racconta la seconda grande verità: nessuno deve sapere niente, altrimenti le conseguenze sarebbero catastrofiche. Così facendo, per tenere gli adulti all’oscuro e dare alla cosidetta prima generazione modo di essere gli unici a conoscenza della realtà, lo scienziato David Pilcher ha inavvertitamente conferito ad un gruppo di ragazzi poco più che adolescenti il potere di decidere della vita altrui, di coloro che, adulti, cercano di capire cosa stia succedendo. Ethan decide di rendere pubblica la scoperta, e tra lotte e disastri, la serie termina con il reale sopravvento della dittatura della prima generazione sul resto della popolazione, simbolo che l’uomo cambia, forse, ma non troppo. Anche a distanza di duemila anni il mondo è sempre lo stesso: sono sempre i potenti a conoscere la verità e ad usarla come strumento per manovrare le vite degli altri. Il finale di Wayward Pines, che ha lasciato delusione in molti spettatori, è un finale attento ai dettagli, che lascia l’amaro in bocca e non racconta la favola del vissero tutti felici e contenti; è un finale reale che ci ricorda che continueremo sempre a commettere gli stessi errori e che la sete di potere sarà sempre la rovina dell’uomo, qualsiasi siano le condizioni in cui egli viva.

Ho apprezzato questa serie, di cui vi ho raccontato poco più che un 10%. Anzi fondamentalmente non vi ho proprio raccontato nulla, perché alcuni aspetti (come i buchi temporali) di questa serie meriterebbero una sezione a parte, ma io non sono qui per questo. Io sono qui per farvela piacere, non per analizzarla, quindi questa è la trama a grandi linee, ora aspetto i vostri commenti. All’interno della narrazione troviamo personaggi con grande spessore capaci di stupirci abilmente con le loro emozioni, troviamo un intreccio molto più complicato di quello che ho descritto, troviamo dunque il vero motivo per guardare e seguire questa serie di cui, ahimé, vi ho anche spoilerato il finale.

Consigliata per chi ama il mistero e la fantascienza, un po’ meno per quelli che sperano perennemente nei colpi di scena. Non è troppo impegnativa ma nemmeno da prendere troppo alla leggera: un connubio perfetto tra relax e concentrazione mentale.

Potete acquistare il DVD cliccando qui:

Vi lascio con questa piccola recensione, e ricordate che tra ventinove giorni ritorna Once e con esso le mie puntuali recensioni!

Scritto da

Giulia Di Felice

Ventisei anni, interprete, traduttrice, appassionata di letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore e mi drogo di serie TV.

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