The Fall: un finale di serie coerente

L‘avevo descritta come una delle serie più interessanti che avessi mai visto, e qualche mese fa si è conclusa definitivamente con un finale amaro.

Mi dispiace aver aspettato tanto per recensirla, ma era come se non volessi lasciar andare una serie che mi ha lasciata per qualche anno con il fiato sospeso.

La terza stagione di The Fall è stata diversa dalle precedenti. Mentre la prima stagione ci aveva fatto vedere cosa faceva Paul Spector, mentre la seconda ci aveva fatto sapere come Paul Spector facesse tutto ciò, è nella terza che scopriamo, più o meno, chi è Paul Spector.

Paul sopravvive alla sparatoria che avviene nel finale della seconda stagione. Dopo un lungo intervento si risveglia ma, sopresa, ha dimenticato chi è.

La sua memoria sembra aver rimosso tutto dal 2002 in poi, non ricordando nulla degli omicidi perpetrati negli ultimi anni, per i quali era finito in custodia della polizia.

Una stagione di sei episodi basati sulla ricerca di chi fosse Paul prima di diventare lo spietato strangolatore di Belfast. Un bambino orfano e triste che era finito in una casa famiglia in cui aveva subito abusi inimmaginabili. Una stagione basata sulle conseguenze degli atti di Paul su di lui e sulla sua famiglia, ormai distrutta.

Ecco chi è Paul Spector. Tutto ciò non ci porta, ovviamente, a giustificare le sue azioni ma ci rende in grado di capirle. È tutto un riflesso condizionato da ciò che ha vissuto da piccolo.

Una stagione, la terza, che si conclude in modo drammatico lasciandoci una grande domanda: Paul Spector, per tutta la stagione, ha finto o è stato sincero?

Il Paul che abbiamo conosciuto nelle prime due stagioni amava i suoi figli e fingere di dimenticarli, solo per pura strategia, non sembrerebbe da lui. D’altra parte, è strano che nel momento in cui Stella incalza con le domande circa la sua perdita di memoria, Paul sia improvvisamente così adirato con lei al punto da picchiarla.

Il punto è: è stata tutta una messa in scena, tutta una mossa premeditata per fuggire alla prigione sapendo raggirare tutti come solo una mente contorta sa fare? O invece il tragico, seppur immaginabile, epilogo della serie è stato un esito non premeditato?

Non lo sapremo mai. Uccidendosi, Paul Spector porta via con se tutte le risposte, concludendo così una delle serie tv più introspettive degli ultimi anni. Siamo entrati nella mente di Paul, nella mente di un serial killer malato, che ci ha ammaliato con un comportamento pauroso e accattivante allo stesso tempo.

The Fall si è concluso con una stagione un po’ lenta, sì, ma che gli ha regalato un finale quasi del tutto perfetto. Il finale è aperto, le risposte che si possono dare sono molteplici, le interpretazioni pure. L’unica cosa certa è che Paul Spector aveva una personalità disturbata.

Il finale della terza è stato difficile da mandare giù ma coerente con i personaggi e la storia, oserei quasi dire che sia stato perfettamente amaro.

Posso dirmi soddisfatta di questa conclusione, anche se ad essere sincera mi sarebbe piaciuto che ci fosse più azione fin dall’inizio.

I due protagonisti si “completano” a vicenda, confermando di essere quasi uno l’alter ego dell’altro. Tralasciando Gillian Anderson, la cui bravura era già nota, ho trovato l’interpretazione di Jamie Dornan decisamente sopra le righe. Non è l’attore che il mondo prova a sottovalutare perché interpreta Christian Grey. È bravo, espressivo, intrigante (oltre poi ad essere bello ma questo passa in secondo piano rispetto alla bravura, secondo me). Interpretare un pazzo assassino non è semplice, ma farlo dicendo sì e no venti battute in tutta la stagione richiede un’estrema bravura.

Ed è proprio per la sua capacità di interpretare un ruolo così complesso, che la terza stagione assume un fascino singolare. Qualsiasi chiave di lettura si voglia utilizzare, infatti, dipende da come si interpreti ciò che lui fa/dice nei primi episodi.

Dunque, un finale amaro, un finale triste, un finale coerente con la serie stessa. Nessuno si sarebbe aspettato di veder Paul Spector evadere dalla prigione, scampare al proprio destino e continuare la sua vita. Sarebbe stato poco realistico e avrebbe raso al suolo tutta la componente psicologica ed emotiva attorno a cui la serie ruotava.

Che dire, quando arriva il momento di salutare qualcosa che ci è piaciuto tanto siamo tutti un po’ tristi, ma per fortuna lo streaming è dalla nostra parte (e in UK, Netflix lo è ancora di più dato che il catalogo NetflixUK annovera anche The Fall) e una seconda maratona non può negarcela nessuno, soprattutto se fatta con lo spirito critico di chi vuole analizzare i vari passaggi della serie.

A tal proposito, proprio riguardando gli episodi più volte in attesa della terza stagione, l’anno scorso, ho deciso di fare un viaggio a Belfast e, ad oggi, posso dire che sia una delle città più belle che abbia visitato. Susy ne parla qui, dunque se vi piace viaggiare, potreste farci un pensierino!

 

 

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