Westworld, un grande inizio.

Westworld, un grande inizio.

È finalmente approdata sui nostri schermi, o più precisamente su quelli della HBO, una serie di cui durante l’estate abbiamo sentito spesso parlare: Westworld.

Remake di un film del 1973, Il mondo dei robot, Westworld presenta nel pilot degli elementi d’eccezione. Dall’eccellenza del cast, che vede tra i protagonisti Anthony Hopkins, alla regia visionaria di Jonathan Nolan (fratello minore di Christopher). Dall’immancabile partecipazione di uno dei migliori produttori esecutivi nell’universo delle serie tv, J.J. Abrams, a una sigla bella da far paura composta da Ramin Djawadi (compositore della sigla di Game of Thrones).

Fin dal primissimo trailer, l’ambientazione di Westworld ha lasciato tutti un po’ spiazzati: far west o futuro? Dove siamo realmente? Ed è così, con questo quesito, che si apre la serie. Con una frase un po’ criptica

Bring her back online

Che non lascia perfettamente intuire cosa stia succedendo. Una giovane, Dolores, interpretata da Evan Rachel Wood, che parla con qualcuno e il discorso si fa sempre più astratto e meno comprensibile.

Si trova in un sogno, ha paura. Paura di cosa esattamente? Non lo capiamo, almeno fino a fine episodio. Ma perché, se si trova in un sogno, qualcuno le parla? E perché viene detto di accenderla quando, in fin dei conti, è una persona a parlare?

Poi, un’altra domanda. Forse la più cruciale per capire di cosa stiamo parlando, per capire in che mondo ci stiamo addentrando.

Have you ever question the nature of your reality?

Dopo questa domanda si ha la matematica certezza che Westworld non sarà mai una serie tv come tutte le altre. Si ha la certezza che questo show esplorerà qualcosa di completamente nuovo, che forse abbiamo potuto assaporare in Lost senza però avere la possibilità di entrarvi completamente. Westworld, come in molti stanno sostenendo in questi giorni, ha le carte in regola per essere l’anello di congiunzione tra cinema e televisione, tra grande e piccolo schermo. E sebbene questa rivoluzione sia iniziata anni fa e stia procedendo attraverso eccellenze come Game of Thrones (prodotta dallo stesso network), è con Westworld che, ad oggi, si potrebbe avere una svolta.

Tutto questo, ovviamente, per via di molti fattori che confluiscono assieme nel prodotto tra cui il cast, la regia, la produzione, la colonna sonora e, last but not least, la trama.

Che cos’è Westworld? Non lo capiamo fino a fine episodio. Anzi, a dire il vero non lo capiamo completamente, ma ce ne facciamo un’idea.

Westworld è un parco a tema. Un grottesco e distopico parco a tema popolato da umanoidi. La stessa Dolores, altro non è che un umanoide. Uno di quei corpi nudi che vediamo sedere impassibili all’interno delle tante stanze dalle pareti di vetro, dall’aria futuristica. Sono tutti dei robot. Robot molto ben elaborati, tanto che apprendiamo che grazie al loro ultimo aggiornamento qualcosa è andato storto.

A seguito del loro ultimo aggiornamento, questi umanoidi sembrano aver pensieri propri ed iniziano a mettere in discussione le storyline create per loro dai loro programmatori. E così, se Dolores ogni mattina si svegliava e salutava suo padre nel portico di casa, un bel giorno suo padre le dice di scappare, perché lì non è al sicuro, perché inizia a sospettare che ci sia qualcosa.

Ma cosa potrebbe esserci, dal momento che tutti loro non sono mai usciti dalle storyline creati per loro?

Apprendiamo che prima di Westworld, il parco aveva avuto altre tematiche e che Dolores era l’attrazione principale già da allora, nonostante abbia le fattezze di una giovane donna. Ma, se questi umanoidi sono sempre stati lì e sono sempre stati programmati per muoversi all’interno di trame create appositamente per loro, perché iniziare a comportarsi diversamente?

Cosa c’è stato, nell’ultimo aggiornamento, che ha avvicinato in maniera così incredibile la scienza alla creazione di un vero e proprio essere umano dotato di sentimenti e di sensazioni? I robot del parco, a parte per qualche piantarello prontamente programmato per loro, non sono in grado di provare emozioni in maniera spontanea. Ne è la prova la mosca, costantemente presente nell’episodio, che dapprima non infastidisce i protagonisti, proprio perché robot, ma a fine episodio viene schiacciata da Dolores.

Westworld è un parco, insomma, e come tale ha dei visitatori. Visitatori che entrandovi acquistano delle trame preconfezionate e si ritrovato protagonisti di scenari di ogni genere. Chissà perché, però, tutti i visitatori provano piacere nel distruggere ogni cosa. Tutti i visitatori, muniti delle dovute armi, non fanno altro che uccidere, razziare, alla ricerca dei piaceri più strani.

Il titolo italiano della serie, infatti, ha subito una piccola aggiunta: Westworld – dove tutto è concesso. Tutti gli umanoidi di Westworld sono lì, dunque, per consentire agli esseri umani di dare sfogo alle loro più perverse fantasie. Insomma, ci sarebbe così tanto da fare all’interno di un parco tematico, e invece tutti vi entrano solo per sentirsi padroni di fare del male a chi si trovano davanti e questi umanoidi sono costretti a rivivere ogni giorno la stessa giornata, con le stesse battute, salvo poi l’intrusione di qualche visitatore, o newcommer.

Ora, tutta questa faccenda, personalmente, mi fa riflettere. Mi fa riflettere il fatto che venga rappresentato, come bisogno primario dell’essere umano, il bisogno di uccidere. Il sadismo presente nelle varie scene non ha limiti: dal visitatore che ogni giorno approfitta di una trama di versa per uccidere personaggi diversi, a chi volendosi improvvisare eroe chiede poi la foto con il cadavere del bandito ucciso. Quello che viene rappresentato, a mio parere, è il macabro desiderio di ferire chi è più debole, chi non può difendersi e quello che verrà portato alla ribalta sarà proprio, secondo me, la capacità di questi indifesi di poter fare qualcosa.

Ovviamente si parla di umanoidi, di robot, come se si parlasse di bambole, quindi è ovvio che non sto dicendo che si tratti di violenza vera e propria. Il problema sta nel fatto che questo tipo di violenza rappresenti, secondo il mio parere, quella che tutti i giorni siamo abituati a vedere in giro ai danni di chi ha meno mezzi  per potersi difendere o ne è quasi totalmente sprovvisto.

In questa cornice si inserisce poi il tema della coscienza artificiale, che resta un tema dibattuto e che fa quasi paura.

Può un robot  provare emozioni? Fino a che punto un umanoide può essere definito umano? Senza contare, poi, che gli abitanti di Westworld hanno fattezze completamente umane, come ricorda il Dr. Ford che racconta quanto i loro studi per creare robot sempre più uguali agli esseri umani siano stati ardui.

L’intero show, dunque, si muoverà su alcune delle domande più inquietanti di sempre spingendosi fino ai confini della realtà. Ci chiederemo più volte quale sia la realtà, insieme a Dolores, e con lei e gli altri cercheremo di imparare a provare emozioni, forse più di quanto ne siano veramente capaci gli esseri umani. E, alla fine, chissà, magari avremo anche qualche bel colpo di scena che stravolgerà tutto.

Che dire, quindi? Westworld sembra, ad oggi, con il solo pilot a disposizione, un prodotto con tutte le carte in regola per entrare nella storia. Un prodotto che, per la HBO, andrà a sostituire Game of Thones, che, ahimé, tra due anni terminerà.

Quindi, se non lo avete visto, guardate Westworld. Guardatelo, piangete pensando che un giorno prenderà il posto del nostro amato GOT, ma poi, per favore, innamoratevene.

Per tutti gli appassionati, poi, potete continuare a seguirmi sulla mia pagina Facebook e su Twitter @FB_Telefilia per tante altre curiosità!

Ventisette anni, interprete, traduttrice, appassionata di viaggi e letteratura e con il sogno nel cassetto di diventare scrittrice. Nel frattempo scrivo racconti nell'attesa dell'ispirazione per creare qualcosa di migliore, venero i ravioli cinesi e mi drogo di serie TV.

Lasciaci un commento!

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *